Come creare adv efficaci con il Business Manager

Come creare adv efficaci con il Business Manager

Cosa serve per fare advertising sui social?

Fare pubblicità sui social, in particolare Facebook, e mettere qualche soldino su dei contenuti da promuovere è sempre più comune.
In parte per abbattere le barriere degli algoritmi e in parte per arrivare più facilmente a quella fetta di pubblico che, per interessi e caratteristiche, sono il target ideale della nostra comunicazione online.

Ma come fare advertising? E come farla bene?
La risposta breve è che per fare pubblicità sui social, Facebook e Instagram, ti serve:
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  1. Una strategia
    Del perché ti serve una strategia ne ho già parlato in alcuni post precedenti (come questo ad esempio), ma per farla breve hai bisogno di capire cosa vuoi ottenere dalla tua comunicazione sui social.
    Chiarito l’obiettivo puoi stabilire dei KPI (key performance indicator) che ti aiuteranno a capire se sei sulla strada giusta o se stai andando fuori rotta e procedere con la pianificazione delle azioni da compiere.
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  2. Gli strumenti giusti
    Nel caso della pubblicità su Facebook e Instagram lo strumento migliore è il Business Manager.
    Per chi non lo conoscesse, il Business Manager è uno strumento fornito da Facebook stesso che ti permette di fare una serie di cose utili per il tuo marketing  come creare cataloghi prodotti, gestire le inserzioni pubblicitarie, istallare il Pixel sul tuo sito per fare retargeting e remarketing e molto altro.
    In particolare in questo caso ci interessa la Gestione delle inserzioni pubblicitarie.

Come funziona la gestione delle inserzioni sul business manager

Business Manager è lo strumento migliore per creare delle adv veramente efficaci.
Le adv (campagne pubblicitarie) vengono create con Gestione Inserzioni, una delle funzionalità che trovi dentro al Business Manager.

Aperto Gestione Inserzioni ci troveremo una schermata divisa in tre schede:

  • Campagne
  • Gruppi di inserzionisti (o Audience)
  • Inserzioni

Questi tre gruppi sono i tre elementi che compongono le campagne di advertising.
La gerarchia degli elementi è questa.

Una campagna stabilisce l’obbiettivo che si vuole raggiungere con quell’azione pubblicitaria e contiene i Gruppi di inserzionisti (o Audience).
I Gruppi di inserzionisti (un nome che in realtà può trarre in inganno) raccoglie al suo interno la definizione del pubblico target della campagna e i posizionamenti, ovvero i posti nel quale l’inserzione verrà visualizzata.
L’inserzione è di fatto la vera e propria parte creativa. Può essere in diversi formati di contenuto visuale (video, immagine, carosello, slideshow e altri) e il testo associato al contenuto visuale. Contiene quasi sempre un pulsante con un invito all’azione (call to action) a seconda dell’obiettivo della campagna.

SocialTIPS

Di come essere sui social, di strategie e advertising sui vari social media parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
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Business Manager sì, Business Manager no

All’inizio Business Manager può sembrare (e lo è) uno strumento complesso da usare.
Tuttavia è la strada giusta per investire in pubblicità sfruttando al massimo il potenziale delle inserzioni pubblicitarie. 
Fare advertising con Business Manager ha molti più vantaggi che sfruttare il pulsante “Promuovi” o “Metti in evidenza”.
Perché? Ecco alcuni motivi:

  • Crei un’inserzione partendo da un “suggerimento” di Facebook e non da una strategia.
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  • Con il pulsante “Promuovi” hai la possibilità di far girare il tuo post solo sulla piattaforma nel quale l’hai pubblicato (Facebook o Instagram).
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  • Promuovendo un post già pubblicato non hai modo di lavorare sulla creatività  (contenuti visivi e testuali) in modo da rendere più efficace la tua inserzione a seconda dei vari dispositivi (dimensioni schermo, ad esempio) nel quale girerà il tuo contenuto.
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  • Non avrai modo di raffinare con attenzione l’audience che andrai a colpire, cosa che invece puoi fare molto più nel dettagli con il Business Manager.

E questi sono solo alcuni dei motivi per cui per fare advertising in modo veramente efficace devi usare il Business Manager.
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Fasi della creazione delle campagne

E come si fa a creare una campagna di advertising con il Business Manager?

Dei vari passaggi su come creare campagne pubblicitarie efficaci si sono scritti libri. Io a questo ho dedicato un’intera mail della mia rubrica di SocialTIPS, ma in breve ecco come si procede.

