Chi ha detto che sarebbe stato facile?

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C’è un ritornello che mi ripeto all’infinito in questi giorni:
“Chi ha detto che sarebbe stato facile?”.

Già, e chi l’ha detto?
Eppure lo avevano scritto e raccontato gli altri freelance, lo avevano detto che sarebbe stata dura, che questa non è una strada per tutti, che bisognava sgobbare e lavorare sodo per ottenere ciò che vogliamo.
Per qualche strana ragione però non immaginiamo mai davvero fino in fondo cosa significhi lavorare sodo quando si tratta di fare i freelance.

Ti serve avere degli obiettivi

Per non perdere la bussola ho imparato che serve, sì, avere ben chiaro il perché fai qualcosa, come ti raccontavo la scorsa settimana, ma anche dove si sta andando. Sia a lungo termine ma anche a breve termine.
Ecco perché avere degli obiettivi, macro e micro, è importante quando si è all’inizio del proprio business.

Avere ben chiaro verso cosa mi sto dirigendo mi permette di mantenere la concentrazione e soprattutto la motivazione alta. Questo mi aiuta a continuare ad andare avanti.
E i momenti no?
I dubbi?
Le paure?

Un aiuto nei momenti no

Ce ne sono sempre, fanno parte del gioco. Sono quei momenti di cui si discuteva qualche paragrafo più su. Quelli che quando ce li raccontano non li comprendiamo fino in fondo.
Quando ci capitano però, paure, dubbi e angosce rischiano di farci rallentare o bloccare del tutto.

“Ma cosa sto facendo?”
“Magari sto sbagliando tutto?”
“Ho lanciato il sito web, aperto i miei social…. e ora? Questa è la famosa fase “dei grilli”?”
Personalmente, questi sono dubbi e domande che mi sono fatta spesso ultimamente.
Quello che mi ripeto però è la frase di cui parlavo all’inizio.
Un po’ come se fosse la me stessa del futuro, serena felice e realizzata, a sorridermi e canzonarmi bonariamente:
“Ma chi l’ha mai detto che sarebbe stato facile?”

Riprendere la salita

E mi vado a rileggere tutti i post scritti da altre freelance e professioniste che stimo, che cercano di avvertirmi e di farmi capire che per arrivare in cima alla montagna non bastano le belle parole. Non ci sono scorciatoie. Non ci sono aiuti, né strade asfaltate dove mettersi a fare l’autostop in attesa che qualcuno ti accompagni comodamente verso la cima.
Per arrivare in cima alla vetta si deve scalare per davvero la montagna, andare avanti anche se in salita, sudare, scivolare, graffiarsi mani, gomiti, ginocchia, piangere e avere momenti di sconforto magari, perdersi, essere lì lì per mollare, ma alla fine prima di farlo tirare fuori la mappa, veder dove siamo, vedere cosa ci manca ancora da fare e dare un ultimo sguardo alla vetta.
Bella, luminosa, che profuma di libertà e successo.

E se risenti dentro di te l’ebbrezza, la voglia, il desiderio di non gettare alle ortiche ciò che hai fatto finora perché aveva un senso, allora come me rimetterai la mappa nello zaino, ti asciugherai le lacrime, magari accetterai qualche compromesso e ti metterai l’anima in pace se hai fatto qualche errore – fanno parte del viaggio anche loro – e riprendi ad andare avanti.

Non è facile.
La scalata è solitaria. Sempre. Che lavori da sola o in team.
E scivolerai, e avrai altri momenti no. E ritirerai fuori quella mappa, darai una scorsa ai tuoi obiettivi e andrai avanti.
Finché il tuo corpo non si abituerà al cambiamento, alla salita, alla fatica e sulla tua mappa ci saranno più mini traguardi raggiunti che ancora da fare.

Ecco perché, soprattutto all’inizio è importantissimo avere sì la motivazione giusta ma anche una mappa di obiettivi che ti ricordi sempre dove sei e dove stai andando.
Sarà il tuo cuore a ricordarti il perché.

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