Come creare adv efficaci con il Business Manager

Come creare adv efficaci con il Business Manager

Cosa serve per fare advertising sui social?

Fare pubblicità sui social, in particolare Facebook, e mettere qualche soldino su dei contenuti da promuovere è sempre più comune.
In parte per abbattere le barriere degli algoritmi e in parte per arrivare più facilmente a quella fetta di pubblico che, per interessi e caratteristiche, sono il target ideale della nostra comunicazione online.

Ma come fare advertising? E come farla bene?
La risposta breve è che per fare pubblicità sui social, Facebook e Instagram, ti serve:
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  1. Una strategia
    Del perché ti serve una strategia ne ho già parlato in alcuni post precedenti (come questo ad esempio), ma per farla breve hai bisogno di capire cosa vuoi ottenere dalla tua comunicazione sui social.
    Chiarito l’obiettivo puoi stabilire dei KPI (key performance indicator) che ti aiuteranno a capire se sei sulla strada giusta o se stai andando fuori rotta e procedere con la pianificazione delle azioni da compiere.
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  2. Gli strumenti giusti
    Nel caso della pubblicità su Facebook e Instagram lo strumento migliore è il Business Manager.
    Per chi non lo conoscesse, il Business Manager è uno strumento fornito da Facebook stesso che ti permette di fare una serie di cose utili per il tuo marketing  come creare cataloghi prodotti, gestire le inserzioni pubblicitarie, istallare il Pixel sul tuo sito per fare retargeting e remarketing e molto altro.
    In particolare in questo caso ci interessa la Gestione delle inserzioni pubblicitarie.

Come funziona la gestione delle inserzioni sul business manager

Business Manager è lo strumento migliore per creare delle adv veramente efficaci.
Le adv (campagne pubblicitarie) vengono create con Gestione Inserzioni, una delle funzionalità che trovi dentro al Business Manager.

Aperto Gestione Inserzioni ci troveremo una schermata divisa in tre schede:

  • Campagne
  • Gruppi di inserzionisti (o Audience)
  • Inserzioni

Questi tre gruppi sono i tre elementi che compongono le campagne di advertising.
La gerarchia degli elementi è questa.

Una campagna stabilisce l’obbiettivo che si vuole raggiungere con quell’azione pubblicitaria e contiene i Gruppi di inserzionisti (o Audience).
I Gruppi di inserzionisti (un nome che in realtà può trarre in inganno) raccoglie al suo interno la definizione del pubblico target della campagna e i posizionamenti, ovvero i posti nel quale l’inserzione verrà visualizzata.
L’inserzione è di fatto la vera e propria parte creativa. Può essere in diversi formati di contenuto visuale (video, immagine, carosello, slideshow e altri) e il testo associato al contenuto visuale. Contiene quasi sempre un pulsante con un invito all’azione (call to action) a seconda dell’obiettivo della campagna.

SocialTIPS

Di come essere sui social, di strategie e advertising sui vari social media parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
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Business Manager sì, Business Manager no

All’inizio Business Manager può sembrare (e lo è) uno strumento complesso da usare.
Tuttavia è la strada giusta per investire in pubblicità sfruttando al massimo il potenziale delle inserzioni pubblicitarie. 
Fare advertising con Business Manager ha molti più vantaggi che sfruttare il pulsante “Promuovi” o “Metti in evidenza”.
Perché? Ecco alcuni motivi:

  • Crei un’inserzione partendo da un “suggerimento” di Facebook e non da una strategia.
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  • Con il pulsante “Promuovi” hai la possibilità di far girare il tuo post solo sulla piattaforma nel quale l’hai pubblicato (Facebook o Instagram).
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  • Promuovendo un post già pubblicato non hai modo di lavorare sulla creatività  (contenuti visivi e testuali) in modo da rendere più efficace la tua inserzione a seconda dei vari dispositivi (dimensioni schermo, ad esempio) nel quale girerà il tuo contenuto.
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  • Non avrai modo di raffinare con attenzione l’audience che andrai a colpire, cosa che invece puoi fare molto più nel dettagli con il Business Manager.

E questi sono solo alcuni dei motivi per cui per fare advertising in modo veramente efficace devi usare il Business Manager.
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Fasi della creazione delle campagne

E come si fa a creare una campagna di advertising con il Business Manager?

Dei vari passaggi su come creare campagne pubblicitarie efficaci si sono scritti libri. Io a questo ho dedicato un’intera mail della mia rubrica di SocialTIPS, ma in breve ecco come si procede.

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Livello “Campagna”:

  • Scelta obiettivo campagna
    Sono 11 gli obbiettivi che Business Manager ti propone all’inizio dell’impostazione di una campagna pubblicitaria.
    Scegliere il giusto obiettivo determina anche i dati che verranno raccolti da Business Manager e l’azione che l’utente sarà invitato a fare. Quindi questa è una fase molto importante.
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Livello “Gruppi di inserzione”:

  • Scelta del pubblico
    Al livello Gruppo di inserzione si seleziona il tipo di pubblico da intercettare.
    Pubblico targettizzato, pubblico simile (lookalike), liste provenienti dalle nostre newsletter e possiamo addirittura caricare delle audience personali, ad esempio l’elenco dei nostri clienti.
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  • Scelta del posizionamento
    Creando le nostre adv con il Business Manager possiamo mostrare le nostre inserzioni su:
    – Facebook
    – Instagram
    – Messenger
    – Audience Network
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  • Imposta budget e durata campagna
    Sempre a questo livello si impostano durata e budget della campagna.
    Capire quando mettere su una campagna e per quanto tempo è un discorso complesso, che varia a seconda del budget totale a disposizione per il marketing e al tipo di contenuto da promuovere.
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Livello “INSERZIONE