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Livello “Campagna”:

  • Scelta obiettivo campagna
    Sono 11 gli obbiettivi che Business Manager ti propone all’inizio dell’impostazione di una campagna pubblicitaria.
    Scegliere il giusto obiettivo determina anche i dati che verranno raccolti da Business Manager e l’azione che l’utente sarà invitato a fare. Quindi questa è una fase molto importante.
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Livello “Gruppi di inserzione”:

  • Scelta del pubblico
    Al livello Gruppo di inserzione si seleziona il tipo di pubblico da intercettare.
    Pubblico targettizzato, pubblico simile (lookalike), liste provenienti dalle nostre newsletter e possiamo addirittura caricare delle audience personali, ad esempio l’elenco dei nostri clienti.
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  • Scelta del posizionamento
    Creando le nostre adv con il Business Manager possiamo mostrare le nostre inserzioni su:
    – Facebook
    – Instagram
    – Messenger
    – Audience Network
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  • Imposta budget e durata campagna
    Sempre a questo livello si impostano durata e budget della campagna.
    Capire quando mettere su una campagna e per quanto tempo è un discorso complesso, che varia a seconda del budget totale a disposizione per il marketing e al tipo di contenuto da promuovere.
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Livello “INSERZIONE

  • Creatività nell’inserzione
    A questo livello si possono creare delle nuove inserzioni o decidere di promuovere dei post già esistenti (in quest’ultimo caso, attenzione, poiché i post già pubblicati non si possono personalizzare a questo punto).
    I formati principali sono i seguenti, sebbene ci siano altri formati specifici (Collection per gli ecommerce e Playable per le app, ad esempio):
    1. Immagine
    2. Video
    3. Carosello
    4. Slideshow

.Consigli

Quindi, quali sono i consigli che lascio per migliorare e rendere più efficaci le proprie campagne adv sui social di Facebook e compagnia?
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  • Test per i primi mesi
    I primi mesi sono utili per fare dei test e sperimentare cosa funziona bene per un audience e cosa con un’altra oltre che per capire come e quanto promuovere i propri post. 
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  • Differenziare le inserzioni di una campagna
    Può essere utile distinguere due tipi di creatività a seconda dei posizionamenti sul quale vogliamo essere presenti.
    Ad esempio se voglio differenziare ciò che mostro su Facebook da quello che mostro su Instagram.
    Per farlo consiglio di creare sotto la stessa campagna più Gruppi di inserzioni con le loro inserzioni e creatività specifiche.
    O ancora possiamo affiancare più inserzioni in diversi formati (es. video e carosello)
  • Testi e lunghezza dei copy
    C’è chi sconsiglia di usare testi lunghi.
    Chi invece invita a non usare le emoticons.
    È mia opinione che l’obiettivo con le campagne di advertising sia portare l’utente a compiere un’azione.
    Per farlo la cosa più importante da fare è usare un linguaggio semplice.
    Gli emoji possono aiutarci a far arrivare più facilmente un messaggio o a organizzzare meglio il testo. Ovviamente senza esagerare.
    Allo stesso modo la lunghezza del testo è relativa e può essere facilitàta proprio dal simbolismo delle emoji.
    Senza contare che, se un testo è scritto in modo chiaro e scorrevole, un testo lungo può invitare all’azione proprio perchè in grado di entrare in empatia con l’utente.
    Ricordiamoci che l’obiettivo è sempre far fare un’azione (il click) all’utente.
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  • Chiari inviti all’azione
    Per farlo però gli inviti all’azione devono essere chiari.
    Teniamolo sempre presente quando prepariamo i testi delle nostre adv.
    Il nostro obiettivo è che l’utente compia l’azione desiderata.
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  • Coerenza
    Ultimo, ma non per importanza, un occhio al tono di voce e all’identità di brand.
    Anche quando facciamo advertising dobbiamo restare in linea con la voce del nostro brand.

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Come scegliere un Social Media Manager?

Come scegliere un Social Media Manager?

CHI È E COSA FA UN SOCIAL MEDIA MANAGER?

Il social media manager è quello che cura la tua presenza online sui social media, quello che ti solleva dal peso di non sapere cosa pubblicare, quello che si occupa del Business Manager per te e ottimizza le tue campagne pubblicitarie per renderle il più efficaci possibile.

Il social media manager è il professionista che studia assieme a te una strategia di comunicazione e che, post dopo post, la realizza. È quello che ti mostra i dati della tua attività di comunicazione e te li spiega, te li traduce in modo che tu possa capirli e fare valutazioni e prendere decisioni.

Insomma è quello che “fa il lavoro sporco” per te, soprattutto se non ami stare sui social a spolliciare post o non ti senti in grado di raccontarti al meglio.

Cosa fa un Social Media Manager?

Te la faccio breve. Si occupa di:

  • strategia
  • pianificazione
  • community
  • pubblicità
  • reportistica

Sono queste 5 le attività principali che svolge un social media manager.

