Cos’è la brand identity

Cos’è la brand identity

Nel lavoro sulla propria strategia di marketing se si è agli inizi, l’impostazione dell’identità di brand è la prima cosa su cui viene suggerito di lavorare.
Diciamo che il lavoro sulla propria brand identity si può dividere in due parti:

  1. Messa a fuoco della propria identità con il branding (mission, vision, valori, pubblico a cui ci rivolgiamo, posizionamento) che possiamo considerare un lavoro più strategico;
  2. Creazione degli elementi visivi e verbali che comunichino efficacemente la nostra identità al mondo, che è una parte di lavoro che da più spazio alla creatività.

Jean-Nöel Kapferer in “The New Strategic Brand Management” ha ideato un modello  (Prisma dell’identità di marca) tra i più conosciuti come riferimento per le caratteristiche che deve avere una buona brand identity.

Il prisma dell'identità di marca o brand identity è detto anche Prisma di Kapferer ed è uno strumento molto utile per definire un'immagine di brand forte
Prisma dell’identità di marca

Caratteristiche fisiche: tutti gli elementi visibili del brand.
Logo, palette colori, immagine coordinata, packaging prodotti

Relazione: sistema di valori e scambi intangibili che il brand crea con il proprio pubblico.
Quello che di solito definiamo come “quel qualcosa in più”, il valore aggiunto che diamo col nostro lavoro.

Riflesso: il tipo di target che si associa a quel brand.
Ciò che lo caratterizza e l’effetto (positivo) che il prodotto o servizio offerto dal brand danno a chi lo sceglie. Come si sente dopo averlo scelto.

Personalità: il carattere del brand, proprio come se fosse una persona. Tutte le caratteristiche distintive del brand in termini di personalità.

Universo culturale: è l’insieme dei valori che sostengono il brand e di cui è l’espressione. Ciò in cui il brand crede che la renderà durevole nel tempo.

Rappresentazione: la percezione interiore del pubblico di riferimento.
L’immagine che ha di se stesso e del brand. Dei valori condivisi, del perché si riconosce in quel brand e del perché, lo sceglie.

Comunicare la propria identità

Gli elementi distintivi su cui si lavora quando si lavora sulla propria brand identity sono fondamentalmente di tue tipi:

  • Elementi visivi: logo design e immagine coordinata
  • Elementi testuali: tono di voce del brand

Da che parte si comincia a dare una forma visiva e verbale alla nostra brand identity?

Io penso che la prima cosa che serva mettere in chiaro sia il mood, lo stato d’animo che vogliamo innescare nel nostro interlocutore.
E per farlo il modo migliore e lavorare con la creatività.

Creare la moodboard

La moodboard è letteralmente una “bacheca dell’umore”.
Raccoglie ed esprime tramite le immagini, luci, colori, parole chiave che vi inseriamo quello che sarà il carattere del nostro brand.
Percezioni, sensazioni, empatia e sentimenti che deve provocare nel nostro pubblico di riferimento.

Il modo migliore per raccogliere questo mood è attraverso le immagini, evocative di sentimenti ed emozioni che risuonano con l’identità che stiamo mettendo a fuoco.
Ma anche suoni, atmosfere e luci che possono essere catturate con dei video.
Parole che risuonano con il nostro brand e che ci aiutano a creare un legame empatico con il nostro pubblico.

Lo strumento che preferisco, oltre alla carta vera e propria, è Pinterest.
Pinterest è un motore di ricerca visuale. Raccoglie contenuti (soprattutto immagini) in bacheche completamente personalizzabili che possiamo ritrovare sul nostro profilo e crea una versione digitale di una vera e propria moodboard.
Il punto forte di questo enorme motore di ricerca sono le associazioni tra immagini che ti propone l’algoritmo di Pinterest.
A differenza di ogni altro strumento online, Pinterest è in grado di suggerirti delle immagini che siano strettamente connesse a livello visivo, di stile, d’autore e di mood dell’immagine di partenza o della parola chiave che hai digitato nella barra di ricerca. Provare per credere.

Le bacheche di Pinterest sono degli strumenti utili per mettere a fuoco quella che vogliamo diventi la personalità del nostro brand e la sua identità
Esempio di bacheca Pinterest

Lo step successivo è passare dal digitale al fisico.
Raccolgo le immagini “migliori”, gli elementi distintivi che voglio includere nella moodboard e stampo. Come facessi un collage, creo così la moodboard per il brand.
Più di ogni altra parola, la moodboard è in grado di trasmettere in modo immediato il tipo di carattere e la personalità oltre che le sensazioni che vogliamo trasmettere col nostro brand al nostro pubblico.

