Come scegliere un Social Media Manager?

Come scegliere un Social Media Manager?

CHI È E COSA FA UN SOCIAL MEDIA MANAGER?

Il social media manager è quello che cura la tua presenza online sui social media, quello che ti solleva dal peso di non sapere cosa pubblicare, quello che si occupa del Business Manager per te e ottimizza le tue campagne pubblicitarie per renderle il più efficaci possibile.

Il social media manager è il professionista che studia assieme a te una strategia di comunicazione e che, post dopo post, la realizza. È quello che ti mostra i dati della tua attività di comunicazione e te li spiega, te li traduce in modo che tu possa capirli e fare valutazioni e prendere decisioni.

Insomma è quello che “fa il lavoro sporco” per te, soprattutto se non ami stare sui social a spolliciare post o non ti senti in grado di raccontarti al meglio.

Cosa fa un Social Media Manager?

Te la faccio breve. Si occupa di:

  • strategia
  • pianificazione
  • community
  • pubblicità
  • reportistica

Sono queste 5 le attività principali che svolge un social media manager.

STRATEGIA

Partendo da un’analisi approfondita del tuo brand e dei canali già attivi (se ci sono), stabilisce assieme quali sono gli obiettivi da perseguire con l’attività di comunicazione sui social (stabilendo anche quali social è meglio presidiare e quali è meglio abbandonare, se necessario). Fatto questo, stila una strategia e prepara un “piano di battaglia”. Quello che in gergo viene chiamato piano editoriale.

Nell’analisi (una fase spesso sottovalutata) si va a capire:

  • quali sono le attività svolte finora
  • il target di riferimento (buyer personas, bisogni, touchpoint, ecc.)
  • cosa sta già facendo la tua concorrenza

PIANIFICAZIONE E COMMUNITY

Il piano editoriale comprende i calendari di pubblicazione (PED) dei singoli canali e le attività di advertising che verranno fatte (con i relativi budget).

Stabilito il piano editoriale e decise tutte le date di pubblicazione, il social media manager si concentra nella creazione dei contenuti. Testo, foto o video nel formato più idoneo e programmazione (o pubblicazione diretta).
Per farlo si può avvalere di una serie di tools, come Creator Studio, Hootsuite, Later, Postpickr o altre app di programmazione e gestione dei canali social.

Di questi e di altri aspetti della gestione dei canali social parlo nella mia nuova rubrica, SocialTIPS. Iscriviti per iniziare a riceverla da subito.

Non solo, compito del social media manager è anche gestire commenti ed eventuali messaggi privati che possono arrivare alla pagina o al profilo.
La gestione dei commenti e delle richieste è un compito importante per curare la community della pagina.

ADVERTISING

L’attività di advertising comprende:

  • La progettazione della campagna pubblicitaria, comprese le creatività (grafiche, foto o video) adatte al tipo di device e piattaforma nel quale verrà visualizzata l’ads (o inserzione),
    .
  • Scrittura di testi efficaci ai fini pubblicitari,
    .
  • Definizione del giusto obiettivo della campagna pubblicitaria,
    .
  • Definizione dell’audience più adatta a quella campagna per aumentare la visibilità dell’inserzione e migliorare l’efficacia dell’investimento fatto,
    .
  • Impostazione dei posizionamenti (posti dove l’inserzione verrà visualizzata) e della durata più adatti alla campagna di pubblicità.

REPORTISTICA

Gli sforzi dell’attività di comunicazione e della pubblicità vanno monitorati e i dati raccolti visionati e riportati per una successiva analisi dei risultati ottenuti.

Non solo, con i social media è possibile monitorare i dati in tempo reale anche durante una campagna di advertising.
Se la campagna sembra non ottenere i risultati sperati, il social media manager si occupa di effettuare azioni rafforzative o cambiamenti che possono variare e migliorare le performance della campagna in corso d’opera.

Le capacità di un Social Media Manager

Quindi, un buon social media manager che competenze deve avere?

  • Deve saper scrivere in modo efficace testi persuasivi in grado di allinearsi alla parte visual dei contenuti social
    .
  • Deve avere competenze grafiche (almeno basilari) per essere in grado di progettare e realizzare contenuti visivi efficaci
    .
  • Deve essere in grado di sfruttare le potenzialità degli strumenti di social media management (es. Business Manager), leggere i dati, interpretarli e proporre correttivi per azioni in corsi se necessario.
    .
  • Deve essere in grado di gestire risposte ai commenti, anche (e soprattutto) in caso di commenti negativi (crisis management).
    .

Costi e durata di un contratto con un Social Media Manager

E siamo arrivati al tasto dolente: i costi.
Sì, perché affidarsi ad un professionista costa (sempre meno che affidarsi “al cugggino”, mi dicono).

Marco Panichi fa un riassunto nel suo articolo di quanto costa avere un social media manager, riprendendo i passaggi degli articoli di Dario Pagnoni, Enrica Crivello e Giancarlo Sali.
L’investimento per avere un social media manager che si occupi per te della tua comunicazione sui social media può variare dai €300 ai €800 al mese (anche di più in alcuni casi), con un costo orario che varia dai € 30 – €40 all’ora.
La variante è il progetto in sé e quindi non è possibile dare una tariffa univoca. É comunque indiscutibile che avere un professionista che si occupa della tua comunicazione è un investimento da considerare come tale.

Una cosa che ritrovo in linea con quasi tutti i miei colleghi comunque è il fattore tempo.
La comunicazione sui social media non è come la pianta di zecchini d’oro di Pinocchio. La comunicazione sui social è qualcosa da curare con costanza nel tempo, come una piantina. Deve passare del tempo prima che questa possa crescere e offrirci i suoi frutti.
Allo stesso modo i risultati nella comunicazione online, e nello specifico sui social media, richiede pazienza e cura.
Ecco perché i contratti per la gestione dei canali social sono normalmente almeno di 3 mesi, meglio se 6 mesi. La durata varia da progetto a progetto e da strategia a strategia.
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Come scegliere un Social Media Manager?

Insomma, come si sceglie il social media manager giusto?