  • Creatività nell’inserzione
    A questo livello si possono creare delle nuove inserzioni o decidere di promuovere dei post già esistenti (in quest’ultimo caso, attenzione, poiché i post già pubblicati non si possono personalizzare a questo punto).
    I formati principali sono i seguenti, sebbene ci siano altri formati specifici (Collection per gli ecommerce e Playable per le app, ad esempio):
    1. Immagine
    2. Video
    3. Carosello
    4. Slideshow

.Consigli

Quindi, quali sono i consigli che lascio per migliorare e rendere più efficaci le proprie campagne adv sui social di Facebook e compagnia?
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  • Test per i primi mesi
    I primi mesi sono utili per fare dei test e sperimentare cosa funziona bene per un audience e cosa con un’altra oltre che per capire come e quanto promuovere i propri post. 
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  • Differenziare le inserzioni di una campagna
    Può essere utile distinguere due tipi di creatività a seconda dei posizionamenti sul quale vogliamo essere presenti.
    Ad esempio se voglio differenziare ciò che mostro su Facebook da quello che mostro su Instagram.
    Per farlo consiglio di creare sotto la stessa campagna più Gruppi di inserzioni con le loro inserzioni e creatività specifiche.
    O ancora possiamo affiancare più inserzioni in diversi formati (es. video e carosello)
  • Testi e lunghezza dei copy
    C’è chi sconsiglia di usare testi lunghi.
    Chi invece invita a non usare le emoticons.
    È mia opinione che l’obiettivo con le campagne di advertising sia portare l’utente a compiere un’azione.
    Per farlo la cosa più importante da fare è usare un linguaggio semplice.
    Gli emoji possono aiutarci a far arrivare più facilmente un messaggio o a organizzzare meglio il testo. Ovviamente senza esagerare.
    Allo stesso modo la lunghezza del testo è relativa e può essere facilitàta proprio dal simbolismo delle emoji.
    Senza contare che, se un testo è scritto in modo chiaro e scorrevole, un testo lungo può invitare all’azione proprio perchè in grado di entrare in empatia con l’utente.
    Ricordiamoci che l’obiettivo è sempre far fare un’azione (il click) all’utente.
    .
  • Chiari inviti all’azione
    Per farlo però gli inviti all’azione devono essere chiari.
    Teniamolo sempre presente quando prepariamo i testi delle nostre adv.
    Il nostro obiettivo è che l’utente compia l’azione desiderata.
    .
  • Coerenza
    Ultimo, ma non per importanza, un occhio al tono di voce e all’identità di brand.
    Anche quando facciamo advertising dobbiamo restare in linea con la voce del nostro brand.

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Come scegliere un Social Media Manager?

Come scegliere un Social Media Manager?

CHI È E COSA FA UN SOCIAL MEDIA MANAGER?

Il social media manager è quello che cura la tua presenza online sui social media, quello che ti solleva dal peso di non sapere cosa pubblicare, quello che si occupa del Business Manager per te e ottimizza le tue campagne pubblicitarie per renderle il più efficaci possibile.

Il social media manager è il professionista che studia assieme a te una strategia di comunicazione e che, post dopo post, la realizza. È quello che ti mostra i dati della tua attività di comunicazione e te li spiega, te li traduce in modo che tu possa capirli e fare valutazioni e prendere decisioni.

Insomma è quello che “fa il lavoro sporco” per te, soprattutto se non ami stare sui social a spolliciare post o non ti senti in grado di raccontarti al meglio.

Cosa fa un Social Media Manager?

Te la faccio breve. Si occupa di:

  • strategia
  • pianificazione
  • community
  • pubblicità
  • reportistica

Sono queste 5 le attività principali che svolge un social media manager.

STRATEGIA

Partendo da un’analisi approfondita del tuo brand e dei canali già attivi (se ci sono), stabilisce assieme quali sono gli obiettivi da perseguire con l’attività di comunicazione sui social (stabilendo anche quali social è meglio presidiare e quali è meglio abbandonare, se necessario). Fatto questo, stila una strategia e prepara un “piano di battaglia”. Quello che in gergo viene chiamato piano editoriale.

Nell’analisi (una fase spesso sottovalutata) si va a capire:

  • quali sono le attività svolte finora
  • il target di riferimento (buyer personas, bisogni, touchpoint, ecc.)
  • cosa sta già facendo la tua concorrenza

PIANIFICAZIONE E COMMUNITY

Il piano editoriale comprende i calendari di pubblicazione (PED) dei singoli canali e le attività di advertising che verranno fatte (con i relativi budget).

Stabilito il piano editoriale e decise tutte le date di pubblicazione, il social media manager si concentra nella creazione dei contenuti. Testo, foto o video nel formato più idoneo e programmazione (o pubblicazione diretta).
Per farlo si può avvalere di una serie di tools, come Creator Studio, Hootsuite, Later, Postpickr o altre app di programmazione e gestione dei canali social.

Di questi e di altri aspetti della gestione dei canali social parlo nella mia nuova rubrica, SocialTIPS. Iscriviti per iniziare a riceverla da subito.

Non solo, compito del social media manager è anche gestire commenti ed eventuali messaggi privati che possono arrivare alla pagina o al profilo.
La gestione dei commenti e delle richieste è un compito importante per curare la community della pagina.