Brand Identity: Fai da te vs Affidarsi ai professionisti

Come si suol dire “C’è una sola occasione per fare una buona impressione”.
Ecco perché il modo con cui ci presentiamo al mondo è importante. Perciò la cosa migliore è quella di affidarsi a dei professionisti, che sappiano maneggiare con esperienza forme, colori e parole nel modo migliore e che possano lavorare per te alla creazione di una brand identity coi fiocchi.

Ma nel frattempo, prima di rivolgersi ad un professionista, cosa possiamo fare per iniziare a mettere le basi della nostra brand identity?

  1. COLORI
    Fatta la moodboard sarà più facile individuare una palette di colori che emergono dalle immagini scelte. Selezionali con attenzione, anche tenendo presente che ogni colore porta con sé una serie di caratteristiche che poi potranno influire su tutta la tua comunicazione.
    Ad esempio, colori caldi e colori freddi. Domandati perché scegliere uno o l’altro colore. E se ti serve una mano per approfondire l’argomento, puoi dare un’occhiata a questo o questo libro, molto valido per farsi un’idea di che cosa sia la psicologia del colore.
    Altro piccolo consiglio pratico: quando individui i coloro per la tua palette pensa sempre al loro utilizzo assieme. Ad esempio è buona norma scegliere almeno un tono chiaro e un tono scuro per la scrittura su fondi chiari o scuri.
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  2. PAROLE E ARGOMENTI
    Un’altra cosa che a questo punto potrebbe esserti più chiara sono le parole e la personalità che vuoi dare al tuo brand. Con che tipo di voce vuoi parlare al tuo pubblico, che tipo di parole vuoi che siano associate alla tua identità.
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    • Inizia con l’elencarle e tienile presente quando scrivi. Non solo i testi per il web, ma anche quando rispondi al telefono o ad una email.
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    • Elenca anche che parole non vuoi usare, che non vuoi che siano associate al tuo brand, quelle che non vuoi usare.
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    • Oltre alle parole, elenca anche che tipo di argomenti vuoi trattare e i temi che invece non riguardano il brand e di cui non vuoi parlare.

Questo tipo di lavoro mette già delle buone basi per iniziare a definire la propria identità come brand. Loghi, immagini coordinate, simboli e manuali sul tono di voce sono strumenti molto importanti, ma sono grossi investimenti e potrebbero non essere disponibili da subito all’inizio della nostra attività.
Iniziare dalla sostanza, focalizzando chi siamo con la fase di branding (di cui abbiamo già parlato) e definendo colori, parole e argomenti che riguardano il brand(e quelli che invece non ci riguardano) sono un primo passo che possiamo fare da subito anche prima di rivolgerci ad un professionista per creare la nostra identità di brand.

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Come comunicare ai tempi del COVID-19

Come comunicare ai tempi del COVID-19

Il COVID-19 è entrato prepotentemente nella nostra realtà.
Anche se ora stiamo lentamente cercando di ripartire dobbiamo arrenderci al fatto che dovremo convivere con lui almeno un po’.
Al di là dei disagi e dei problemi che crea da un punto di vista sanitario, come possiamo affrontare questa nuova realtà con il nostro business?

La comunicazione è forse una delle poche cose che in questo periodo non si è fermata, ma anzi è esplosa.
Questo tempo sospeso avrà anche abbassato alcune serrande, ma offre l’opportunità convogliare i propri sforzi lavorativi verso la cura della propria comunicazione online, preparando il terreno per quando finalmente le cose si saranno normalizzate e potremo tornare a lavorare al 100%.
Perciò, come sfruttare al massimo la comunicazione in questo momento di convivenza forzata con il virus?

Non trascurare il contesto

Questo virus è entrato così in profondità nelle nostre vite che è impossibile far finta di niente. Anzi, evitare l’elefante nella stanza è controproducente. Ti fa apparire come fuori dal mondo, sconnesso da ciò che accade attorno a te.
Ciò non significa parlarne sempre, in ogni post, o riversare ansie e preoccupazioni sui tuoi canali di comunicazione.
L’obiettivo della tua comunicazione ora è di prendere atto del contesto e di raccontare, ad esempio, come tu stai affrontando questo momento o che tipo di soluzioni puoi suggerire (o offrire) a chi ti segue e ai tuoi clienti.
Ad esempio racconta di come fai fronte a questa emergenza, di come stai andando avanti nonostante tutto, o di quanto stai facendo nel frattempo.