I parametri che mi sento di consigliarti sono:

  • Passione
    La passione viene prima di tutto, soprattutto nell’ambito della comunicazione. A maggior ragione se si parla di social media manager
  • Preparazione
    Questa è imprescindibile. La preparazione di un social media manager non si concentra solo nel funzionamento dei canali di comunicazione, ma spazia in molti altri ambiti della comunicazione (scrittura, grafica, empatia, gentilezza, capacità di analisi, abilità nel “rendere le cose semplici” e comprensibili).
    Deve inoltre essere in grado di scrivere e padroneggiare i contenuti relativi al settore di business della tua attività (anche a fronte di ricerche e materiale fornito dal cliente).
  • Serietà
    Il social media manager è un professionista, non ci si improvvisa. L’abilità di un social media manager è di dare voce ad un brand, con la sua identità, la sua voce, e raccontare la sua storia con il giusto tono di voce.
  • Budget disponibile
    Ogni professionalità ha il proprio valore. E questo valore va rapportato anche alla possibilità di sostenere questo investimento nel tempo.
    Non è una buona idea “iniziare e vedere come va” per poi abbandonare i propri canali social dopo pochi mesi. Quando si decide di curare la propria comunicazione online e sui social media si fa sul serio. E per non rischiare di sprecare soldi e risorse vale la pena capire cosa è possibile fare con il budget che si ha a disposizione.

Detto questo penso di averti detto tutto ciò che ti può servire per valutare correttamente un buon social media manager a cui affidare la tua comunicazione online.

Se sei alla ricerca di un social media manager freelance, posso aiutarti anche io!

CONNECT è il mio servizio dedicato al social media management.
Se vuoi saperne di più di ciò che posso fare per te, visita quella pagina!

Se hai dubbi in generale legati alla tua comunicazione puoi prenotare un’ora di consulenza con me (su Skype o di persona se sei della zona di Vicenza) e risponderò alle tue domande.

SocialTIPS

Se invece vuoi saperne di più di come scegliere i canali social, di strategie, dei vantaggi e svantaggi dei vari social media e di come integrarli nella tua comunicazione in autonomia, di questo parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
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È un problema dei social media?

È un problema dei social media?

Social media: amore e odio di questi tempi moderni.
Nel tempo ho sentito tante opinioni riguardo ai social, per lo più negative, e ciò mi ha portato a fare un ragionamento riguardo al ruolo che questi strumenti hanno nella nostra vita lavorativa, ma anche privata.

I social media ci portano ad alienarci

L’obiezione più recente che mi è stata fatta per giustificare la sfiducia nei social media riguarda proprio questo: il senso di alienazione.
Ma sono davvero i social ad alienarci?

Vi è mai capitato quell’imbarazzante momento in cui sei in treno, o alle poste, o in sala d’attesa dal dentista e quando alzi la testa dal tuo cellulare vedi che tutte (o quasi) le persone attorno a te sono a capo chino sul loro dispositivo, proprio come lo eri anche tu fino a poco prima?
Ecco. Forse l’alienazione non viene dai social media.
Forse il problema sono le nostre abitudini, non credi?
La verità è che non siamo più abituati a restare in attesa, a portare pazienza, ad aspettare. Ad annoiarci.
Così in treno non ci gustiamo più il paesaggio fuori dal finestrino o non cogliamo più l’occasione per scambiare due chiacchiere in attesa del nostro turno alla posta.

Non sono i social media a portarci all’alienazione. Siamo noi.
I social fanno solo quello per cui sono stati creati: ci intrattengono.

I social: uno strumento potente

Ma i social non sono nati (solo) per intrattenerci.
Sono uno strumento potente, capace di connettere e creare rete, relazioni tra persone (anche distanti geograficamente) che hanno qualcosa in comune. Qualcosa che li porta a legarsi.

È questa la loro forza: la connessione.
La possibilità di comunicare, di raccontarsi, di confrontarci con gli altri, di incontrare persone nuove e mantenere legami che col tempo e le distanze altrimenti sarebbero andati perduti.
I social media hanno un grande potenziale e per essere usato al meglio noi dobbiamo essere coscienti di come usarli per il meglio.
A partire dalla buona educazione, dal buon senso e dal rispetto verso gli altri utenti che vedranno i nostri contenuti.

La responsabilità di ciò che comunichiamo sui social

La citazione più famosa (o per lo meno la mia preferita) di Spiderman è

“Da grandi poteri vengono grandi responsabilità”.

Nel web e nei social media non dobbiamo smettere di essere persone rispettose degli altri.
Sia per evitare episodi diffamatori e di cyberbullismo, sia per comunicare in modo efficace con chi ci segue.

Chi pensa che i bulli siano nati con le tastiere forse si dimentica che questo problema non è nato con il web. È un problema della nostra società. Vecchi problemi, ma con nuovi confini.
Se i social hanno una colpa in questo meccanismo è solo quello di facilitare la diffusione di contenuti eticamente scorretti.
Siamo noi che non dovremmo perdere di vista il limite da non superare mai.
Il “mondo online” non è diverso dal “mondo reale”.

Allo stesso modo dobbiamo assumerci la responsabilità di condividere messaggi importanti, di valore, che possano lasciare qualcosa (di positivo) a chi li vedrà. Che sia per intrattenerli o per informarli. È quando condividiamo messaggi di questo tipo che sfruttiamo il massimo potenziale dei social media e comunichiamo responsabilmente.

Restare con i piedi per terra

Un’altra critica ai social che mi viene fatta è che sono una vetrina.
Che tutti cercano di mostrarsi per quelli che non sono. Che c’è gente falsa.
E forse in alcuni casi questo è un po’ vero.

Esporsi sui social non significa per forza mostrarsi perfetti, ma non dobbiamo nemmeno pensare che ciò che viene mostrato sui social sia tutta la verità.
Teniamo a mente che i social sono un canale di comunicazione.
Aiutano a veicolare un messaggio, a raccontare storie e per lo più ad avvicinare le persone per entrare in connessione con loro. O almeno, così dovrebbero.

Non serve a nulla accanirsi sul numero di follower, sui like alla pagina o all’ultimo post, sui cuoricini alla mia ultima foto su Instagram.
I social non dovrebbero essere usati come una vetrina, sono un mezzo per giungere ad un fine.

Soprattutto se si è un piccolo business, non ti serve a molto avere un sacco di follower se poi nessuno passa dai tuoi canali social al tuo sito web per acquistare ciò che offri.
I social sono strumenti a servizio di una strategia di comunicazione più ampia.
Non pensiamo che i social siano la nostra piazza.
Semmai sono più simili alle vie che conducono alla nostra vera piazza (ad esempio il sito web).
Ridimensioniamo il ruolo dei social e dei suoi numeri, quindi e domandiamoci “Che cosa vogliamo ottenere con la nostra comunicazione sui social media?”.
Si comincia così a strutturare una strategia di comunicazione e marketing.

In conclusione

Insomma i social non sono il male.
Siamo noi che dobbiamo usarli nel modo giusto.
Con rispetto, educazione e buon senso.
Siamo noi, con i nostri contenuti, che rendiamo i social un bel posto (oppure no).

E no, i social sono tutt’altro che inutili.
Sono degli alleati molto potenti della tua comunicazione, ma come ogni cosa vanno usati bene, con responsabilità e per un buon motivo.
Non si sta sui social solo “per il gusto di starci”. Si sta sui social quando si vuole ottenere qualcosa e quel qualcosa deve essere chiaro.