ADVERTISING

L’attività di advertising comprende:

  • La progettazione della campagna pubblicitaria, comprese le creatività (grafiche, foto o video) adatte al tipo di device e piattaforma nel quale verrà visualizzata l’ads (o inserzione),
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  • Scrittura di testi efficaci ai fini pubblicitari,
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  • Definizione del giusto obiettivo della campagna pubblicitaria,
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  • Definizione dell’audience più adatta a quella campagna per aumentare la visibilità dell’inserzione e migliorare l’efficacia dell’investimento fatto,
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  • Impostazione dei posizionamenti (posti dove l’inserzione verrà visualizzata) e della durata più adatti alla campagna di pubblicità.

REPORTISTICA

Gli sforzi dell’attività di comunicazione e della pubblicità vanno monitorati e i dati raccolti visionati e riportati per una successiva analisi dei risultati ottenuti.

Non solo, con i social media è possibile monitorare i dati in tempo reale anche durante una campagna di advertising.
Se la campagna sembra non ottenere i risultati sperati, il social media manager si occupa di effettuare azioni rafforzative o cambiamenti che possono variare e migliorare le performance della campagna in corso d’opera.

Le capacità di un Social Media Manager

Quindi, un buon social media manager che competenze deve avere?

  • Deve saper scrivere in modo efficace testi persuasivi in grado di allinearsi alla parte visual dei contenuti social
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  • Deve avere competenze grafiche (almeno basilari) per essere in grado di progettare e realizzare contenuti visivi efficaci
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  • Deve essere in grado di sfruttare le potenzialità degli strumenti di social media management (es. Business Manager), leggere i dati, interpretarli e proporre correttivi per azioni in corsi se necessario.
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  • Deve essere in grado di gestire risposte ai commenti, anche (e soprattutto) in caso di commenti negativi (crisis management).
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Costi e durata di un contratto con un Social Media Manager

E siamo arrivati al tasto dolente: i costi.
Sì, perché affidarsi ad un professionista costa (sempre meno che affidarsi “al cugggino”, mi dicono).

Marco Panichi fa un riassunto nel suo articolo di quanto costa avere un social media manager, riprendendo i passaggi degli articoli di Dario Pagnoni, Enrica Crivello e Giancarlo Sali.
L’investimento per avere un social media manager che si occupi per te della tua comunicazione sui social media può variare dai €300 ai €800 al mese (anche di più in alcuni casi), con un costo orario che varia dai € 30 – €40 all’ora.
La variante è il progetto in sé e quindi non è possibile dare una tariffa univoca. É comunque indiscutibile che avere un professionista che si occupa della tua comunicazione è un investimento da considerare come tale.

Una cosa che ritrovo in linea con quasi tutti i miei colleghi comunque è il fattore tempo.
La comunicazione sui social media non è come la pianta di zecchini d’oro di Pinocchio. La comunicazione sui social è qualcosa da curare con costanza nel tempo, come una piantina. Deve passare del tempo prima che questa possa crescere e offrirci i suoi frutti.
Allo stesso modo i risultati nella comunicazione online, e nello specifico sui social media, richiede pazienza e cura.
Ecco perché i contratti per la gestione dei canali social sono normalmente almeno di 3 mesi, meglio se 6 mesi. La durata varia da progetto a progetto e da strategia a strategia.
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Come scegliere un Social Media Manager?

Insomma, come si sceglie il social media manager giusto?

I parametri che mi sento di consigliarti sono:

  • Passione
    La passione viene prima di tutto, soprattutto nell’ambito della comunicazione. A maggior ragione se si parla di social media manager
  • Preparazione
    Questa è imprescindibile. La preparazione di un social media manager non si concentra solo nel funzionamento dei canali di comunicazione, ma spazia in molti altri ambiti della comunicazione (scrittura, grafica, empatia, gentilezza, capacità di analisi, abilità nel “rendere le cose semplici” e comprensibili).
    Deve inoltre essere in grado di scrivere e padroneggiare i contenuti relativi al settore di business della tua attività (anche a fronte di ricerche e materiale fornito dal cliente).
  • Serietà
    Il social media manager è un professionista, non ci si improvvisa. L’abilità di un social media manager è di dare voce ad un brand, con la sua identità, la sua voce, e raccontare la sua storia con il giusto tono di voce.
  • Budget disponibile
    Ogni professionalità ha il proprio valore. E questo valore va rapportato anche alla possibilità di sostenere questo investimento nel tempo.
    Non è una buona idea “iniziare e vedere come va” per poi abbandonare i propri canali social dopo pochi mesi. Quando si decide di curare la propria comunicazione online e sui social media si fa sul serio. E per non rischiare di sprecare soldi e risorse vale la pena capire cosa è possibile fare con il budget che si ha a disposizione.

Detto questo penso di averti detto tutto ciò che ti può servire per valutare correttamente un buon social media manager a cui affidare la tua comunicazione online.

Se sei alla ricerca di un social media manager freelance, posso aiutarti anche io!

CONNECT è il mio servizio dedicato al social media management.
Se vuoi saperne di più di ciò che posso fare per te, visita quella pagina!

Se hai dubbi in generale legati alla tua comunicazione puoi prenotare un’ora di consulenza con me (su Skype o di persona se sei della zona di Vicenza) e risponderò alle tue domande.

SocialTIPS

Se invece vuoi saperne di più di come scegliere i canali social, di strategie, dei vantaggi e svantaggi dei vari social media e di come integrarli nella tua comunicazione in autonomia, di questo parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
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Farsi conoscere: le domande giuste

Farsi conoscere: le domande giuste

Quasi tutte le domande che mi vengono fatte riguardano il “come iniziare a farsi conoscere online” quando si è all’inizio.
A quasi tutte rispondo con almeno un’altra domanda: da chi?
Può sembrare banale, ma è da qui che si comincia a pensare a una strategia.
Perché, per farla estremamente breve, per iniziare a farti conoscere (online o offline) ti serve proprio questo: una strategia.