Comunicare bene

Curare la propria comunicazione è importante soprattutto in momenti come questo.
Non solo per i motivi di cui ti ho già parlato qui, ma anche perché dimostrare attenzione e vicinanza alla situazione che tutti ora stiamo vivendo rafforza il legame che hai col tuo pubblico e può crearne uno ancora più solido. Un legame che nel tempo avvicinerà al tuo brand i clienti giusti.

Contenuti umani

Scegli perciò di pubblicare contenuti non per forza legati alla promozione di prodotti o servizi. Come dicevo qui, non è il momento di vendere, ma di essere empatici, di dimostrarci vicini al nostro pubblico. Di dimostrare che capiamo i loro disagi, perché sono anche i nostri. Di offrire sostegno e proporre soluzioni e agevolazioni dato il momento.
Questo è il momento di cercare di rendere le cose facili, perché ci pensa già tutto il resto ad essere difficile.

Informazioni pratiche

Una cosa che spesso vedo sottovalutata sono le pagine Facebook.
Alcuni sono stati lungimiranti e hanno capito che è il momento di dare una rispolverata alla loro comunicazione su Facebook.
Ad esempio attività locali, pizzerie, ristoranti con consegne a domicilio. Tuttavia questo è importante anche per aziende, e-commerce e rivendite.
Oggi più che mai le persone cercano online le informazioni aggiornate su di voi.
Se siete aperti, se fate spedizioni, se possono chiamarvi.
Sempre di più le pagine Facebook stanno diventando un punto di contatto con chi è a casa e non si può muovere o non può sapere cosa sta facendo un’attività. Diventano il luogo dove riversare domande e richieste all’assistenza, laddove non trovino nessun altra risposta velocemente.

Condividiamo quindi informazioni sulle nostre pagine Facebook e più in generale sui nostri canali social. Pensiamo ad una strategia di comunicazione  a lungo termine e valutiamo anche di chiedere aiuto se ci serve, perché se c’è una cosa indiscutibile è che l’uomo è un essere abitudinario e le abitudini che prenderà in questo periodo se le terrà per molto tempo (se lo rendiamo possibile).

Questi i miei tre consigli su come rendere più efficace la tua comunicazione online in questo momento di difficoltà dovuta all’emergenza COVID-19.

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Due parole sul cliente ideale

Due parole sul cliente ideale

Fare comunicazione significa, molto banalmente, parlare a qualcuno. Trasmettere un messaggio a qualcuno. Quindi comunicare è una cosa piuttosto semplice, naturale, ma per comunicare bene se si è un brand bisogna fare una cosa prima di tutto: capire con chi stai parlando.

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Non avere paura di fare marketing

Non avere paura di fare marketing

Ci sono persone che sono portate per fare marketing.
Per loro sembra naturare promuoversi, lanciarsi, esporsi al mondo.
Ci sono altre persone che invece si fanno bloccare dalla paura, dalla timidezza.
Pensano che il marketing sia qualcosa che a loro non serve, credono che fare bene il loro lavoro basti ad innescare il passaparola (positivo) e ritengono che il marketing in qualche modo “sporchi” e snaturi la genuinità del loro lavoro.

La differenza tra coloro che si promuovono con tanta facilità e coloro che invece non lo fanno è una: i primi sanno cosa significa fare marketing, i secondi non sanno da che parte cominciare.

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Comunicare in tempo di crisi

Comunicare in tempo di crisi

Va bene. Questo 2020 è iniziato sotto una cattiva stella.
Si dice “anno bisesto, anno funesto”, giusto? Senza voler menzionare tutti i meme che spopolano sui social.
Tuttavia non possiamo neanche sparire nel nulla!
O forse sarebbe meglio di sì? Infondo anche scegliere di non comunicare è un messaggio di per sé.
E allora, come comunicare online in tempo di crisi?

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Come creare adv efficaci con il Business Manager

Come creare adv efficaci con il Business Manager

Cosa serve per fare advertising sui social?

Fare pubblicità sui social, in particolare Facebook, e mettere qualche soldino su dei contenuti da promuovere è sempre più comune.
In parte per abbattere le barriere degli algoritmi e in parte per arrivare più facilmente a quella fetta di pubblico che, per interessi e caratteristiche, sono il target ideale della nostra comunicazione online.