Se stiamo sui social dobbiamo cercare di condividere contenuti di valore, che arricchiscano chi ci legge. Che gli lascino qualcosa di buono.
Questa è l’unica vera strada per crescere sui social (sì, anche con i numeri). Con pazienza, costanza e avendo ben chiaro in testa qual è il nostro vero obiettivo.

SocialTIPS

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Essere sui social: Linkedin

Essere sui social: Linkedin

Linkedin: Il social per i professionisti

Dopo aver parlato di Instagram e Facebook è il turno del social dei professionisti.

Linkedin è il principale social network a carattere professionale. Una piattaforma dedicata agli utenti che vogliono parlare del proprio lavoro, dei temi ad esso collegati e che vogliono conoscere altri professionisti con il quale avviare discussioni legate a questo aspetto della loro vita.

Negli ultimi anni Linkedin è cresciuto velocemente, diventando uno strumento molto utile per cercare e trovare lavoro.
Molti sono gli utenti che spulciano tra i vari annunci in cerca di nuove opportunità e collaborazioni.
Pensare a Linkedin come un luogo dove cercare unicamente lavoro però è riduttivo, perché come già detto Linkedin è soprattutto un social network. Come ogni social infatti il suo potenziale sta nelle connessioni che si creano tra i vari utenti. 

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Vantaggi di Linkedin

Diversi professionisti popolano questa piattaforma e il vero potenziale di Linkedin, in breve, sta proprio in questo.
Curare il proprio profilo, mostrare e dimostrare le proprie competenze e creare rete è il motivo principale per cui un professionista dovrebbe scegliere di essere su questa piattaforma.

Su Linkedin non si mostrano prodotti, non si vendono articoli, non si condividono video di gattini e non si spolliciano i post come non ci fosse un domani.
Su Linkedin si mostra la propria professionalità, si dimostra la propria serietà e passione per il proprio lavoro, si consigliano contenuti di valore dopo averli valutati e dopo averne condiviso i punti di vista.
Un atteggiamento completamente diverso da Facebook o Instagram che hanno invece come scopo quello di intrattenere.

Un profilo professionale

Il profilo di Linkedin appare un po’ come se fosse un curriculum vitae (e lo è), ma non raccoglie solo l’elenco delle tue esperienze lavorative, di ciò che hai studiato e delle scuole che hai frequentato.
Ti permette di inserire un riepilogo, che ha lo scopo di raccontarti e presentarti in poche righe, e di elencare qui le tue competenze, che possono essere confermate da coloro che hanno lavorato con te. E raccoglie le tue attività recenti, come post pubblicati, condivisi e commentati. Questo per mostrare a chi visita il tuo profilo i tuoi interessi e le tue opinioni riguardo ai temi che ti piacciono.

Una rete di contatti con cui fare networking

Come già detto, la forza di Linkedin sta nella rete. È infatti piuttosto semplice mettersi in contatto, tramite messaggio privato, con un determinato professionista. Questo tipo di interazione è molto importante, molto più rispetto ad altri social, perché da questo tipo di messaggi è molto probabile che possano nascere offerte di lavoro concrete o richieste di collaborazioni serie anche con brand molto prestigiosi.

Linkedin è la piattaforma perfetta per permettere a questo tipo di relazioni di nascere e realizzarsi. Per questo, quando si chiede di collegarsi tra professionisti è buona norma scrivere due righe di presentazione e non inviare semplicemente la richiesta di collegamento. Ciò che si vuole ottenere da questo legame è un contatto ed è quindi molto più efficace iniziare da subito avviando una conversazione.

Partecipare a discussioni su temi del tuo settore

Ci sono numerosi gruppi di discussione per ogni settore e tema di nicchia. Su Linkedin la possibilità di condividere risultati lavorativi e successi è facilitata dal tipo di pubblico, che richiede questo tipo di contenuti. Una nuova avventura imprenditoriale, un nuovo impiego, una nuova idea business, un dibattito riguardo al tema del momento sono esattamente il tipo di contenuti che interessano agli utilizzatori di Linkedin.

In breve, Linkedin è il posto perfetto dove lavorare al proprio personal branding, sia come dipendente che come libero professionista.

collaboratori, potenziali clienti ed eventuali fornitori

Si deve considerare Linkedin come una grande “vetrina di professionisti”, grazie al quale si può trovare un nuovo lavoro, fare rete con altri colleghi, attrarre potenziali clienti o valutare eventuali fornitori.

Profilo personale e Pagina Aziendale

E se si è un’azienda e non solo un professionista? C’è la pagina aziendale.
Utile per gestire team di dipendenti e collaboratori, condividere post o articoli e ovviamente per fare pubblicità.

La pubblicità su Linkedin, va detto, è molto più costosa rispetto a Facebook, Instagram e social della casa Zuckerberg.
Questo proprio per la portata della piattaforma nel quale gireranno gli annunci e il tipo di pubblico, fortemente interessato anche ai contenuti sponsorizzati.

In conclusione

Chi sceglie di essere presente su Linkedin?
Chi lavora come dipendente (nonostante le remore che alcuni possono avere, in quanto “essere su Linkedin” spesso indica anche il guardarsi intorno nel mercato del lavoro e questo può avere delle ripercussioni nelle dinamiche interne all’azienda attuale), gli imprenditori che sono sempre attenti alle tematiche di mercato e spesso navigano molto su questo social anche grazie al network di contatti internazionali e i liberi professionisti che lavorano con altri liberi professionisti.
Insomma tendenzialmente il B2B, ma non solo.
La variabile, come sempre, è il target al quale ci rivolgiamo, perciò anche per questo social vanno fatte una serie di considerazioni prima di decidere se integrarlo nella propria comunicazione o meno.

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Essere sui social: Facebook

Essere sui social: Facebook

Facebook funziona ancora?

Ma vale ancora la pena puntare su Facebook nel 2020?
La risposta breve è sì. Ne parlo anche in questo articolo e in questo articolo.

La risposta lunga è che, sebbene la crescita di Facebook sia in calo e molti utenti si stiano spostando su altre piattaforme (tipo Instagram o Tik Tok) il social blu è ancora quello con il maggior numero di iscritti al mondo. É comunque un canale che va valutato in fase strategica, in base anche al pubblico che si vuol raggiungere e agli strumenti che si ha a disposizione (in termini di tempo e budget).

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Contenuti organici o a pagamento?