La si comincia a buttare giù proprio in questo modo, cioè parlando e ponendosi le domande giuste.
Nella fase iniziale è un po’ questo il mio compito, quello che svolgo durante le mie consulenze: fare le domande giuste ed essere d’aiuto per approfondire e delineare le risposte che vengono fuori.

Prima di iniziare a farsi conoscere

Quando si è alle battute iniziali del proprio progetto online e si vuole fare sul serio la prima cosa da tenere a mente é che si deve investire in comunicazione, sui canali giusti e con i metodi giusti. E di solito questi comprendono anche investimenti in campagne di pubblicità.
Ma prima di fare tutto ciò suggerisco di fare un passo indietro e pensare al proprio cliente tipo delineandone il comportamento.
Solo in un secondo momento si può parlare di come farsi conoscere da loro.
Se ad esempio i tuoi clienti tipo sono anziani che non sanno navigare in internet che senso ha puntare sulla pubblicità online?

Quindi, quali sono le domande giuste da porsi prima di buttarsi a capofitto nel lavoro per farsi conoscere?

CHI

Per capire dove puntare per farti conoscere, domandati “Dov’è il mio pubblico?”. E prima ancora “Con chi voglio parlare?”.
Non puoi decidere praticamente niente riguardo alla tua comunicazione se non hai chiaro in mente con chi stai parlando.
Ne ho già parlato in altri post dell’importanza di parlare alle persone giuste.

COSA

Ma non basta.
Puoi sapere dove si trovano le persone con cui vuoi parlare, ma devi anche mettere in chiaro cosa vuoi promuovere e devi capire come trasmettere il messaggio in modo efficace.
Di cosa ha bisogno chi ti legge, che tu puoi offrire?
Quali sono le parole chiave, i “termini caldi”, che identificano il loro bisogno?

Strutturare bene il messaggio e presentarti al meglio è fondamentare. Sia con le parole che con la forma.
Come si dice spesso “Non c’è una seconda possibilità per fare una buona impressione”.
Si tratta di un momento cruciale, perché con un solo colpo d’occhio siamo in grado di comunicare molto di più di ciò che dicono delle semplici parole.
Lavorare bene sull’architettura dei contenuti, sulla forma, sui colori, sull’ordine e gli spazi quindi è parte integrante del messaggio che vuoi dare a chi ti conoscerà.
Decidere tutto questo non è secondario ed è parte integrante della tua strategia di comunicazione.

DOVE e COME

Con il CHI e il COSA ben chiari, si può iniziare a pensare al COME e DOVE farsi conoscere.
Prendiamo l’esempio di prima: se i miei clienti sono anziani e siamo dei fisioterapisti o degli operatori olistici come li raggiungo?

  • Vado a parlare nei luoghi che loro frequentano di solito con uno strumento a loro familiare.
    Ad esempio un supporto cartaceo (un volantino) da lasciare in uno studio medico, con le informazioni sui trattamenti che offrite. Magari sensibilizzando la centralinista dello studio medico, in modo che dia risalto al vostro messaggio.

  • Intercetto persone che possono portarmi a loro
    Nel nostro esempio, i figli dell’anziano che possono essere interessati ai nostri servizi per i loro genitori.
    E allora domandiamoci di nuovo “Dove sono i figli dei miei clienti ideali?”.

Online o offline hanno le stesse dinamiche

Quando ci si promuove online i meccanismi sono gli stessi.
Posso decidere di farmi pubblicità su Google o sui social media, ma prima di fare ciò abbiamo bisogno di farci le domande giuste.
Perciò prima di pensare a “Come farci conoscere” dobbiamo fare un bel ragionamento su “Da chi vogliamo farci conoscere” e poi partire a stabilire tutta la nostra strategia di comunicazione.

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Come valuti i tuoi risultati?

Come valuti i tuoi risultati?

Lavorare sulla propria comunicazione è importante, al giorno d’oggi bisogna essere presenti online per farsi trovare e bisogna pensare anche al marketing e curare il nostro brand online, bla bla bla.
Siamo tutti d’accordo.
Ma… quando arrivano i risultati?

Vogliamo vendere

Siamo tutti online per un motivo, uno soltanto. Del resto non paghiamo le nostre bollette con i like i follower.
Siamo online e strutturiamo le nostre strategie marketing per vendere. Pianifichiamo i nostri calendari editoriali per vendere. Scriviamo post e articoli sul blog non per far vedere quanto siamo bravi o quanto ne sappiamo ma perché vogliamo avvicinare il nostro cliente ideale, guadagnarci la sua fiducia e convincerlo ad acquistare un nostro prodotto o servizio.
Sì o no?
Bene. Detto questo, c’è modo e modo di fare le cose.
Il bello è che siamo tutti diversi.
Anche se lavoriamo sulle stesse cose.

Non vendiamo solo prodotti o servizi

Siamo tutti diversi e quindi siamo liberi di trovare il nostro stile, la nostra voce, la nostra identità.
Siamo liberi di vendere il nostro modo di essere e lavorare oltre al nostro prodotto o servizio.
E va da sé che questo essere diversi ci costringe a pensare alle nostre strategie e a valutare i nostri risultati in modo soggettivo, senza confronti e senza paragoni.
Ogni viaggio è a sé e quindi ogni valutazione del lavoro svolto deve essere fatta guardando solo il nostro, con i paraocchi verso il mondo alzati quel po’ che basta a non farci venir la fregola e dire “Ma quello ha avuto risultati migliori dei miei” (perché non sappiamo che lavoro ha fatto in precedenza quell’altro a cui ci riferiamo, ma soprattutto perché non siamo quell’altro).