Ma come fare advertising? E come farla bene?
La risposta breve è che per fare pubblicità sui social, Facebook e Instagram, ti serve:
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  1. Una strategia
    Del perché ti serve una strategia ne ho già parlato in alcuni post precedenti (come questo ad esempio), ma per farla breve hai bisogno di capire cosa vuoi ottenere dalla tua comunicazione sui social.
    Chiarito l’obiettivo puoi stabilire dei KPI (key performance indicator) che ti aiuteranno a capire se sei sulla strada giusta o se stai andando fuori rotta e procedere con la pianificazione delle azioni da compiere.
    .
  2. Gli strumenti giusti
    Nel caso della pubblicità su Facebook e Instagram lo strumento migliore è il Business Manager.
    Per chi non lo conoscesse, il Business Manager è uno strumento fornito da Facebook stesso che ti permette di fare una serie di cose utili per il tuo marketing  come creare cataloghi prodotti, gestire le inserzioni pubblicitarie, istallare il Pixel sul tuo sito per fare retargeting e remarketing e molto altro.
    In particolare in questo caso ci interessa la Gestione delle inserzioni pubblicitarie.

Come funziona la gestione delle inserzioni sul business manager

Business Manager è lo strumento migliore per creare delle adv veramente efficaci.
Le adv (campagne pubblicitarie) vengono create con Gestione Inserzioni, una delle funzionalità che trovi dentro al Business Manager.

Aperto Gestione Inserzioni ci troveremo una schermata divisa in tre schede:

  • Campagne
  • Gruppi di inserzionisti (o Audience)
  • Inserzioni

Questi tre gruppi sono i tre elementi che compongono le campagne di advertising.
La gerarchia degli elementi è questa.

Una campagna stabilisce l’obbiettivo che si vuole raggiungere con quell’azione pubblicitaria e contiene i Gruppi di inserzionisti (o Audience).
I Gruppi di inserzionisti (un nome che in realtà può trarre in inganno) raccoglie al suo interno la definizione del pubblico target della campagna e i posizionamenti, ovvero i posti nel quale l’inserzione verrà visualizzata.
L’inserzione è di fatto la vera e propria parte creativa. Può essere in diversi formati di contenuto visuale (video, immagine, carosello, slideshow e altri) e il testo associato al contenuto visuale. Contiene quasi sempre un pulsante con un invito all’azione (call to action) a seconda dell’obiettivo della campagna.

SocialTIPS

Di come essere sui social, di strategie e advertising sui vari social media parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
Arriva una volta ogni 15 giorni direttamente nella tua casella email.
Se ti vuoi iscrivere puoi farlo cliccando qui.

Business Manager sì, Business Manager no

All’inizio Business Manager può sembrare (e lo è) uno strumento complesso da usare.
Tuttavia è la strada giusta per investire in pubblicità sfruttando al massimo il potenziale delle inserzioni pubblicitarie. 
Fare advertising con Business Manager ha molti più vantaggi che sfruttare il pulsante “Promuovi” o “Metti in evidenza”.
Perché? Ecco alcuni motivi:

  • Crei un’inserzione partendo da un “suggerimento” di Facebook e non da una strategia.
    .
  • Con il pulsante “Promuovi” hai la possibilità di far girare il tuo post solo sulla piattaforma nel quale l’hai pubblicato (Facebook o Instagram).
    .
  • Promuovendo un post già pubblicato non hai modo di lavorare sulla creatività  (contenuti visivi e testuali) in modo da rendere più efficace la tua inserzione a seconda dei vari dispositivi (dimensioni schermo, ad esempio) nel quale girerà il tuo contenuto.
    .
  • Non avrai modo di raffinare con attenzione l’audience che andrai a colpire, cosa che invece puoi fare molto più nel dettagli con il Business Manager.

E questi sono solo alcuni dei motivi per cui per fare advertising in modo veramente efficace devi usare il Business Manager.
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Fasi della creazione delle campagne

E come si fa a creare una campagna di advertising con il Business Manager?

Dei vari passaggi su come creare campagne pubblicitarie efficaci si sono scritti libri. Io a questo ho dedicato un’intera mail della mia rubrica di SocialTIPS, ma in breve ecco come si procede.