Come dicevamo per un business essere su Facebook resta un’opportunità.
Tuttavia per esserci al meglio è necessario affiancare ai contenuti organici anche un budget destinato alle campagne di advertising a pagamento, perché sempre di più la visibilità sul social blu sta diventando a pagamento.
L’algoritmo mira a mostrare ai suoi iscritti i contenuti che più possono interessarlo.
Lo stesso Facebook ha dichiarato che l’obiettivo è “dare il messaggio giusto, alla persona giusta, al momento giusto”.

Ad oggi Facebook è il social con il maggior numero di iscritti al mondo e perciò la concorrenza per quella visibilità è più alta rispetto a qualche anno fa.
Detto questo, è facile comprendere che per una pagina Facebook oggi è difficile raggiungere tutti i suoi iscritti. Più il numero di follower sale più si abbassa la portata organica dei post.
Ecco perché se si vogliono raggiungere tutti gli iscritti e attrarne altri per far crescere la pagina è indispensabili affidarsi anche alle ads a pagamento.

Se si ha un business essere su Facebook è una scelta strategica da fare con questa consapevolezza: i post organici non bastano più, neanche se pubblicati con costanza.
Ad un calendario di contenuti organici va per forza affiancato un budget destinato ai contenuti a pagamento.

I 3 pilastri per avere successo su Facebook

Ho parlato in questo articolo dei 3 pilastri per il successo su Facebook, che sono Audience, Messaggio e Budget.

Chiarito il perché di avere un budget, come valutare bene gli altri due pilastri?
Se la tua pagina è all’inizio è presto detto: vanno attratte le persone giuste lavorando prima di tutto sulla creazione delle cosiddette personas al quale ti rivolgi con la tua comunicazione.
Se la tua pagina esiste da un po’ e hai una fan base da cui partire, domandati se quella fan base è azzeccata. Come? Partendo dai dati.

Ogni pagina Facebook ha la possibilità di accedere alle proprie Insights di pagina e agli Audience Insights (soprattutto se hai una fan base consistente).
Altri dati interessanti possono venire dalle campagne adv fatte in precedenza.

Quando ci rivolgiamo al nostro pubblico è importante avere ben chiaro con chi stiamo parlando. Che argomenti suscitano maggior interesse? Che tipo di contenuto funziona meglio?
Il nostro post deve esser scritto pensando a chi lo leggerà. Dobbiamo infatti cercare di attrarre la sua attenzione, di coinvolgerlo, offrendogli il giusto messaggio. Vicino ai suoi bisogni e inerente la nostra attività. Ecco perché è importante lavorare sulla definizione del proprio target e sulle personas identificative del nostro pubblico.

Facebook ADS: struttura, formati e obiettivi

Riguardo alle Facebook Ads si potrebbe dire molto, ma ora ho solo 3 cose importanti da dire:

1.Fatele impiegando il Business Manager

Il Business Manager sembra uno strumento difficile, macchinoso, per tecnici (e lo è), ma è anche il modo migliore per impostare la vostra pubblicità su Facebook, Instagram, Messenger e Audience Network. E quindi per spendere meglio possibile i vostri soldi.

No, non è lo stesso che cliccare sul bel pulsante blu “Promuovi” e “Metti in evidenza il post”. Perché?
In un caso reagiamo ad un suggerimento che ci da Facebook (che non è una onlus e ci vende così i suoi servizi di adv proprio come qualsiasi altra azienda) nell’altro invece decidiamo di svolgere un’azione supportati da una strategia e con un preciso obiettivo da raggiungere.
Senza contare il livello di personalizzazione completamente diverso che abbiamo quando usiamo il Business Manager, che non è solo uno strumento “per fare ads a pagamento su Facebook”.
Di fatto è uno strumento di marketing e promozione molto potente, con tanto di collegamenti al nostro sito web (tramite il Pixel), valutazione dei risultati, integrazione di cataloghi e vetrine prodotti e molto altro.

2. Anatomia di una campagna “a scatole”

Per capire le campagne ads di Facebook bisogna pensarle come a delle scatole.
Ci sono 3 scatole. Una dentro all’altra.La prima è la scatola della Campagna.
Bella, grande. È quella con una bella etichetta su che dice “Cosa vuoi ottenere” (obiettivo della campagna) e con quale budget (i soldi che ci metti su per raggiungere quell’obiettivo).

Dentro c’è una seconda scatola: quella del chi, del come e del quando (pubblico, posizionamenti e durata). Si chiama, in modo molto poco intuitivo, Gruppo di inserzionisti. Qui si impostano per bene le caratteristiche della tua audience, dove e per quanto tempo vuoi far vedere le tue inserzioni.

Inserzioni che sono contenute nella terza scatola, quella dove vengono inserite le ads vere e proprie, ovvero i contenuti pubblicitari che vorremo mostrare al nostro pubblico.
Ci sono formati diversi e sono:

  • Foto singole
  • Video
  • Raccolte di immagini
  • Slideshow
  • Carosello

Sui vari formati e i diversi obiettivi delle campagne puoi trovare maggiori informazioni qui: facebook.com/business/ads-guide.
.

3. L’inserzione che funziona: creatività, test e dati

No, non c’è una ricetta magica per creare l’inserzione perfetta.
Solo l’esperienza (e la pazienza) ti permetteranno di affinare di volta in volta le tue inserzioni per renderle più efficaci per il tuo pubblico.Fai dei test, soprattutto all’inizio. Non puoi sapere a priori come andrà una campagna, o una serie di campagne. Inizia facendo delle prove, datti 6 mesi di tempo per capire come il tuo pubblico reagisce ai tuoi contenuti. Cosa apprezza di più o di meno, cosa puoi migliorare. Non dare per scontato i risultati, perché i dati che otterrai potranno sorprenderti.

Dati alla mano ti sarà più facile capire anche quanto far durare una campagna. Magari scoprirai che dà risultati migliori col tempo. O al contrario, che dopo 5 giorni perde di efficacia e “scade” perché il tuo pubblico non la trova più interessante. Magari un formato risulta essere più coinvolgente e non è detto che siano i video.

 

Un’inserzione efficace parte dai test ed è supportata dai dati, ma deve avere una forte componente visuale e creativa. Deve attrarre, coinvolgere e non interrompere e annoiare chi la vede. Deve essere pensata, tenendo presente dove verrà vista (formati verticali, orizzontali, quadrati, caroselli, eccetera).

 

Insomma…

Essere su Facebook è sicuramente parte di un lavoro e una visione più grande. Non è un social da curare a singhiozzi se si vogliono avere buoni risultati.
Un’ultima cosa mi preme dire: come con ogni altra azione (non solo sui social) serve tempo per ottenere buoni risultati. Serve costanza, per guadagnarsi riconoscibilità e fiducia nel tuo pubblico. Serve qualità di contenuti, perché altrimenti quella fiducia ce la giochiamo subito. Serve non perdere di vista i propri obiettivi e ricordarsi di darsi obiettivi realistici, perché le persone non sono sui social per comprare ma per distrarsi.
Essere sui social, anche su Facebook, è un lavoro che non può essere fatto nei ritagli di tempo.