STRATEGIA

Partendo da un’analisi approfondita del tuo brand e dei canali già attivi (se ci sono), stabilisce assieme quali sono gli obiettivi da perseguire con l’attività di comunicazione sui social (stabilendo anche quali social è meglio presidiare e quali è meglio abbandonare, se necessario). Fatto questo, stila una strategia e prepara un “piano di battaglia”. Quello che in gergo viene chiamato piano editoriale.

Nell’analisi (una fase spesso sottovalutata) si va a capire:

  • quali sono le attività svolte finora
  • il target di riferimento (buyer personas, bisogni, touchpoint, ecc.)
  • cosa sta già facendo la tua concorrenza

PIANIFICAZIONE E COMMUNITY

Il piano editoriale comprende i calendari di pubblicazione (PED) dei singoli canali e le attività di advertising che verranno fatte (con i relativi budget).

Stabilito il piano editoriale e decise tutte le date di pubblicazione, il social media manager si concentra nella creazione dei contenuti. Testo, foto o video nel formato più idoneo e programmazione (o pubblicazione diretta).
Per farlo si può avvalere di una serie di tools, come Creator Studio, Hootsuite, Later, Postpickr o altre app di programmazione e gestione dei canali social.

Di questi e di altri aspetti della gestione dei canali social parlo nella mia nuova rubrica, SocialTIPS. Iscriviti per iniziare a riceverla da subito.

Non solo, compito del social media manager è anche gestire commenti ed eventuali messaggi privati che possono arrivare alla pagina o al profilo.
La gestione dei commenti e delle richieste è un compito importante per curare la community della pagina.

ADVERTISING

L’attività di advertising comprende:

  • La progettazione della campagna pubblicitaria, comprese le creatività (grafiche, foto o video) adatte al tipo di device e piattaforma nel quale verrà visualizzata l’ads (o inserzione),
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  • Scrittura di testi efficaci ai fini pubblicitari,
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  • Definizione del giusto obiettivo della campagna pubblicitaria,
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  • Definizione dell’audience più adatta a quella campagna per aumentare la visibilità dell’inserzione e migliorare l’efficacia dell’investimento fatto,
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  • Impostazione dei posizionamenti (posti dove l’inserzione verrà visualizzata) e della durata più adatti alla campagna di pubblicità.

REPORTISTICA

Gli sforzi dell’attività di comunicazione e della pubblicità vanno monitorati e i dati raccolti visionati e riportati per una successiva analisi dei risultati ottenuti.

Non solo, con i social media è possibile monitorare i dati in tempo reale anche durante una campagna di advertising.
Se la campagna sembra non ottenere i risultati sperati, il social media manager si occupa di effettuare azioni rafforzative o cambiamenti che possono variare e migliorare le performance della campagna in corso d’opera.

Le capacità di un Social Media Manager

Quindi, un buon social media manager che competenze deve avere?

  • Deve saper scrivere in modo efficace testi persuasivi in grado di allinearsi alla parte visual dei contenuti social
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  • Deve avere competenze grafiche (almeno basilari) per essere in grado di progettare e realizzare contenuti visivi efficaci
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  • Deve essere in grado di sfruttare le potenzialità degli strumenti di social media management (es. Business Manager), leggere i dati, interpretarli e proporre correttivi per azioni in corsi se necessario.
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  • Deve essere in grado di gestire risposte ai commenti, anche (e soprattutto) in caso di commenti negativi (crisis management).
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Costi e durata di un contratto con un Social Media Manager

E siamo arrivati al tasto dolente: i costi.
Sì, perché affidarsi ad un professionista costa (sempre meno che affidarsi “al cugggino”, mi dicono).

Marco Panichi fa un riassunto nel suo articolo di quanto costa avere un social media manager, riprendendo i passaggi degli articoli di Dario Pagnoni, Enrica Crivello e Giancarlo Sali.
L’investimento per avere un social media manager che si occupi per te della tua comunicazione sui social media può variare dai €300 ai €800 al mese (anche di più in alcuni casi), con un costo orario che varia dai € 30 – €40 all’ora.
La variante è il progetto in sé e quindi non è possibile dare una tariffa univoca. É comunque indiscutibile che avere un professionista che si occupa della tua comunicazione è un investimento da considerare come tale.

Una cosa che ritrovo in linea con quasi tutti i miei colleghi comunque è il fattore tempo.
La comunicazione sui social media non è come la pianta di zecchini d’oro di Pinocchio. La comunicazione sui social è qualcosa da curare con costanza nel tempo, come una piantina. Deve passare del tempo prima che questa possa crescere e offrirci i suoi frutti.
Allo stesso modo i risultati nella comunicazione online, e nello specifico sui social media, richiede pazienza e cura.
Ecco perché i contratti per la gestione dei canali social sono normalmente almeno di 3 mesi, meglio se 6 mesi. La durata varia da progetto a progetto e da strategia a strategia.
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Come scegliere un Social Media Manager?

Insomma, come si sceglie il social media manager giusto?