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Livello “Campagna”:

  • Scelta obiettivo campagna
    Sono 11 gli obbiettivi che Business Manager ti propone all’inizio dell’impostazione di una campagna pubblicitaria.
    Scegliere il giusto obiettivo determina anche i dati che verranno raccolti da Business Manager e l’azione che l’utente sarà invitato a fare. Quindi questa è una fase molto importante.
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Livello “Gruppi di inserzione”:

  • Scelta del pubblico
    Al livello Gruppo di inserzione si seleziona il tipo di pubblico da intercettare.
    Pubblico targettizzato, pubblico simile (lookalike), liste provenienti dalle nostre newsletter e possiamo addirittura caricare delle audience personali, ad esempio l’elenco dei nostri clienti.
    .
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  • Scelta del posizionamento
    Creando le nostre adv con il Business Manager possiamo mostrare le nostre inserzioni su:
    – Facebook
    – Instagram
    – Messenger
    – Audience Network
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  • Imposta budget e durata campagna
    Sempre a questo livello si impostano durata e budget della campagna.
    Capire quando mettere su una campagna e per quanto tempo è un discorso complesso, che varia a seconda del budget totale a disposizione per il marketing e al tipo di contenuto da promuovere.
    .

Livello “INSERZIONE

  • Creatività nell’inserzione
    A questo livello si possono creare delle nuove inserzioni o decidere di promuovere dei post già esistenti (in quest’ultimo caso, attenzione, poiché i post già pubblicati non si possono personalizzare a questo punto).
    I formati principali sono i seguenti, sebbene ci siano altri formati specifici (Collection per gli ecommerce e Playable per le app, ad esempio):
    1. Immagine
    2. Video
    3. Carosello
    4. Slideshow

.Consigli

Quindi, quali sono i consigli che lascio per migliorare e rendere più efficaci le proprie campagne adv sui social di Facebook e compagnia?
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  • Test per i primi mesi
    I primi mesi sono utili per fare dei test e sperimentare cosa funziona bene per un audience e cosa con un’altra oltre che per capire come e quanto promuovere i propri post. 
    .
  • Differenziare le inserzioni di una campagna
    Può essere utile distinguere due tipi di creatività a seconda dei posizionamenti sul quale vogliamo essere presenti.
    Ad esempio se voglio differenziare ciò che mostro su Facebook da quello che mostro su Instagram.
    Per farlo consiglio di creare sotto la stessa campagna più Gruppi di inserzioni con le loro inserzioni e creatività specifiche.
    O ancora possiamo affiancare più inserzioni in diversi formati (es. video e carosello)
  • Testi e lunghezza dei copy
    C’è chi sconsiglia di usare testi lunghi.
    Chi invece invita a non usare le emoticons.
    È mia opinione che l’obiettivo con le campagne di advertising sia portare l’utente a compiere un’azione.
    Per farlo la cosa più importante da fare è usare un linguaggio semplice.
    Gli emoji possono aiutarci a far arrivare più facilmente un messaggio o a organizzzare meglio il testo. Ovviamente senza esagerare.
    Allo stesso modo la lunghezza del testo è relativa e può essere facilitàta proprio dal simbolismo delle emoji.
    Senza contare che, se un testo è scritto in modo chiaro e scorrevole, un testo lungo può invitare all’azione proprio perchè in grado di entrare in empatia con l’utente.
    Ricordiamoci che l’obiettivo è sempre far fare un’azione (il click) all’utente.
    .
  • Chiari inviti all’azione
    Per farlo però gli inviti all’azione devono essere chiari.
    Teniamolo sempre presente quando prepariamo i testi delle nostre adv.
    Il nostro obiettivo è che l’utente compia l’azione desiderata.
    .
  • Coerenza
    Ultimo, ma non per importanza, un occhio al tono di voce e all’identità di brand.
    Anche quando facciamo advertising dobbiamo restare in linea con la voce del nostro brand.

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Come scegliere un Social Media Manager?

Come scegliere un Social Media Manager?

CHI È E COSA FA UN SOCIAL MEDIA MANAGER?

Il social media manager è quello che cura la tua presenza online sui social media, quello che ti solleva dal peso di non sapere cosa pubblicare, quello che si occupa del Business Manager per te e ottimizza le tue campagne pubblicitarie per renderle il più efficaci possibile.

Il social media manager è il professionista che studia assieme a te una strategia di comunicazione e che, post dopo post, la realizza. È quello che ti mostra i dati della tua attività di comunicazione e te li spiega, te li traduce in modo che tu possa capirli e fare valutazioni e prendere decisioni.

Insomma è quello che “fa il lavoro sporco” per te, soprattutto se non ami stare sui social a spolliciare post o non ti senti in grado di raccontarti al meglio.