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Essere sui social: Instagram

Essere sui social: Instagram

Essere sui social

Perché essere sui social? E su quali social? Come li scelgo?
Queste decisioni per chi ha un business sono il risultato di un’analisi preliminare e di una scelta strategica. Non ce lo ordina il dottore di stare sui social, ma è indubbio che sono un importante strumento di marketing e come tale va trattato.

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Il bello di Instagram

Instagram è un social estremamente visuale.
Nasce per essere un luogo dove essere creativi, mostrare la propria visione delle cose e raccontare la propria storia attraverso un’immagine e una breve didascalia.
Non mira a collegare tra loro punti del web (con link, integrazioni, ecc.) come fanno Facebook e altri social. Non per niente sono molto pochi i posti dove possiamo inserire link esterni, ovvero il link in bio e le stories con lo “Swipe up” (ma solo dopo aver raggiungo i 10.000 follower). Questo dimostra come Instagram miri a tenerti dentro i suoi confini, di come voglia intrattenerti e spingerti ad interagire con ciò che ti offre piuttosto che andare all’esterno a cercare nuovi stimoli.

Raccontare storie

La prima delle cose caratteristiche di Instagram è il raccontare storie.
È il momento storico delle storie (dello storytelling), anche grazie alla crescita esponenziale di questo social che vuole metter al centro le foto più che le parole.

Cosa c’è di meglio di una storia per intrattenere qualcuno e portarlo a restare con te?
Abbiamo bisogno di storie. Storie che ci trascinino per qualche attimo fuori dalla nostra quotidianità, che ci facciano mettere il naso dentro la vita di qualcun altro. Storie che ci raccontino un’emozione, una sensazione, che ci travolgano con il senso di novità che a volte sembra mancarci.
Da sempre le storie funzionano perché, anche se sono storie di qualcun altro, non possiamo fare a meno di cercare di riconoscere la nostra vita in quella degli altri e di vederla con i loro occhi.
Siamo attratti da questi contenuti e in effetti sono le storie meglio raccontate.

Largo alla creatività

Come dicevo prima, Instagram è nato per essere un luogo dove poter esprimere la propria creatività. Soprattutto mediante supporti visivi. Più immediati e coinvolgenti.
Luce, impostazione fotografica, colori sono tutti mezzi per raccontare una storia. Anche a parole visto che una foto funziona molto meglio se accompagnata da un testo ad essa collegato.

Ciò che viene più apprezzato infatti è il modo nel quale tu racconti la tua storia. Come mostri il tuo stile. Ma anche se Instagram è un social soprattutto visivo, le parole sono importanti
I profili aziendali che funzionano sono quelli che curano la propria brand identity, che le danno voce, colori e suoni. Quei profili che vogliono avvicinare e parlare degli altri.

Quindi, 3 cose da tenere a mente per curare il proprio profilo Instagram:

  1. Avere foto belle, scelte per essere armoniose tra loro magari
  2. Raccontare un valore, un messaggio che vale la pena leggere
  3. Profilo curato, preparato per raccontare il nostro stile

Le connessioni

Il vero valore intrinseco di Instagram sono le connessioni.
Le interazioni tra i loro utenti. I messaggi, i commenti e i follow.
Con i social media numeri e persone hanno cambiato distanza e dimensione.
Una persona normalissima può parlare a un sacco di persone e perdere di vista quante siano veramente le persone che la possono ascoltare.
Per valutare correttamente i numeri si dice spesso “Immagina quelle stesse persone dentro ad una stanza”. Forse 1000 follower non saranno più tanto poche una volta che si fa questo paragone.

Ciò che veramente crea valore è la qualità di quei follower. Meglio “pochi ma buoni” che tanti con cui non riesco a dialogare o che mi seguono e non sanno neanche il perché. Come in molte cose, anche su Instagram la qualità ha più valore della quantità.
E quand’è che un contatto è buono?
Quando riesci a dialogare con lui.
Non per nulla l’algoritmo stesso considera nei suoi parametri commenti e messaggi privati (DM) nel suo calcolo perché è lì che veramente si mostra la qualità delle relazioni che hai instaurato.

Cose meno belle su Instagram

Come in ogni cosa, ci sono lati belli e lati meno belli.
Te li elenco brevemente qui, ma su questo argomento dedicherò un’intera mail su SocialTips quindi se vuoi approfondire iscriviti.

  • Numeri: non facciamoci ossessionare dai numeri.
    Ricordiamoci di metterli in relazione con i nostri obiettivi di marketing. E soprattutto non è una gara!
  • Obiettivi sbagliati: parlavo di obiettivi di marketing. È importante darsi gli obiettivi giusti e non farsi distrarre dalle vanity metrics (numero like o follower).
  • Canali sbagliati: dicevo, stare su un social è una decisione strategica. Fare una buona analisi ci permette di capire se Instagram è il social giusto per il nostro settore di business.

Due parole sull’algoritmo di Instagram

Il 2016 è l’anno della svolta per Instagram
Prima i post apparivano in ordine cronologico sulla nostra schermata principale.
Dopo l’ordine di foto e video è iniziato ad essere soggetto ai calcoli di un nuovo algoritmo che ha come obiettivo quello di mostrarci ciò che più ci interessa.

Perché questo cambiamento?
Io credo che sia perché Instagram stava crescendo molto e con il “vecchio sistema” cronologico si rischiasse di perdere una gran quantità di post che potenzialmente potevano interessarci e di vedere invece quelli di coloro che ci interessavano di meno.
L’algoritmo infatti ha l’obiettivo di mostrarci in alto i post che desideriamo vedere, che più ci coinvolgono.

Quali sono i fattori che interagiscono con questo fantomatico algoritmo?

  1. Interesse
    vi mostra ciò che vi piace in base ai vostri gusti (analizzando il vostro comportamento sulla piattaforma).
    .
  2. Tempismo
    l’ordine cronologico non è sparito sebbene Instagram cerchi di fare una media tra i nuovi contenuti e quelli che, anche se un po’ vecchiotti, non ci vorremmo perdere.
    .
  3. Relazione
    danno la precedenza ai post di coloro con il quale abbiamo un legame. Amici su Facebook, parenti, persone che ci hanno lasciato like, commenti e soprattutto coloro con il quale ci siamo sentiti in privato (Direct Message).