I parametri che mi sento di consigliarti sono:

  • Passione
    La passione viene prima di tutto, soprattutto nell’ambito della comunicazione. A maggior ragione se si parla di social media manager
  • Preparazione
    Questa è imprescindibile. La preparazione di un social media manager non si concentra solo nel funzionamento dei canali di comunicazione, ma spazia in molti altri ambiti della comunicazione (scrittura, grafica, empatia, gentilezza, capacità di analisi, abilità nel “rendere le cose semplici” e comprensibili).
    Deve inoltre essere in grado di scrivere e padroneggiare i contenuti relativi al settore di business della tua attività (anche a fronte di ricerche e materiale fornito dal cliente).
  • Serietà
    Il social media manager è un professionista, non ci si improvvisa. L’abilità di un social media manager è di dare voce ad un brand, con la sua identità, la sua voce, e raccontare la sua storia con il giusto tono di voce.
  • Budget disponibile
    Ogni professionalità ha il proprio valore. E questo valore va rapportato anche alla possibilità di sostenere questo investimento nel tempo.
    Non è una buona idea “iniziare e vedere come va” per poi abbandonare i propri canali social dopo pochi mesi. Quando si decide di curare la propria comunicazione online e sui social media si fa sul serio. E per non rischiare di sprecare soldi e risorse vale la pena capire cosa è possibile fare con il budget che si ha a disposizione.

Detto questo penso di averti detto tutto ciò che ti può servire per valutare correttamente un buon social media manager a cui affidare la tua comunicazione online.

Se sei alla ricerca di un social media manager freelance, posso aiutarti anche io!

CONNECT è il mio servizio dedicato al social media management.
Se vuoi saperne di più di ciò che posso fare per te, visita quella pagina!

Se hai dubbi in generale legati alla tua comunicazione puoi prenotare un’ora di consulenza con me (su Skype o di persona se sei della zona di Vicenza) e risponderò alle tue domande.

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È un problema dei social media?

È un problema dei social media?

Social media: amore e odio di questi tempi moderni.
Nel tempo ho sentito tante opinioni riguardo ai social, per lo più negative, e ciò mi ha portato a fare un ragionamento riguardo al ruolo che questi strumenti hanno nella nostra vita lavorativa, ma anche privata.

I social media ci portano ad alienarci

L’obiezione più recente che mi è stata fatta per giustificare la sfiducia nei social media riguarda proprio questo: il senso di alienazione.
Ma sono davvero i social ad alienarci?

Vi è mai capitato quell’imbarazzante momento in cui sei in treno, o alle poste, o in sala d’attesa dal dentista e quando alzi la testa dal tuo cellulare vedi che tutte (o quasi) le persone attorno a te sono a capo chino sul loro dispositivo, proprio come lo eri anche tu fino a poco prima?
Ecco. Forse l’alienazione non viene dai social media.
Forse il problema sono le nostre abitudini, non credi?
La verità è che non siamo più abituati a restare in attesa, a portare pazienza, ad aspettare. Ad annoiarci.
Così in treno non ci gustiamo più il paesaggio fuori dal finestrino o non cogliamo più l’occasione per scambiare due chiacchiere in attesa del nostro turno alla posta.

Non sono i social media a portarci all’alienazione. Siamo noi.
I social fanno solo quello per cui sono stati creati: ci intrattengono.

I social: uno strumento potente

Ma i social non sono nati (solo) per intrattenerci.
Sono uno strumento potente, capace di connettere e creare rete, relazioni tra persone (anche distanti geograficamente) che hanno qualcosa in comune. Qualcosa che li porta a legarsi.

È questa la loro forza: la connessione.
La possibilità di comunicare, di raccontarsi, di confrontarci con gli altri, di incontrare persone nuove e mantenere legami che col tempo e le distanze altrimenti sarebbero andati perduti.
I social media hanno un grande potenziale e per essere usato al meglio noi dobbiamo essere coscienti di come usarli per il meglio.
A partire dalla buona educazione, dal buon senso e dal rispetto verso gli altri utenti che vedranno i nostri contenuti.

La responsabilità di ciò che comunichiamo sui social

La citazione più famosa (o per lo meno la mia preferita) di Spiderman è

“Da grandi poteri vengono grandi responsabilità”.

Nel web e nei social media non dobbiamo smettere di essere persone rispettose degli altri.
Sia per evitare episodi diffamatori e di cyberbullismo, sia per comunicare in modo efficace con chi ci segue.

Chi pensa che i bulli siano nati con le tastiere forse si dimentica che questo problema non è nato con il web. È un problema della nostra società. Vecchi problemi, ma con nuovi confini.
Se i social hanno una colpa in questo meccanismo è solo quello di facilitare la diffusione di contenuti eticamente scorretti.
Siamo noi che non dovremmo perdere di vista il limite da non superare mai.
Il “mondo online” non è diverso dal “mondo reale”.