Vogliamo contatti

E che risultati vogliamo dal nostro lavoro sulla comunicazione?
Ma ovviamente vogliamo (vendite) contatti.
Nulla di più generale.
Il punto è che proprio perché ogni viaggio è a sé, anche ogni risultato ottenuto in quella specifica fase del nostro viaggio è a sé (se siamo all’inizio non possiamo aspettarci i risultati di chi è nel settore da anni!). Quindi è importante capire, in fase di stesura della strategia, che tipo di obiettivi possiamo ottenere.

Come capire che risultati aspettarsi dalla propria comunicazione?

Conoscete il metodo S.M.A.R.T., riferito agli obiettivi da darsi con la propria strategia?
Peter Drucker, ideatore del metodo S.M.A.R.T., dice che per stabilire se un obiettivo è valido deve soddisfare 5 criteri.
Deve essere:

S – Specific, specifico
M – Measurable, misurabile
A – Achievable, raggiungibile
R – Realistic, realistico
T – Time based, temporizzabile

Quando stabiliamo i nostri obiettivi in questo modo abbiamo un metro su misura per misurare i nostri risultati, se abbiamo scelto gli obiettivi giusti (e se ti serve una mano per stabilire i tuoi obiettivi o revisionare quelli che hai, dai un’occhiata a Bussola).
Se abbiamo lavorato bene per definire che tipo di obiettivi vogliamo ottenere con quell’azione (con un’inserzione a pagamento su Facebook Adv ad esempio), non avremo problemi a capire che tipi di risultati ci potrà dare.

Se siamo all’inizio della nostra attività, stiamo lanciando il nostro nuovo sito web e stiamo facendo conoscere la nostra nuova pagina Facebook è chiaro che non ci possiamo aspettare di realizzare delle vendite vere e proprie fin da subito.
Poi dipende da che tipo di bene o servizio vendi, ma anche vendendo bigiotteria da € 3,00 sarà difficile ottenere delle vendite da subito.
Perché il tuo pubblico ancora non ti conosce, non ha maturato una fiducia in te.
In termini markettari, non è ancora caldo.

I risultati “giusti”

Insomma, quando iniziamo a lavorare sulla nostra comunicazione, soprattutto se prima di allora non l’abbiamo fatto o non l’abbiamo fatto per bene (stabilendo una strategia e i suoi obiettivi) dobbiamo essere coscienti che i risultati che otterremo vanno valutati.
Che siano like, commenti, follower, messaggi privati, visualizzazioni al sito o alla landing page al quale vogliamo far arrivare il nostro pubblico, dobbiamo tenere a mente che i risultati sono soggettivi, che non possiamo paragonarli a nessun altro e che sono solo l’inizio (già positivo) di un viaggio unico e personale che si percorrerà nel tempo. E che per questo ci vuole pazienza.

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo sui social grazie ai pulsanti che trovi qui sotto e fammi sapere se anche tu per valutare i tuoi obiettivi usi il metodo S.M.A.R.T.

5 consigli per i tuoi blog post

5 consigli per i tuoi blog post

Il blog è uno degli strumenti più importanti per la nostra comunicazione online. Ci aiuta a farci conoscere, a raccontare chi siamo e cosa sappiamo fare.
Si tratta di uno strumento di marketing a tutti gli effetti, quindi il lavoro che facciamo non è solo quello di scrivere un post, ma anche cercare di diffonderlo e farlo arrivare sotto gli occhi di tutti coloro che vogliamo lo leggano. E che magari grazie ad esso ci scoprano.

Non occorre essere un esperto SEO per riuscirci. Basta seguire dei semplici accorgimenti, partendo fin dall’architettura dei contenuti che andremo a scrivere.

1 – Qual è la pepita?

Quando scriviamo un blog post partiamo da un’idea, da qualcosa che vogliamo raccontare o condividere. Sarà in linea con il nostro calendario editoriale (sul quale abbiamo già appuntato qual è il messaggio chiave da trasmettere) e rispetterà la nostra strategia di comunicazione.

Tuttavia dobbiamo stare attenti a non “perderci” durante la scrittura del post. Quindi teniamo bene a mente qual è l’argomento principale, “la pepita”, che vogliamo dare al nostro lettore per arricchirlo.
E teniamola bene a mente fin da subito, quando buttiamo giù la struttura dei post (come suddivideremo i vari paragrafi).
La pepita, molto facilmente, sarà anche la parola chiave che useremo anche per posizionare il nostro blog post con la SEO.

2 – Non stai parlando per te

Ricorda per chi stai scrivendo.
Sì, stai condividendo un pensiero o un concetto che tu conosci, ma non stai parlando con te, stai parlando ad un pubblico di persone che vuole capirti. E dal quale è nel tuo interesse farti capire.
Stai parlando alle tue personas.

Sai chi sono i lettori a cui ti rivolgi?
Hai un’idea chiara dei loro bisogni?

Prima di iniziare a scrivere, se non vuoi buttare i tuoi sforzi, fatti queste due domande e datti delle risposte chiare.
Un blog post deve essere utile, deve soddisfare un bisogno. Il blog del tuo sito non è un blog personale, ricordati che si tratta sempre di uno strumento di marketing. Quindi se hai ancora le idee confuse su chi siano i tuoi lettori parti da queste due domande per chiarire una volta per tutti per chi scrivi e per aiutarli a capire cosa e perchè.