  4. Frequenza
    cioè quante volte apriamo Instagram. Ogni volta l’algoritmo ricalcola i contenuti da mostrarti. Chiaramente se aprite l’app una volta al giorno Instagram farà una selezione di tutto ciò che potrebbe interessarti. Se l’aprite 100 volte al giorno invece potrà calcolare molti più contenuti da mettere in alto nel feed perché si aspetta che tu voglia vedere sempre cose nuove che ti possono interessare.
    .
  5. Persone che seguite
    se seguite poche persone è più facile che voi vediate molto, o tutto, quello che pubblicano. Se ne seguite tante invece Instagram fa in modo che riusciate a vedere un po’ di tutto, dando la precedenza a coloro che più vi interessano (con i parametri sopra riportati)
    .
  6. Utilizzo
    anche il modo e il tempo che impieghiamo sui social ricade nell’algoritmo di Instagram. Se lo apriamo spesso ma per poco tempo Instagram cercherà di mostrare subito in alto ciò che ti può interessare. Se invece passi ore a scrollare la home andrà più in profondità e mostrerà più cose che vi possono interessare.

 

Molto del funzionamento (soprattutto dell’algoritmo) l’ho capito grazie ad articoli online, a IgersItalia e a questo libro, che se ti interessa il tema ti consiglio di leggere.

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3 pilastri per il successo su Facebook

3 pilastri per il successo su Facebook

Come dicevo nel post della scorsa settimana, Facebook è ancora un grande alleato per quei piccoli business che hanno bisogno di emergere ed entrare in contatto con i propri clienti, curare la propria fan base e interagire con loro.
Che sia per fare marketing o per far crescere la propria visibilità con una strategia di comunicazione.
Ma come fare ad avere una strategia vincente e promuoversi nel modo giusto sul grande social blu?

Sono 3 i pilastri su cui fondare il tuo successo: audience giusta, messaggio giusto e budget giusto.

L’AUDIENCE GIUSTA

Prima di cercarla su Facebook dovresti averla ben chiara in testa, ma fatto questo Facebook ti permette di creare inserzioni pubblicitarie ad hoc per coloro che vuoi raggiungere.
Una piccola nota: quando una pagina nasce viene naturale consigliarla ad amici e parenti per partire e sperare che si inneschi il passaparola. Tuttavia questa non è la migliore delle strategie. In men che non si dica ti troveresti con un sacco di persone che ti seguono “per amicizia” (o per curiosità), ma che non hanno veramente intenzione di diventare tuoi clienti. Perché non è un loro bisogno che stai soddisfando, ma il tuo (di avere un almeno un follower). Se all’inizio si può chiudere un occhio, a lungo andare questo può diventare un problema e rendere inutili i tuoi sforzi, non credi? Quindi, prima di tutto io darei una “spulciata” alla tua fan base.
La cosa migliore che puoi fare per attrarre pubblico è creare per loro un’esperienza piacevole sui tuoi social media e condividere notizie che possano interessarli, di una certa rilevanza (che farà contento anche l’algoritmo).
Partire da questo punto (chi vuoi raggiungere) è la base per una strategia vincente su Facebook.

UN MESSAGGIO FORTE E CHIARO

Come dicevo prima, l’altra cosa da curare assolutamente nella comunicazione sulla tua pagina è il tuo messaggio.
Certo, Facebook ti può creare l’opportunità di superare alcune difese e aprire una breccia nella corazza del tuo pubblico (come dicevamo la settimana scorsa), ma se quello che hai da dire non è rilevante o non è spiegato in modo chiaro non verrà ascoltato.
Quindi, punto due della tua strategia: individua un messaggio per la tua audience che sia chiaro e rilevante e riversalo sul mondo. In diversi modi, declinazioni e formati. Repetita iuvant (“la ripetizione aiuta”).

UN BUDGET APPROPIATO

Non ti aspetterai che un’impresa come Facebook faccia beneficienza, vero?
Come dicevo, la mole di dati che Facebook raccoglie ha un valore. Quel valore è importate per te (e per Facebook) perché è il bene che loro ti vendono.
Quindi ogni azione di pubblicità su Facebook ha un costo. Non è gratis. Un singolo post senza promozione pubblicitaria può raggiungere una piccola percentuale del pubblico che ti segue (non di tutto Facebook, solo tra coloro che ti seguono). Quindi se vuoi emergere e far crescere la tua audience un po’ di pubblicità te la dovrai fare e dovrai investire una piccola somma per questo.
Sarà comunque una cifra sostenibile (decisamente inferiore agli investimenti in comunicazione di un’azienda) e resterà comunque un investimento che ti renderà molto di più e su cui avrai un maggiore controllo. E che se ben modulato può portarti un ritorno molto importante in termini di visibilità, contatti (iscrizioni alla tua newsletter e interazioni sul social) e di acquisizione clienti.
Certo, può essere un limite, soprattutto se sei all’inizio e hai zero budget, ma se c’è un’investimento che vale la pena fare per la tua pubblicità, molto probabilmente è questo.

La chiave per far fruttare questo investimento resta comunque una: conoscere la tua audience, capire dove si trova (su che canali) e che messaggi sono rilevanti per loro.
Fatto questo, col budget disponibile, si cerca di intercettare più persone possibili.

A MIA IMMAGINE E SOMIGLIANZA

Insomma lo avrai capito. Io sono una di coloro che spezza una lancia a favore di Facebook di fronte allo scetticismo e all’incapacità di vederne i vantaggi per un business. 
È vero, ha dei limiti, come ogni cosa. Come utente è una mia responsabilità “pulire” la mia bacheca da tutte quelle notizie che non mi piacciono. Non occorre bloccare persone, togliere amicizie o altro. Basta dire a Facebook che non vuoi più vedere le notizie di quella persona (vai sul suo profilo e vai su “Segui”>”Smetti di seguire”, ad esempio).
Come business ho la possibilità di avere uno strumento estremamente potente e se voglio sfruttarlo appieno devo conoscerlo.
Ricordiamoci che il suo punto di forza è la connessione, tra persone che stanno qui e persone che stanno dall’altra parte del mondo, quindi se dobbiamo pensare ad una strategia dobbiamo tenerne debito conto

Spezziamo una lancia a favore di Facebook

Spezziamo una lancia a favore di Facebook

Se ne dicono tante contro il social blu: che è finito, che ci si trova solo gente che inveisce contro altra gente, che ormai è un social per vecchi.
Mentre per l’ultimo punto potrei anche essere d’accordo (in favore di Instagram e Youtube ad esempio, dove gli utenti più giovani si stanno spostando), sugli altri due ho qualcosa da dire.