Allo stesso modo dobbiamo assumerci la responsabilità di condividere messaggi importanti, di valore, che possano lasciare qualcosa (di positivo) a chi li vedrà. Che sia per intrattenerli o per informarli. È quando condividiamo messaggi di questo tipo che sfruttiamo il massimo potenziale dei social media e comunichiamo responsabilmente.

Restare con i piedi per terra

Un’altra critica ai social che mi viene fatta è che sono una vetrina.
Che tutti cercano di mostrarsi per quelli che non sono. Che c’è gente falsa.
E forse in alcuni casi questo è un po’ vero.

Esporsi sui social non significa per forza mostrarsi perfetti, ma non dobbiamo nemmeno pensare che ciò che viene mostrato sui social sia tutta la verità.
Teniamo a mente che i social sono un canale di comunicazione.
Aiutano a veicolare un messaggio, a raccontare storie e per lo più ad avvicinare le persone per entrare in connessione con loro. O almeno, così dovrebbero.

Non serve a nulla accanirsi sul numero di follower, sui like alla pagina o all’ultimo post, sui cuoricini alla mia ultima foto su Instagram.
I social non dovrebbero essere usati come una vetrina, sono un mezzo per giungere ad un fine.

Soprattutto se si è un piccolo business, non ti serve a molto avere un sacco di follower se poi nessuno passa dai tuoi canali social al tuo sito web per acquistare ciò che offri.
I social sono strumenti a servizio di una strategia di comunicazione più ampia.
Non pensiamo che i social siano la nostra piazza.
Semmai sono più simili alle vie che conducono alla nostra vera piazza (ad esempio il sito web).
Ridimensioniamo il ruolo dei social e dei suoi numeri, quindi e domandiamoci “Che cosa vogliamo ottenere con la nostra comunicazione sui social media?”.
Si comincia così a strutturare una strategia di comunicazione e marketing.

In conclusione

Insomma i social non sono il male.
Siamo noi che dobbiamo usarli nel modo giusto.
Con rispetto, educazione e buon senso.
Siamo noi, con i nostri contenuti, che rendiamo i social un bel posto (oppure no).

E no, i social sono tutt’altro che inutili.
Sono degli alleati molto potenti della tua comunicazione, ma come ogni cosa vanno usati bene, con responsabilità e per un buon motivo.
Non si sta sui social solo “per il gusto di starci”. Si sta sui social quando si vuole ottenere qualcosa e quel qualcosa deve essere chiaro.

Se stiamo sui social dobbiamo cercare di condividere contenuti di valore, che arricchiscano chi ci legge. Che gli lascino qualcosa di buono.
Questa è l’unica vera strada per crescere sui social (sì, anche con i numeri). Con pazienza, costanza e avendo ben chiaro in testa qual è il nostro vero obiettivo.

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Regala un’emozione

Regala un’emozione

Abbiamo parlato di struttura e di architettura dei contenuti di un blog post, ma parliamo anche del processo di scrittura vero e proprio!

Trova l’ispirazione

Quando ci mettiamo davanti al foglio bianco, per quanto abbiamo in mente dove vogliamo arrivare, dobbiamo sforzarci di cambiare modo di pensare.
Non possiamo più essere strateghi che pianificano la struttura del post e i contenuti da inserire. Dobbiamo diventare dei cantastorie.

Quindi cambiamo mentalità!
Creiamoci il nostro momento solo per la scrittura, silenziamo telefoni, accendiamo candele e profumatori, se serve. Creiamo l’atmosfera per metterci comodi e iniziare a raccontare una storia.

Racconta una storia

Io per prima mi accorgo che mi fermo a leggere più spesso testi che mi trascinano avanti, una parola dietro l’altra, grazie alla curiosità. E non c’è modo migliore di una bella storia per stimolarla.
La chiave sta qui: una storia, che incuriosisca, che racconti qualcosa che possa catturare il lettore.
Pensaci, tu da cosa sei incuriosito?

La maggior parte delle volte ciò che rende avvincente una storia è un cambiamento, un’evoluzione.
Da una situazione iniziale passiamo ad un conflitto, che ci porta vicini a chi scrive perché sentiamo quel conflitto vicino a noi. Proseguiamo nella lettura perché vogliamo sapere come va a finire, come andranno le cose. Vogliamo la soluzione!
Tutto qui. Questa è la ricetta per la storia perfetta.

Seduci con le parole

Certe parole richiamano la nostra attenzione.
Alcune magari perché sono inusuali, ma la maggior parte delle volte è perché le associamo ad uno stato d’animo che conosciamo e ci suscita un’emozioni.
Se parlo di sedurre sarà subito chiaro che ciò che voglio provocare nel nostro lettore sia un forte trasporto, amoroso quasi.
Deve amare le nostre frasi, farsi rapire dal fluire delle parole.