3 – “La prima stesura è una merda”

Non lo dico io, lo disse Ernest Hemingway. 
Certo usava un linguaggio colorito, ma è rincuorante sapere che anche a lui i testi non riuscivano perfetti al primo colpo.
In effetti il testo definitivo di solito conserva ben poco della sua prima stesura.
Quindi non preoccupiamoci eccessivamente della forma quando inizi a scrivere, ma limitiamoci a scrivere e scongiurare il blocco da pagina bianca che potremmo avere se ci facciamo prendere dall’ansia da prestazione.
Il testo va scritto, riletto, corretto, rifinito, riscritto, riletto, ricorretto ancora e ancora. Fino a che non si è veramente soddisfatti.

Quindi dopo aver deciso la struttura del blog post non fermarti troppo a pensare alla forma e inizia a scrivere. Subito, di pancia. Tanto poi avrai modo di tornarci su e correggere tutte le sbavature che ti lasci dietro.

4 – Sviscera il tema del tuo blog post

Come a scuola. Te la ricordi la tua insegnante di Lettere, cosa ti insegnava?
Un tema si sviluppa in tre fasi.

  • Introduzione
  • Svolgimento
  • Conclusione

Ed è lo stesso anche per i tuoi blog post.
Con una differenza, se vogliamo scrivere un post SEO friendly: meglio suddividere “lo svolgimento” in sottotitoli.
A parte questo accorgimento, la struttura rimane la stessa.

Introduzione e promesse

L’introduzione del tuo post serve a spiegare brevemente di cosa tratta per catturare da subito l’attenzione del tuo lettore.
Qui è dove vai incontro ai suoi bisogni e gli fai una promessa: risolverò il tuo problema.

Svolgimento e fiducia

Lo svolgimento è il cuore del tuo post. È dove mantieni la tua promessa.
Non tergiversare, vai al punto.
Metodo K.I.S.S. (Keep it straight and simple)!
Dì quello che devi dire, dillo in modo chiaro e semplice e non perderti coi giri di parole.

Conclusione e richieste

E infine la conclusione. Qui è dove inserisci la tua CTA (Call to action).
Hai soddisfatto il loro bisogno, la loro curiosità. Ti sei guadagnato la possibilità di chiedere qualcosa in cambio.
Chiedi limpidamente cosa vuoi che il lettore faccia.
Vuoi che condivida il post? Che visiti una pagina del tuo sito? Che ti contatti? Che commenti? Che si iscriva alla tua newsletter?
Chiedilo chiaramente o il lettore difficilmente ci penserà da solo. Infondo lui ha già avuto ciò che voleva.

5 – Rilettura e revisione con la lente d’ingrandimento

Fatta la bozza 1, rivoluzionata e riscritta la bozza 2, arriverai alla versione… chiamiamola semi-definitiva di questo benedetto blog post.

Avrai la tua introduzione, i tuoi titoletti SEO friendly, i tuoi paragrafi sempre allineati al tema principale del post (la keyword che userai con SEO Yoast, se usi WordPress, per intenderci).
Hai scritto il tuo contenuto. Bene, ora si va a lavorare di fino.

Ti consiglio caldamente di stampare il tuo testo e leggerlo a voce alta.
A VOCE ALTA.
Non importa se lavori in un ufficio affollato, in un coworking, con altre persone che potrebbero prenderti per matta o infastidirsi.
Rileggi il tuo post a voce alta. Dai, saranno al massimo 3 minuti quelli che ti servono. E ti servono.

Rileggendo a voce alta ti sarà più chiaro:

  • se stai parlando in modo diretto e scorrevole,
  • se le frasi sono troppo lunghe,
  • se sono costruite in modo semplice,
  • se usi termini vuoti o modi di dire che non danno né tolgono nulla al testo,
  • se puoi unire o tagliare alcune parti che ti portano fuori dall’argomento centrale,
  • vedere se hai usato la formattazione adatta,
  • capire se ti risultano più utili degli elenchi, al quale non avevi pensato,
  • renderti conto se sei stato troppo autoreferenziale,
  • se il testo è “arioso” o se fa incrociare gli occhi (e quindi scappare il tuo lettore).

È a questo punto che potrai fare anche delle correzioni di stile e verificare se il tuo blog post è in linea con il tuo tono di voce e la tua identità. Se il modo che hai usato per scrivere quel pezzo ti rappresenta.

Il momento del titolo

Oh, e a questo punto puoi divertirti a trovare un titolo!
Sì sì, adesso puoi scrivere un titolo che funziona veramente. Ora che hai tirato fuori il tuo post al meglio. Ora che lo conosci come le tue tasche. Ora che il tuo lettore ti è chiaro in mente come se ti fosse davanti in carne ed ossa.
Questo è il momento giusto per dare il titolo al tuo blog post
Non prima, quando ancora non sai cosa scriverai.

La pratica rende perfetti

A volte è più difficile spiegare qualcosa piuttosto che farlo.
Certo, se si è all’inizio e non si è abituati a scrivere per il web e alle dinamiche del posizionamento organico sui motori di ricerca, seguire tutti questi consigli può diventare molto impegnativo.
E non sono neanche gli unici consigli che potrei darti, ma penso siano i principali.

Spero di averti fatto capire che se hai un’attività e vuoi farti conoscere online e dai tuoi possibili clienti, avere un blog popolato da post SEO friendly ti può veramente aiutare a raggiungere i tuoi obiettivi.

La verità è che la pratica rende perfetti e se all’inizio qualcosa ti risulta particolarmente difficile, col tempo diventerà più facile, fino a diventare automatico (e non dovrai rileggere lo stesso testo decine di volte).
La prima bozza probabilmente resterà una merda, come dice Hemingway, ma magari al secondo o terzo passaggio già riuscirai ad avere un blog post efficace da pubblicare.