Non è un social per vecchi

Tutte le volte che qualcuno mi dice che non usa più facebook o non vuole più investire su facebook perché è un social che “non gli piace visto che è frequentato da gente che ha sempre da inveire contro gli altri” e che ormai “è un social che sta morendo e che non gli porterebbe niente” mi fermo sempre a far riflettere queste persone su un paio di cose.
La prima è che Facebook è un canale, non un fine. Si tratta sempre di tenere una visione più dall’altro e ricordarsi che non stiamo su Facebook come persone ma come business. E che in realtà bisogna riconoscere a Facebook alcune grandi conquiste.

Ha completamente rivoluzionato le nostre abitudini

Ora anche i nostri genitori hanno un profilo Facebook (e mi verrebbe da dire anche i nonni più tecnologici, per alcuni). Si tratta di un social network che ha cambiato il nostro modo di vivere la giornata.
Pensate a quante volte state guardando la tv (altra rivoluzione delle abitudini quotidiane delle persone) e finite con il tirarvi vicino il cellulare e controllare una notifica o addirittura essere voi che per noia andate a fare uno scrolling infinito della sezione Notizie di Facebook.
Ormai questo essere multitasking è diventato parte della nostra quotidianità. Personalmente posso non apprezzare questo trend, ma mi tocca ammettere che è una realtà. E questa realtà è nata con Facebook e si è estesa a macchia d’olio con gli smartphone.
Solo un dato per darvi un’idea: per una percentuale altissima di persone che navigano su internet Facebook è ancora il browser principale di accesso alla connessione. Significa che è la prima pagina che aprono appena accedono a internet e che dalle notizie su Facebook dirigono la loro ricerca. Sulla base degli stimoli proposti dalle notizie sulla loro sezione Notizie.
Dite che questo è poco?

Questo che significa per un business?
Che le abitudini delle persone ci aprono spontaneamente una porta per mostrare loro qualcosa che ci riguarda. Un appiglio, un amo, un piccolo aggancio per solleticare la loro curiosità.

Si va su Facebook per cazzeggiare

Dato quanto scritto sopra questa è una conseguenza logica. Chi userebbe Facebook come primo sito da visitare o chi sbloccherebbe il suo cellulare per scrollare la sua app se non una persona che non ha molto di meglio da fare? (O una persona che cerca di evadere da quello che dovrebbe fare?).
Parliamo di come i social risucchino il nostro tempo, ma perché sono fatti apposta per farlo. Sono diventati mezzi di intrattenimento, che navighiamo senza metterci tanta attenzione.

Questo che significa per il business?
Che le persone che stanno su Facebook hanno le difese abbassate.
Navigano distrattamente, alla ricerca di appigli che catturino la loro attenzione (di cui parlavo sopra) e che noi possiamo intercettare facilmente individuando intelligentemente il nostro target e i suoi bisogni e passioni. Intercettando così una domanda latente.

Facebook ha una grandissima mole di dati

Tutti i mi piace, le pagine che visiti, i commenti che lasci, tutte le attività che fai e le informazioni che condividi sono dati preziosi che Facebook raccoglie.
La cosa più incredibile è che gli utenti forniscono questi dati spontaneamente. Condividere momenti, preferenze, passioni e idee e rimanere in connessione con gli altri è l’idea di base di Facebook. È il motivo per cui le persone sono su Facebook. Tuttavia queste informazioni sono preziosissime se sei un business che vuole promuoversi su questo canale.

Questo che significa per il business?
Una cosa importantissima: ti da la possibilità di arrivare alle persone giuste, con il messaggio giusto e al momento giusto (quando hanno le difese abbassate, come detto prima). In pratica è come se ti permettesse di creare una porticina minuscola che supera la barriera difensiva delle persone e di far passare il tuo messaggio sotto la corazza, dove il terreno è più fertile. Chiamaci poco.

Un piccolo spoiler

Per chi vuole promuovere la propria attività e acquisire visibilità quindi Facebook è ancora un grande strumento per farsi pubblicità e acquisire contatti e interazioni con il proprio pubblico e attrarre dei possibili clienti in target!
Ma cosa serve per avere una strategia vincente e promuoversi nel modo giusto sul grande social blu?
Ne parleremo meglio nel post della settimana prossima, ma ti lascio un piccolo spoiler: target, messaggio e budget.

Hai tutto quello che serve?

Hai tutto quello che serve?

Siamo all’inizio di un nuovo anno e, come quando ci prepariamo per un viaggio, prima di partire è meglio fare un rapido check di ciò che abbiamo messo nello zaino.

Prima di partire

Non è mania di controllo, serve avere le idee ben chiare prima di partire per un viaggio. Così come serve fare una buona analisi prima di decidere una strategia da seguire, quindi se non hai fatto un check prima di partire, ecco qui sotto 5 punti essenziali da rivedere prima di superare la soglia di casa e mettersi in cammino.
Del resto ad ogni avventura che si rispetti serve un’adeguata preparazione.

  • Obiettivi
    Ci sono viaggi che hanno delle mete specifiche.
    Città, località particolari, posti speciali. New York, la Normandia, Machu Picchu.
    Così anche il nostro viaggio ha bisogno di una meta, di obiettivi da raggiungere, o rischiamo di perderci lungo la strada.
    Stabiliscili prima di partire. Hai bisogno di avere ben chiari gli obiettivi prima di uscire di casa, zaino in spalla. Perché saranno loro che orienteranno i tuoi passi.
    Ho stabilito i miei obiettivi verso la fine dello scorso anno e su di essi ho deciso tutto ciò che andrò a fare nei prossimi mesi.
    I miei obiettivi sono la mia bussola, per non perdermi.
    Vanno scelti con attenzione e devono essere alla nostra portata, ben definiti e misurabili. Come fai a sapere se hai raggiunto quell’obbiettivo altrimenti?

 

  • Budget
    Si parlava di mete alla nostra portata, no?
    Se voglio andare a New York dovrò prendere un aereo, e come posso farlo se ho poco più di quattro spicci in tasca?
    I soldi influiscono sul nostro viaggio. C’è poco da fare.
    Sono come l’ago di una bilancia, per quanto sia scomodo ammetterlo. Sono il carburante che ci permette di continuare lungo il nostro percorso.
    Prima di partire, quindi, dobbiamo stabilire degli altri obbiettivi. Economici questa volta. Stabiliscilo ora, a inizio anno. Senza paura.
    E se hai bisogno di fare pace con loro (come me), molti mi hanno consigliato questo libro. Spero che ti possa aiutare.

 

  • Mappe
    Scelta la meta e capite le tue possibilità economiche, butta giù un itinerario.
    Se te lo stai chiedendo, sì, io sono una di quelle che programma tutto. Sono in grado di programmare anche dove andare a mangiare e stabilire in base agli orari dei bus quanto tempo stare dentro un museo per ottimizzare i tempi.
    Lo so, non sempre avere questa mania del controllo va bene. Rischia di farti perdere il bello dei viaggi. Ma devi avere un programma. Anche col tuo business. Ti serve per non perderti o andare fuori rotta.
    È così che organizziamo le nostre attività e stabiliamo nel dettaglio il nostro piano marketing ed il calendario editoriale della nostra comunicazione. E anche cosa ci porterà entrate e ci aiuterà a fare fatturato.
    Serve un piano, perché navigare a vista è pericoloso e rischi di restare impantanato.