E del ritmo.
I testi hanno ritmo, una cadenza. Come una formula magica, che quasi leggi senza accorgertene perché le rime ti scivolano tra le labbra.

Ecco! Questo è l’effetto che terrà i nostri lettori incollati al testo.
Ho parlato di parole, di rime, ma la verità è che questi sono solo mezzi per ricorrere all’unico trucco in grado di dare vita alle nostre storie: le emozioni.
Un testo freddo, distaccato e senza sentimento, lo riconosciamo subito e lo evitiamo. Lo leggiamo “solo se proprio non posso farne a meno”, come una spiegazione in un manuale.
Ma Shakespeare che scrive del primo incontro tra Romeo e Giulietta lo leggiamo quasi recitandolo nella nostra mente, perché ci stiamo innamorando come i due giovani, siamo colmi di questa emozione e ne vogliamo ancora.
Questo è sedurre con le parole.

Di’ qualcosa di più

E infine, raccontata la nostra storia, diamo quel messaggio nostro, autentico, quel ponte tra il sogno e la realtà. Tra le righe infiliamo i nostri valori, parliamo della motivazione che ci smuove (il nostro perché) e diciamo così chi siamo, cosa facciamo e cosa vorremmo che il lettore facesse adesso per continuare a scoprire la nostra storia.
Iscriversi alla nostra newsletter, cliccare su un certo link (che magari dà su una nostra sales page) o condividere questa storia e i nostri valori sui suoi canali social.

Se siamo stati bravi e abbiamo trasmesso un’emozione oltre al nostro contenuto il lettore sarà molto più propenso a fare ciò che gli chiediamo. Anzi, forse potrebbe farlo senza che glielo domandiamo direttamente se lo abbiamo emozionato davvero o gli abbiamo regalato un momento di vera ispirazione. O magari se gli abbiamo risolto un problema e sollevandolo da un dubbio o una paura inespressa (o di cui magari non era cosciente).

Questi sono i post che prendono per mano il nostro lettore e lo portano lungo un percorso, come in un viaggio e che alla fine porterà il lettore ad incuriosirsi e a restare con voi, in attesa del prossimo post.

Come farsi leggere

Come farsi leggere

Sono pochi attimi quelli che hai, poche righe.
Perché un lettore dovrebbe restare?
Perché dovrebbe leggere cosa hai da dire?
Quali sono le pepite che offri col tuo testo?
Come ci entro nel tuo testo?
Ecco cosa ti serve per scrivere dei testi più leggibili: ordine, stile e grammatica.

Ordine

Parole chiave

Ti ho già raccontato quanto è importante conoscere il tuo target. Capito chi è il tuo pubblico individua gli argomenti e le parole chiave al quale sono più sensibili. E usale.
L’attenzione è passeggera. Ogni manciata di secondi se ne va.
“Riacchiappala” usando i termini al quale sono più sensibili come ami da pesca. Usali per punzecchiare l’unica cosa che può trattenere il lettore sul tuo testo: la curiosità.
Cresce se man mano che si procede nella lettura e sei tu a guidarla.

Architettura dei contenuti

La leggibilità di un testo va strutturata ancor prima di scrivere il testo stesso, con l’architettura dei contenuti. È un po’ come se prendessi per mano il tuo lettore e gli facessi fare un viaggio e ogni volta che si distrae e guarda attorno tu lo strattoni e lo riporti a guardare la strada davanti a sé.

Vie di fuga

Occhio anche ai link esterni!
Sono utili, certo, per proporre approfondimenti (e piacciono tanto a Google) però allo stesso tempo interrompono la lettura e portano il lettore lontano dal tuo testo. Quindi usali con attenzione, con un occhio alla tua strategia di comunicazione.

Più entrate

Considera anche come ti legge il tuo utente.
Da pc? Da cellulare? In movimento, tra un appuntamento e un altro?
Quindi articola per lui un testo che abbia “più entrate”, ovvero più punti nel quale può riprendere la lettura. Più paragrafi, elenchi, schemi.
Soprattutto se ti legge da cellulare (sempre più comune) l’utente finirà col saltare da un pezzo all’altro del testo.
Perciò inizia i tuoi paragrafi con una frase breve.
In modo da poter cogliere il contenuto da subito e, una volta incuriosito, leggerà più volentieri il tuo testo e i suoi approfondimenti.

Stile

Forma

Come dicevo prima, spesso il testo online viene scansionato visivamente prima di essere letto.
È facile intuire quanto importante sia la forma che diamo al testo, oltre che alla struttura.
Grassetti, corsivi e spazi sono alleati della leggibilità.
Chiaramente, occhio a non abusarne. Sfruttali solo per evidenziare quelle parole chiave che avevamo identificato come ancore e che puntano a trattenere il lettore sul nostro testo.

