non andartene docile in quella buona notte

La strada per i nostri sogni

Nel mondo che vorrei…

È capitato anche a te di pensare “Mi piacerebbe cambiare vita” o “Altro che quelle persone che riescono addirittura ad annoiarsi, se avessi tempo io farei questo, quello, quell’altro…”.
Lo hai pensato anche tu, vero?
Sembra sempre una questione legata al tempo. Invece, a ben pensarci, credo che sia una questione più legata al bisogno. Anzi, alla tenacia.

Del resto nessuno ha mai detto che fosse facile realizzare i propri sogni, mentre invece farli e basta è una delizia, una fuga dalla realtà in cui viviamo, ma sono quel qualcosa che ci da forza, grinta e tenacia appunto.

L’insidia dei sogni ad occhi aperti

Se non vogliamo che diventino una scusa, ma un vero cambiamento però dobbiamo portarli nella nostra realtà e “sporcarli”.
Io i miei li ho raccolti tutti in cartelline e buste di plastica e chiuse in fondo all’armadio – letteralmente – e non li ho più tirati fuori fino a qualche mese fa.
Plichi di fogli, risme e risme di carta imbrattata di grafite e inchiostro, e mi sono fermata a leggerli. Vecchi diari, schemi di storie, scalette, poesie, fogli pentagrammati di quando andavo a scuola. Neanche mi ricordavo più di aver scritto da me una canzone, suonandola con la chitarra – che non so neanche più tenere in mano – e tutto d’un tratto mi sono domandata “Quanti armadi sono diventati i cimiteri dove abbiamo sepolto i nostri sogni?“.
Quando ero una ragazzina sentivo di avere tanto da dire, da raccontare, sentivo di avere storie nella testa, personaggi che scalpitavano per uscire e prendere vita.
Non è che non ho più niente da dire, ma quei sogni hanno perso vigore, tenacia.
E si sono sbiaditi.

Cosa nutre i nostri sogni

Quindi sì, i sogni possono morire.
Muoiono se non li nutriamo.
E cosa nutre i nostri sogni se non la tenacia, la forza, la determinazione, e la testardaggine a volte?
Credo che sia il bisogno di fare qualcosa, di rispondere ad una chiamata che viene da dentro a dar loro energia.
Ma non solo.

Penso che sia questo che ha alimentato i miei sogni negli ultimi 365 giorni,
Sognavo la libertà, dalla mia Gabbia, e l’ho ottenuta. Ma quando è successo è stato come una secchiata di acqua gelida, che ha spento tutto l’entusiasmo, la grinta e la tenacia che avevo.
Era un sogno realizzato a metà.

Ma questo nuovo anno mi ha portato novità improvvise.
Alcune belle, altre un po’ meno, ma forse in tutto questo ho qualcosa da imparare.
Qualche cosa da ritrovare.
Un’amica mi ha detto “Non aver paura di ciò che la vita ti mette davanti. Afferra ogni opportunità che ti può dare qualcosa, che sia nel bene o nel male. Questo lo si vedrà strada facendo. Infondo non hai niente da perdere”.
Ho delle amiche molto sagge, per fortuna. Perciò ho capito come prendere dal verso giusto ciò che mi ha messo davanti la vita.

Per questo 2018 ho deciso di accettare una nuova sfida, inaspettata, ma forse provvidenziale.
Forse alcuni sogni non si realizzano solo attraverso la strada che noi decidiamo per loro.
Forse alcuni sogni hanno bisogno di avere la nostra fiducia e tracciano da soli una strada per realizzarsi e noi dobbiamo solo avere fede e seguirla.

Dal mio film preferito

L’altro giorno mi è capitato di rivedere uno dei miei film preferiti: Interstellar.

Uno dei miei film preferiti è Interstellar di Christopher Nolan

E mi sono messa a pensare alla legge di Murphy, “Tutto quello che può andar male, andrà male”.
Così carica di pessimismo, offre una visione delle cose completamente nera, senza scampo.
Ma se ho imparato una cosa in questi miei 30 anni è che le cose non sono mai tutte bianche o tutte nere.

Quindi voglio vederla alla Interstellar, come Cooper la spiega a sua figlia :
Tutto quello che può succedere, succederà”. Sia nel bene che nel male.
Nel dialogo Cooper le spiega che a lui e a sua moglie questo non dispiaceva per niente… e devo dire che non dispiace neanche a me.

E sempre guardando Interstellar ho trovato anche qualcosa, quel qualcosa che mi piacerebbe avere “nel mondo che vorrei”, quel qualcosa che alimenta i sogni come un carburante: la tenacia.
E l’ho trovata in una poesia.
L’ho trascritta e stampata e appesa sulla mia bacheca.
Come monito per questo 2018. Penso che si rivelerà particolarmente calzante.

È la poesia che il professor Brand cita quando Cooper e la squadra di scienziati sta partendo per dirigersi verso il wormwole e lascia la Terra, armati solo di speranza e di sogni.
Una poesia di Dylan Thomas.
Una poesia potente.
E l’ho scelta per ricordare a me, ma anche a te se ne senti il bisogno, “di non andartene docile in quella buona notte”.

Non andartene docile in quella buona notte,
I vecchi dovrebbero bruciare e delirare quando cade il giorno;
Infuria, infuria, contro il morire della luce.

Benché i saggi sappiano che la tenebra è inevitabile,
visto che dalle loro azioni non scaturì alcun fulmine,
Non se ne vanno docili in quella buona notte,

Gli onesti, con l’ultima onda, gridando quanto fulgide
le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

Gli impulsivi che il sole presero al volo e cantarono,
imparando troppo tardi d’averne afflitto il percorso,
Non se ne vanno docili in quella buona notte.

Gli austeri, in punto di morte, accorgendosi con vista cieca
che gli occhi spenti potevano gioire e brillare come meteore,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

E tu, padre mio, là sulla triste altura, ti prego,
Condannami o benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose.
Non andartene docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati contro il morire della luce.

Quando la lessi per intero la prima volta, quando me l’andai a cercare, mi fece venire la pelle d’oca e mi infuse una carica incredibile.
Non andartene docile in quella buona notte. Infuriati, infuriati contro il morire della luce”.

Perché è di questa energia che si alimentano i sogni, come le stelle morenti.
Come il desiderio di sentirsi vivi fino all’ultimo respiro.
“Non andartene docile in quella buona notte”, non lasciar dissolvere i tuoi sogni tra le mani.
Reagisci, “infuriati contro il morire della luce”.
Sapete che credo alla parola dell’anno.
Per essere più specifica, diciamo che credo all’atteggiamento da avere per ottenere qualcosa.
Perché credo nella legge dell’attrazione.

L’anno scorso come parola dell’anno mi ero data “Basta scuse”.
Non è proprio una parola, ma un monito, che mi è servito anche di più.
Quest’anno voglio darmi questa poesia come monito.
Perché non me ne voglio andare docile in quella buona notte, e mi infurio, mi infurio contro il morir della luce.

E spero che possa farlo anche tu nella strada per realizzare i tuoi sogni e finire col vivere davvero “nel mondo che vorresti”.

Cooper: Ero io, Murph… ero io il tuo fantasma.
Murph, [da anziana]: Sì, lo so. Ma non mi volevano credere, pensavano che avessi fatto tutto da sola. Ma… io sapevo chi era. Nessuno voleva credermi, ma sapevo che saresti tornato.
Cooper: Come?
Murph, [da anziana]: Perché il mio papà me l’aveva promesso.

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