 

  • Nello zaino
    Scarpe, vestiti, carica batterie, documenti, diario, libri, macchina fotografica. C’è tutto?
    Bene, ci siamo.
    Quando viaggi, porti nel mondo chi sei.
    Ti racconti e condividi le tue esperienze (perché un’avventura può essere bellissima anche da sola, ma non riesci a non raccontarla o a condividerla con qualcuno).
    Come condividi il tuo viaggio?
    Che canali usi?
    Ti sei chiesta se sono quelli giusti? Puoi fare un check e chiedere un consiglio.
    Non è mai sbagliato chiedere aiuto (o le indicazioni per strada, se ci siamo persi).
    Puoi decidere di farti un selfie da sola, con alle spalle la Statua della Libertà. O puoi scegliere di chiedere ad un passante di scattarti una bella foto che ti ritragga meglio e concentrarti nel mostrare il tuo bel sorriso. Infondo non sempre possiamo far tutto da sole.

 

  • Cibo
    Io non esco di casa neanche per fare la spesa senza una bottiglietta d’acqua in borsa. Davvero!
    Figuriamoci se possiamo affrontare un viaggio senza pensare a come nutrirci.
    Infondo è un bisogno fondamentale!
    Ora, che sia un bel panino col prosciutto, un corso di formazione che ti insegni qualcosa di nuovo o un momento di cura per noi stesse alle terme, l’importante è che ci sia.
    E mettilo nel tuo programma! Inserisci anche la serata al ristorante per concederti del buon cibo, il pomeriggio alla spa (o in giro a librerie e negozietti senza meta se prefersisci).
    Va bene nutrirci anche di attimi liberi.
    Datti spazio, alimenta così la tua creatività. Lasciati ispirare e respira. È un atto d’amore verso noi stesse. E non trasforma il nostro piacevole viaggio in una corsa a perdifiato.
    Alimentiamo così i nostri sogni e la nostra motivazione. O finiremmo non riusciremmo a muovere più di un passo.

Partenza

Bene, siamo pronte.
Possiamo partire. Via!
Nuovo anno, preparati perché sto arrivando!
No, aspetta… manca una cosa.

Ma ce l’hai già, non hai bisogno di tornare indietro a prenderlo.
Sta dentro di te. È il tuo messaggio, la tua natura, il tuo perché. È ciò che vuoi portare nel mondo. È il tuo “desiderio di avventura”, quello che ti ha fatto sognare questo viaggio e che ti ha dato la forza di fare il primo passo oltre la soglia.
Non dimenticartelo mai. È ciò che ti fa sorridere finché cammini verso le tue mete.
Magari non sorridi tutti i giorni, ma quel sorriso è sempre lì. Nascosto nell’angolo delle tue labbra, pronto ad uscire e a riempire di luce i tuoi occhi, quelli con cui guardi il mondo, e quelli attraverso il quale ti racconti.
È ciò che alimenta la tua storia. E i tuoi contenuti.
Perché la miglior strategia al mondo, senza dei buoni contenuti, non sta in piedi.
Serve la tua buona idea a tenere insieme il tuo piano di viaggio. Ed è da quella che devi attingere per fare davvero la differenza quest’anno, e vivere un’avventura meravigliosa.

Io ti auguro di cuore uno splendido inizio d’anno. E voglio citare (solo per questa volta) una delle mille frasi che ho visto girare su Facebook tra i miei contatti in piena febbre da auguri.
Tutti gli anni sono uguali se non si fa qualcosa per cambiarli”.

Suona le pause

Suona le pause

Uno dei dilemmi di chi ha un’attività è riuscire a trovare il tempo per curare anche la propria presenza online.
E quando lo troviamo quel tempo… ci manca l’ispirazione.
È frustrante. Demotivante. E finisci col dirti “Ma non mi sento di avere nulla da dire. Devo raccontare qualcosa per forza?”.
Bene, se ti sei ritrovata almeno una volta in questo loop lascia che ti liberi la coscienza: No, non occorre raccontare qualcosa per forza. Se non hai nulla da dire, non dire nulla.
Ma questo non significa che tu debba lasciare i tuoi canali muti.

(altro…)

Cosa rende una strategia vincente

Cosa rende una strategia vincente

Il viaggio più avvincente comincia stabilendo la meta.

Ho sentito parlare molto spesso di strategia in modo poco appropriato da parte di chi pensa di sapere come strutturare una strategia per la crescita dal proprio business.
A volte, in modo errato, si parte dall’azione da compiere e si porta avanti un piano di azione solamente tattico, cioè composto da una serie di azioni da compiere per ottenere qualcosa, scambiandolo per un piano strategico. Le due cose sono ben diverse e se da un lato capisco che sembra essere più pratico lavorare ad un piano più esecutivo, fatto da una lista di cose da fare, un calendario editoriale o una programmazione specifica, muoversi in questo modo non è mai una buona cosa da fare.
Manca un pezzetto prima.
Manca una visione d’insieme su quelli che sono veramente gli obiettivi che vogliamo raggiungere. (altro…)

Fatti leggere

Fatti leggere

La comunicazione più efficace è la comunicazione semplice.

Ci fa risparmiare tempo, è immediata e si fa capire subito.
Nessuna rilettura del testo, nessuna incomprensione.
Frasi lisce, che scivolano via con il flusso dei pensieri.
Queste sono in generale le linee guida di una comunicazione semplice.
“Facile!” penserai “Che ci vuole?”.
Mmmh… è davvero così?
Scrivere semplice non vuol dire scrivere con spontaneità.
La semplicità non è spontanea, si tratta piuttosto di scrivere con naturalezza.
Come mi ha insegnato Luisa Carrada.

Non chiamiamola semplicità.
Chiamiamola naturalezza.
Tutto il contrario della spontaneità.
Piuttosto, la bella copia di quanto diremmo parlando.

Luisa Carrada

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Web marketing e Social Media Marketing: consigli utili

Web marketing e Social Media Marketing: consigli utili

I social, questi familiari esseri oscuri…
Come funzionano? Come ottenere più like e commenti? Come essere più visibile? Come sfruttarli al meglio per avere successo nel mio business?
Sto facendo un corso in questi giorni proprio sui social media ed ho capito che quando parliamo di social, a livello business, parliamo di visibilità, di interazione e di web marketing. (altro…)