Semplicità

La sfida più grande con la scrittura è quello di scrivere in modo semplice e chiaro.
Scrivere semplice infatti è tutt’altro che facile. A volte ottenere dei buoni testi brevi ci comporta uno sforzo maggiore rispetto a scriverne di più lunghi.
Può sembrare contro intuitivo, eppure è così.

Lessico e sintassi

Nei tuoi testi è meglio evitare le frasi lunghe. Favorisci le frasi brevi, in forma attiva.
Evita anche l’utilizzo di avverbi di intensità (la maggior parte delle volte non ti servono veramente) e le espressioni vaghe (“quasi”, “una sorta di”, “un po’ come”, eccetera).
Togli tutte le parole in più (“in lingua inglese”, “tre diverse opzioni”, “a partire dal”, eccetera).

Grammatica

Errori e fluidità di lettura

Credo che niente interrompa più malamente la lettura di un errore grammaticale.
Non si tratta (solo) di essere una grammar-nazi, è una questione di fluidità di lettura. L’occhio trova subito l’imprecisione e porta il cervello a distrarsi, ad allontanarsi dal testo e dal messaggio che stai cercando di dare.
Come se servisse un altro motivo per evitare di fare degli errori di grammatica!

non parlare “strano”

Tecnicismi e inglesismi sono inutili.
Sono veramente poche le parole inglesi che non possono essere tradotte in italiano e in quei pochi casi sono entrate di diritto nel nostro dizionario.
Riguardo ai tecnicismi, sebbene a volte non si possa evitare di usarli, penso che ci comporti uno sforzo minimo dedicarci una riga per spiegare quel concetto per esteso.
Sono entrambe due forme di gentilezza. Ricordiamoci che non stiamo scrivendo per noi, né per far vedere quanto siamo professional professionali.
Stiamo sempre scrivendo per un lettore e il nostro obiettivo è rendergli le cose facili!

I refusi

Come evitare di farsi sfuggire i refusi?
Sì, perché sfuggono sempre. Leggi, rileggi, pensi che vada tutto bene, pubblichi, e poi… dal niente lui appare dove prima apparentemente non c’era! “Ma com’è possibile?! Ho ricontrollato tre volte!”. Capita, non prendetevela a male.
Una tecnica che io ho trovato particolarmente efficace, te ne avevo già parlato, è rileggere a voce alta.
Meglio, leggere a qualcuno.
Magicamente ti saranno più evidenti errori di grammatica, sintassi, frasi che non suonano bene, frasi troppo lunghe, parole in più, precisazioni inutili.

Insomma, forse scrivere dei buoni testi non è proprio qualcosa che “Mi metto lì una mezz’oretta e via”, vero?
Spero che i miei consigli ti siano stati utili e se sì, condividili con altri.
Del resto io sono convinta che ogni testo meriti di essere letto, così come ogni storia meriti di essere raccontata. Quindi facciamoci leggere!

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5 consigli per i tuoi blog post

5 consigli per i tuoi blog post

Il blog è uno degli strumenti più importanti per la nostra comunicazione online. Ci aiuta a farci conoscere, a raccontare chi siamo e cosa sappiamo fare.
Si tratta di uno strumento di marketing a tutti gli effetti, quindi il lavoro che facciamo non è solo quello di scrivere un post, ma anche cercare di diffonderlo e farlo arrivare sotto gli occhi di tutti coloro che vogliamo lo leggano. E che magari grazie ad esso ci scoprano.

Non occorre essere un esperto SEO per riuscirci. Basta seguire dei semplici accorgimenti, partendo fin dall’architettura dei contenuti che andremo a scrivere.

1 – Qual è la pepita?

Quando scriviamo un blog post partiamo da un’idea, da qualcosa che vogliamo raccontare o condividere. Sarà in linea con il nostro calendario editoriale (sul quale abbiamo già appuntato qual è il messaggio chiave da trasmettere) e rispetterà la nostra strategia di comunicazione.

Tuttavia dobbiamo stare attenti a non “perderci” durante la scrittura del post. Quindi teniamo bene a mente qual è l’argomento principale, “la pepita”, che vogliamo dare al nostro lettore per arricchirlo.
E teniamola bene a mente fin da subito, quando buttiamo giù la struttura dei post (come suddivideremo i vari paragrafi).
La pepita, molto facilmente, sarà anche la parola chiave che useremo anche per posizionare il nostro blog post con la SEO.

2 – Non stai parlando per te

Ricorda per chi stai scrivendo.
Sì, stai condividendo un pensiero o un concetto che tu conosci, ma non stai parlando con te, stai parlando ad un pubblico di persone che vuole capirti. E dal quale è nel tuo interesse farti capire.
Stai parlando alle tue personas.