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo sui social grazie ai pulsanti che trovi qui sotto e fammi sapere se sei già mettevi in pratica questi 5 consigli o se magari ne hai altri da aggiungere i miei.

Hai tutto quello che serve?

Hai tutto quello che serve?

Siamo all’inizio di un nuovo anno e, come quando ci prepariamo per un viaggio, prima di partire è meglio fare un rapido check di ciò che abbiamo messo nello zaino.

Prima di partire

Non è mania di controllo, serve avere le idee ben chiare prima di partire per un viaggio. Così come serve fare una buona analisi prima di decidere una strategia da seguire, quindi se non hai fatto un check prima di partire, ecco qui sotto 5 punti essenziali da rivedere prima di superare la soglia di casa e mettersi in cammino.
Del resto ad ogni avventura che si rispetti serve un’adeguata preparazione.

  • Obiettivi
    Ci sono viaggi che hanno delle mete specifiche.
    Città, località particolari, posti speciali. New York, la Normandia, Machu Picchu.
    Così anche il nostro viaggio ha bisogno di una meta, di obiettivi da raggiungere, o rischiamo di perderci lungo la strada.
    Stabiliscili prima di partire. Hai bisogno di avere ben chiari gli obiettivi prima di uscire di casa, zaino in spalla. Perché saranno loro che orienteranno i tuoi passi.
    Ho stabilito i miei obiettivi verso la fine dello scorso anno e su di essi ho deciso tutto ciò che andrò a fare nei prossimi mesi.
    I miei obiettivi sono la mia bussola, per non perdermi.
    Vanno scelti con attenzione e devono essere alla nostra portata, ben definiti e misurabili. Come fai a sapere se hai raggiunto quell’obbiettivo altrimenti?

 

  • Budget
    Si parlava di mete alla nostra portata, no?
    Se voglio andare a New York dovrò prendere un aereo, e come posso farlo se ho poco più di quattro spicci in tasca?
    I soldi influiscono sul nostro viaggio. C’è poco da fare.
    Sono come l’ago di una bilancia, per quanto sia scomodo ammetterlo. Sono il carburante che ci permette di continuare lungo il nostro percorso.
    Prima di partire, quindi, dobbiamo stabilire degli altri obbiettivi. Economici questa volta. Stabiliscilo ora, a inizio anno. Senza paura.
    E se hai bisogno di fare pace con loro (come me), molti mi hanno consigliato questo libro. Spero che ti possa aiutare.

 

  • Mappe
    Scelta la meta e capite le tue possibilità economiche, butta giù un itinerario.
    Se te lo stai chiedendo, sì, io sono una di quelle che programma tutto. Sono in grado di programmare anche dove andare a mangiare e stabilire in base agli orari dei bus quanto tempo stare dentro un museo per ottimizzare i tempi.
    Lo so, non sempre avere questa mania del controllo va bene. Rischia di farti perdere il bello dei viaggi. Ma devi avere un programma. Anche col tuo business. Ti serve per non perderti o andare fuori rotta.
    È così che organizziamo le nostre attività e stabiliamo nel dettaglio il nostro piano marketing ed il calendario editoriale della nostra comunicazione. E anche cosa ci porterà entrate e ci aiuterà a fare fatturato.
    Serve un piano, perché navigare a vista è pericoloso e rischi di restare impantanato.

 

  • Nello zaino
    Scarpe, vestiti, carica batterie, documenti, diario, libri, macchina fotografica. C’è tutto?
    Bene, ci siamo.
    Quando viaggi, porti nel mondo chi sei.
    Ti racconti e condividi le tue esperienze (perché un’avventura può essere bellissima anche da sola, ma non riesci a non raccontarla o a condividerla con qualcuno).
    Come condividi il tuo viaggio?
    Che canali usi?
    Ti sei chiesta se sono quelli giusti? Puoi fare un check e chiedere un consiglio.
    Non è mai sbagliato chiedere aiuto (o le indicazioni per strada, se ci siamo persi).
    Puoi decidere di farti un selfie da sola, con alle spalle la Statua della Libertà. O puoi scegliere di chiedere ad un passante di scattarti una bella foto che ti ritragga meglio e concentrarti nel mostrare il tuo bel sorriso. Infondo non sempre possiamo far tutto da sole.

 

  • Cibo
    Io non esco di casa neanche per fare la spesa senza una bottiglietta d’acqua in borsa. Davvero!
    Figuriamoci se possiamo affrontare un viaggio senza pensare a come nutrirci.
    Infondo è un bisogno fondamentale!
    Ora, che sia un bel panino col prosciutto, un corso di formazione che ti insegni qualcosa di nuovo o un momento di cura per noi stesse alle terme, l’importante è che ci sia.
    E mettilo nel tuo programma! Inserisci anche la serata al ristorante per concederti del buon cibo, il pomeriggio alla spa (o in giro a librerie e negozietti senza meta se prefersisci).
    Va bene nutrirci anche di attimi liberi.
    Datti spazio, alimenta così la tua creatività. Lasciati ispirare e respira. È un atto d’amore verso noi stesse. E non trasforma il nostro piacevole viaggio in una corsa a perdifiato.
    Alimentiamo così i nostri sogni e la nostra motivazione. O finiremmo non riusciremmo a muovere più di un passo.

Partenza

Bene, siamo pronte.
Possiamo partire. Via!
Nuovo anno, preparati perché sto arrivando!
No, aspetta… manca una cosa.