Cosa fa un Social Media Manager?

Te la faccio breve. Si occupa di:

  • strategia
  • pianificazione
  • community
  • pubblicità
  • reportistica

Sono queste 5 le attività principali che svolge un social media manager.

STRATEGIA

Partendo da un’analisi approfondita del tuo brand e dei canali già attivi (se ci sono), stabilisce assieme quali sono gli obiettivi da perseguire con l’attività di comunicazione sui social (stabilendo anche quali social è meglio presidiare e quali è meglio abbandonare, se necessario). Fatto questo, stila una strategia e prepara un “piano di battaglia”. Quello che in gergo viene chiamato piano editoriale.

Nell’analisi (una fase spesso sottovalutata) si va a capire:

  • quali sono le attività svolte finora
  • il target di riferimento (buyer personas, bisogni, touchpoint, ecc.)
  • cosa sta già facendo la tua concorrenza

PIANIFICAZIONE E COMMUNITY

Il piano editoriale comprende i calendari di pubblicazione (PED) dei singoli canali e le attività di advertising che verranno fatte (con i relativi budget).

Stabilito il piano editoriale e decise tutte le date di pubblicazione, il social media manager si concentra nella creazione dei contenuti. Testo, foto o video nel formato più idoneo e programmazione (o pubblicazione diretta).
Per farlo si può avvalere di una serie di tools, come Creator Studio, Hootsuite, Later, Postpickr o altre app di programmazione e gestione dei canali social.

Di questi e di altri aspetti della gestione dei canali social parlo nella mia nuova rubrica, SocialTIPS. Iscriviti per iniziare a riceverla da subito.

Non solo, compito del social media manager è anche gestire commenti ed eventuali messaggi privati che possono arrivare alla pagina o al profilo.
La gestione dei commenti e delle richieste è un compito importante per curare la community della pagina.

ADVERTISING

L’attività di advertising comprende:

  • La progettazione della campagna pubblicitaria, comprese le creatività (grafiche, foto o video) adatte al tipo di device e piattaforma nel quale verrà visualizzata l’ads (o inserzione),
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  • Scrittura di testi efficaci ai fini pubblicitari,
    .
  • Definizione del giusto obiettivo della campagna pubblicitaria,
    .
  • Definizione dell’audience più adatta a quella campagna per aumentare la visibilità dell’inserzione e migliorare l’efficacia dell’investimento fatto,
    .
  • Impostazione dei posizionamenti (posti dove l’inserzione verrà visualizzata) e della durata più adatti alla campagna di pubblicità.

REPORTISTICA

Gli sforzi dell’attività di comunicazione e della pubblicità vanno monitorati e i dati raccolti visionati e riportati per una successiva analisi dei risultati ottenuti.

Non solo, con i social media è possibile monitorare i dati in tempo reale anche durante una campagna di advertising.
Se la campagna sembra non ottenere i risultati sperati, il social media manager si occupa di effettuare azioni rafforzative o cambiamenti che possono variare e migliorare le performance della campagna in corso d’opera.

Le capacità di un Social Media Manager

Quindi, un buon social media manager che competenze deve avere?

  • Deve saper scrivere in modo efficace testi persuasivi in grado di allinearsi alla parte visual dei contenuti social
    .
  • Deve avere competenze grafiche (almeno basilari) per essere in grado di progettare e realizzare contenuti visivi efficaci
    .
  • Deve essere in grado di sfruttare le potenzialità degli strumenti di social media management (es. Business Manager), leggere i dati, interpretarli e proporre correttivi per azioni in corsi se necessario.
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  • Deve essere in grado di gestire risposte ai commenti, anche (e soprattutto) in caso di commenti negativi (crisis management).
    .

Costi e durata di un contratto con un Social Media Manager

E siamo arrivati al tasto dolente: i costi.
Sì, perché affidarsi ad un professionista costa (sempre meno che affidarsi “al cugggino”, mi dicono).

Marco Panichi fa un riassunto nel suo articolo di quanto costa avere un social media manager, riprendendo i passaggi degli articoli di Dario Pagnoni, Enrica Crivello e Giancarlo Sali.
L’investimento per avere un social media manager che si occupi per te della tua comunicazione sui social media può variare dai €300 ai €800 al mese (anche di più in alcuni casi), con un costo orario che varia dai € 30 – €40 all’ora.
La variante è il progetto in sé e quindi non è possibile dare una tariffa univoca. É comunque indiscutibile che avere un professionista che si occupa della tua comunicazione è un investimento da considerare come tale.