Ma ce l’hai già, non hai bisogno di tornare indietro a prenderlo.
Sta dentro di te. È il tuo messaggio, la tua natura, il tuo perché. È ciò che vuoi portare nel mondo. È il tuo “desiderio di avventura”, quello che ti ha fatto sognare questo viaggio e che ti ha dato la forza di fare il primo passo oltre la soglia.
Non dimenticartelo mai. È ciò che ti fa sorridere finché cammini verso le tue mete.
Magari non sorridi tutti i giorni, ma quel sorriso è sempre lì. Nascosto nell’angolo delle tue labbra, pronto ad uscire e a riempire di luce i tuoi occhi, quelli con cui guardi il mondo, e quelli attraverso il quale ti racconti.
È ciò che alimenta la tua storia. E i tuoi contenuti.
Perché la miglior strategia al mondo, senza dei buoni contenuti, non sta in piedi.
Serve la tua buona idea a tenere insieme il tuo piano di viaggio. Ed è da quella che devi attingere per fare davvero la differenza quest’anno, e vivere un’avventura meravigliosa.

Io ti auguro di cuore uno splendido inizio d’anno. E voglio citare (solo per questa volta) una delle mille frasi che ho visto girare su Facebook tra i miei contatti in piena febbre da auguri.
Tutti gli anni sono uguali se non si fa qualcosa per cambiarli”.

Comunicare “semplice”

Comunicare “semplice”

Ansia da pagina bianca?
Magari no, ma quello che scrivi è veramente il meglio del meglio?
O rileggendolo ti rendi conto di essere stata prolissa, di aver tergiversato per paragrafi prima di arrivare al punto?
O quella parola che era perfetta proprio non ti è venuta?
E le frasi come sono, forma attiva o passiva?

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Gli alleati del web marketing

Gli alleati del web marketing

Conoscete i KPI?
Sì? Bene, perfetto! Ci vediamo nel post della settimana prossima! Prometto che scriverò qualcosa di più interessante.
Se invece non li conosci, bene. Lascia che te li presenti.

Cosa sono i KPI

I KPI (key performance indicator) sono gli alleati del marketing.
Come i piccoli aiutanti di Babbo Natale.
Ti indicano l’andamento di un’azione che stai compiendo e puoi considerarli tuoi alleati perché ti segnalano quando le cose stanno andando bene (yuhuu! Continuiamo così!) o quando invece non stiamo raggiungendo l’obiettivo e dobbiamo inventarci qualche cosa per correggere il tiro.
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Le 3 identità del brand

Le 3 identità del brand

Quando pensiamo ad un brand come Apple, Barilla o Ferrari la prima cosa che ci viene in mente è un valore: design, famiglia, lusso.
Questo valore viene percepito in questo modo perché l’identità del brand è studiata e pensata attorno a questi valori. Tutta la sua comunicazione si sviluppa e cresce intorno alla sua identità.
Anzi alle sue identità. Quelle con cui il brand si racconta.
Vuoi sapere quali?
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Chi ha detto che sarebbe stato facile?

Chi ha detto che sarebbe stato facile?

C’è un ritornello che mi ripeto all’infinito in questi giorni:
“Chi ha detto che sarebbe stato facile?”.

Già, e chi l’ha detto?
Eppure lo avevano scritto e raccontato gli altri freelance, lo avevano detto che sarebbe stata dura, che questa non è una strada per tutti, che bisognava sgobbare e lavorare sodo per ottenere ciò che vogliamo.
Per qualche strana ragione però non immaginiamo mai davvero fino in fondo cosa significhi lavorare sodo quando si tratta di fare i freelance. (altro…)

Chi ha un perché sopporta ogni come

Chi ha un perché sopporta ogni come

Ogni grande impresa, ogni nuova avventura, per arrivare al successo ha bisogno di una cosa:
una buona ragione a sostenerla
.

È da poco passato il giorno della memoria e ogni anno quando penso a quel periodo storico penso ad una frase: “Chi ha un perché sopporta ogni come”.
Dopo averla sentita una volta in gioventù mi si è impressa nella testa ed è diventata una specie di mantra in cui credo profondamente.
Chi ha un forte perché può ottenere tutto ciò che vuole. (altro…)

Le controversie del vuoto comunicativo

Le controversie del vuoto comunicativo

Una cosa è chiara quando si parla di comunicazione:

il silenzio non è mai un buon segno.

Quando si cura la comunicazione del proprio brand e avviamo una newsletter, una pagina social o anche solo una sezione News nel nostro sito web facciamo una promessa.
Chi ci legge si aspetterà di sentir parlare di noi, di avere aggiornamenti, novità, tanto che ad un certo punto – se siamo bravi – potrebbe anche pretenderli.
Perché il silenzio non è un buon segno?
Perché manca quella promessa.
A meno che… (altro…)

Cosa rende una strategia vincente

Cosa rende una strategia vincente

Il viaggio più avvincente comincia stabilendo la meta.

Ho sentito parlare molto spesso di strategia in modo poco appropriato da parte di chi pensa di sapere come strutturare una strategia per la crescita dal proprio business.
A volte, in modo errato, si parte dall’azione da compiere e si porta avanti un piano di azione solamente tattico, cioè composto da una serie di azioni da compiere per ottenere qualcosa, scambiandolo per un piano strategico. Le due cose sono ben diverse e se da un lato capisco che sembra essere più pratico lavorare ad un piano più esecutivo, fatto da una lista di cose da fare, un calendario editoriale o una programmazione specifica, muoversi in questo modo non è mai una buona cosa da fare.
Manca un pezzetto prima.
Manca una visione d’insieme su quelli che sono veramente gli obiettivi che vogliamo raggiungere. (altro…)