Una cosa che ritrovo in linea con quasi tutti i miei colleghi comunque è il fattore tempo.
La comunicazione sui social media non è come la pianta di zecchini d’oro di Pinocchio. La comunicazione sui social è qualcosa da curare con costanza nel tempo, come una piantina. Deve passare del tempo prima che questa possa crescere e offrirci i suoi frutti.
Allo stesso modo i risultati nella comunicazione online, e nello specifico sui social media, richiede pazienza e cura.
Ecco perché i contratti per la gestione dei canali social sono normalmente almeno di 3 mesi, meglio se 6 mesi. La durata varia da progetto a progetto e da strategia a strategia.
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Come scegliere un Social Media Manager?

Insomma, come si sceglie il social media manager giusto?

I parametri che mi sento di consigliarti sono:

  • Passione
    La passione viene prima di tutto, soprattutto nell’ambito della comunicazione. A maggior ragione se si parla di social media manager
  • Preparazione
    Questa è imprescindibile. La preparazione di un social media manager non si concentra solo nel funzionamento dei canali di comunicazione, ma spazia in molti altri ambiti della comunicazione (scrittura, grafica, empatia, gentilezza, capacità di analisi, abilità nel “rendere le cose semplici” e comprensibili).
    Deve inoltre essere in grado di scrivere e padroneggiare i contenuti relativi al settore di business della tua attività (anche a fronte di ricerche e materiale fornito dal cliente).
  • Serietà
    Il social media manager è un professionista, non ci si improvvisa. L’abilità di un social media manager è di dare voce ad un brand, con la sua identità, la sua voce, e raccontare la sua storia con il giusto tono di voce.
  • Budget disponibile
    Ogni professionalità ha il proprio valore. E questo valore va rapportato anche alla possibilità di sostenere questo investimento nel tempo.
    Non è una buona idea “iniziare e vedere come va” per poi abbandonare i propri canali social dopo pochi mesi. Quando si decide di curare la propria comunicazione online e sui social media si fa sul serio. E per non rischiare di sprecare soldi e risorse vale la pena capire cosa è possibile fare con il budget che si ha a disposizione.

Detto questo penso di averti detto tutto ciò che ti può servire per valutare correttamente un buon social media manager a cui affidare la tua comunicazione online.

Se sei alla ricerca di un social media manager freelance, posso aiutarti anche io!

CONNECT è il mio servizio dedicato al social media management.
Se vuoi saperne di più di ciò che posso fare per te, visita quella pagina!

Se hai dubbi in generale legati alla tua comunicazione puoi prenotare un’ora di consulenza con me (su Skype o di persona se sei della zona di Vicenza) e risponderò alle tue domande.

SocialTIPS

Se invece vuoi saperne di più di come scegliere i canali social, di strategie, dei vantaggi e svantaggi dei vari social media e di come integrarli nella tua comunicazione in autonomia, di questo parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
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È un problema dei social media?

È un problema dei social media?

Social media: amore e odio di questi tempi moderni.
Nel tempo ho sentito tante opinioni riguardo ai social, per lo più negative, e ciò mi ha portato a fare un ragionamento riguardo al ruolo che questi strumenti hanno nella nostra vita lavorativa, ma anche privata.

I social media ci portano ad alienarci

L’obiezione più recente che mi è stata fatta per giustificare la sfiducia nei social media riguarda proprio questo: il senso di alienazione.
Ma sono davvero i social ad alienarci?

Vi è mai capitato quell’imbarazzante momento in cui sei in treno, o alle poste, o in sala d’attesa dal dentista e quando alzi la testa dal tuo cellulare vedi che tutte (o quasi) le persone attorno a te sono a capo chino sul loro dispositivo, proprio come lo eri anche tu fino a poco prima?
Ecco. Forse l’alienazione non viene dai social media.
Forse il problema sono le nostre abitudini, non credi?
La verità è che non siamo più abituati a restare in attesa, a portare pazienza, ad aspettare. Ad annoiarci.
Così in treno non ci gustiamo più il paesaggio fuori dal finestrino o non cogliamo più l’occasione per scambiare due chiacchiere in attesa del nostro turno alla posta.

Non sono i social media a portarci all’alienazione. Siamo noi.
I social fanno solo quello per cui sono stati creati: ci intrattengono.

I social: uno strumento potente

Ma i social non sono nati (solo) per intrattenerci.
Sono uno strumento potente, capace di connettere e creare rete, relazioni tra persone (anche distanti geograficamente) che hanno qualcosa in comune. Qualcosa che li porta a legarsi.

È questa la loro forza: la connessione.
La possibilità di comunicare, di raccontarsi, di confrontarci con gli altri, di incontrare persone nuove e mantenere legami che col tempo e le distanze altrimenti sarebbero andati perduti.
I social media hanno un grande potenziale e per essere usato al meglio noi dobbiamo essere coscienti di come usarli per il meglio.
A partire dalla buona educazione, dal buon senso e dal rispetto verso gli altri utenti che vedranno i nostri contenuti.

La responsabilità di ciò che comunichiamo sui social

La citazione più famosa (o per lo meno la mia preferita) di Spiderman è

“Da grandi poteri vengono grandi responsabilità”.

Nel web e nei social media non dobbiamo smettere di essere persone rispettose degli altri.
Sia per evitare episodi diffamatori e di cyberbullismo, sia per comunicare in modo efficace con chi ci segue.

Chi pensa che i bulli siano nati con le tastiere forse si dimentica che questo problema non è nato con il web. È un problema della nostra società. Vecchi problemi, ma con nuovi confini.
Se i social hanno una colpa in questo meccanismo è solo quello di facilitare la diffusione di contenuti eticamente scorretti.
Siamo noi che non dovremmo perdere di vista il limite da non superare mai.
Il “mondo online” non è diverso dal “mondo reale”.

Allo stesso modo dobbiamo assumerci la responsabilità di condividere messaggi importanti, di valore, che possano lasciare qualcosa (di positivo) a chi li vedrà. Che sia per intrattenerli o per informarli. È quando condividiamo messaggi di questo tipo che sfruttiamo il massimo potenziale dei social media e comunichiamo responsabilmente.

Restare con i piedi per terra

Un’altra critica ai social che mi viene fatta è che sono una vetrina.
Che tutti cercano di mostrarsi per quelli che non sono. Che c’è gente falsa.
E forse in alcuni casi questo è un po’ vero.

Esporsi sui social non significa per forza mostrarsi perfetti, ma non dobbiamo nemmeno pensare che ciò che viene mostrato sui social sia tutta la verità.
Teniamo a mente che i social sono un canale di comunicazione.
Aiutano a veicolare un messaggio, a raccontare storie e per lo più ad avvicinare le persone per entrare in connessione con loro. O almeno, così dovrebbero.

Non serve a nulla accanirsi sul numero di follower, sui like alla pagina o all’ultimo post, sui cuoricini alla mia ultima foto su Instagram.
I social non dovrebbero essere usati come una vetrina, sono un mezzo per giungere ad un fine.

Soprattutto se si è un piccolo business, non ti serve a molto avere un sacco di follower se poi nessuno passa dai tuoi canali social al tuo sito web per acquistare ciò che offri.
I social sono strumenti a servizio di una strategia di comunicazione più ampia.
Non pensiamo che i social siano la nostra piazza.
Semmai sono più simili alle vie che conducono alla nostra vera piazza (ad esempio il sito web).
Ridimensioniamo il ruolo dei social e dei suoi numeri, quindi e domandiamoci “Che cosa vogliamo ottenere con la nostra comunicazione sui social media?”.
Si comincia così a strutturare una strategia di comunicazione e marketing.

In conclusione

Insomma i social non sono il male.
Siamo noi che dobbiamo usarli nel modo giusto.
Con rispetto, educazione e buon senso.
Siamo noi, con i nostri contenuti, che rendiamo i social un bel posto (oppure no).

E no, i social sono tutt’altro che inutili.
Sono degli alleati molto potenti della tua comunicazione, ma come ogni cosa vanno usati bene, con responsabilità e per un buon motivo.
Non si sta sui social solo “per il gusto di starci”. Si sta sui social quando si vuole ottenere qualcosa e quel qualcosa deve essere chiaro.

Se stiamo sui social dobbiamo cercare di condividere contenuti di valore, che arricchiscano chi ci legge. Che gli lascino qualcosa di buono.
Questa è l’unica vera strada per crescere sui social (sì, anche con i numeri). Con pazienza, costanza e avendo ben chiaro in testa qual è il nostro vero obiettivo.

SocialTIPS

Di come scegliere i canali social, di strategie, dei vantaggi e svantaggi dei vari social media e di come integrarli nella propria comunicazione parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
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