Sai chi sono i lettori a cui ti rivolgi?
Hai un’idea chiara dei loro bisogni?

Prima di iniziare a scrivere, se non vuoi buttare i tuoi sforzi, fatti queste due domande e datti delle risposte chiare.
Un blog post deve essere utile, deve soddisfare un bisogno. Il blog del tuo sito non è un blog personale, ricordati che si tratta sempre di uno strumento di marketing. Quindi se hai ancora le idee confuse su chi siano i tuoi lettori parti da queste due domande per chiarire una volta per tutti per chi scrivi e per aiutarli a capire cosa e perchè.

3 – “La prima stesura è una merda”

Non lo dico io, lo disse Ernest Hemingway. 
Certo usava un linguaggio colorito, ma è rincuorante sapere che anche a lui i testi non riuscivano perfetti al primo colpo.
In effetti il testo definitivo di solito conserva ben poco della sua prima stesura.
Quindi non preoccupiamoci eccessivamente della forma quando inizi a scrivere, ma limitiamoci a scrivere e scongiurare il blocco da pagina bianca che potremmo avere se ci facciamo prendere dall’ansia da prestazione.
Il testo va scritto, riletto, corretto, rifinito, riscritto, riletto, ricorretto ancora e ancora. Fino a che non si è veramente soddisfatti.

Quindi dopo aver deciso la struttura del blog post non fermarti troppo a pensare alla forma e inizia a scrivere. Subito, di pancia. Tanto poi avrai modo di tornarci su e correggere tutte le sbavature che ti lasci dietro.

4 – Sviscera il tema del tuo blog post

Come a scuola. Te la ricordi la tua insegnante di Lettere, cosa ti insegnava?
Un tema si sviluppa in tre fasi.

  • Introduzione
  • Svolgimento
  • Conclusione

Ed è lo stesso anche per i tuoi blog post.
Con una differenza, se vogliamo scrivere un post SEO friendly: meglio suddividere “lo svolgimento” in sottotitoli.
A parte questo accorgimento, la struttura rimane la stessa.

Introduzione e promesse

L’introduzione del tuo post serve a spiegare brevemente di cosa tratta per catturare da subito l’attenzione del tuo lettore.
Qui è dove vai incontro ai suoi bisogni e gli fai una promessa: risolverò il tuo problema.

Svolgimento e fiducia

Lo svolgimento è il cuore del tuo post. È dove mantieni la tua promessa.
Non tergiversare, vai al punto.
Metodo K.I.S.S. (Keep it straight and simple)!
Dì quello che devi dire, dillo in modo chiaro e semplice e non perderti coi giri di parole.

Conclusione e richieste

E infine la conclusione. Qui è dove inserisci la tua CTA (Call to action).
Hai soddisfatto il loro bisogno, la loro curiosità. Ti sei guadagnato la possibilità di chiedere qualcosa in cambio.
Chiedi limpidamente cosa vuoi che il lettore faccia.
Vuoi che condivida il post? Che visiti una pagina del tuo sito? Che ti contatti? Che commenti? Che si iscriva alla tua newsletter?
Chiedilo chiaramente o il lettore difficilmente ci penserà da solo. Infondo lui ha già avuto ciò che voleva.

5 – Rilettura e revisione con la lente d’ingrandimento

Fatta la bozza 1, rivoluzionata e riscritta la bozza 2, arriverai alla versione… chiamiamola semi-definitiva di questo benedetto blog post.

Avrai la tua introduzione, i tuoi titoletti SEO friendly, i tuoi paragrafi sempre allineati al tema principale del post (la keyword che userai con SEO Yoast, se usi WordPress, per intenderci).
Hai scritto il tuo contenuto. Bene, ora si va a lavorare di fino.

Ti consiglio caldamente di stampare il tuo testo e leggerlo a voce alta.
A VOCE ALTA.
Non importa se lavori in un ufficio affollato, in un coworking, con altre persone che potrebbero prenderti per matta o infastidirsi.
Rileggi il tuo post a voce alta. Dai, saranno al massimo 3 minuti quelli che ti servono. E ti servono.

Rileggendo a voce alta ti sarà più chiaro:

  • se stai parlando in modo diretto e scorrevole,
  • se le frasi sono troppo lunghe,
  • se sono costruite in modo semplice,
  • se usi termini vuoti o modi di dire che non danno né tolgono nulla al testo,
  • se puoi unire o tagliare alcune parti che ti portano fuori dall’argomento centrale,
  • vedere se hai usato la formattazione adatta,
  • capire se ti risultano più utili degli elenchi, al quale non avevi pensato,
  • renderti conto se sei stato troppo autoreferenziale,
  • se il testo è “arioso” o se fa incrociare gli occhi (e quindi scappare il tuo lettore).

È a questo punto che potrai fare anche delle correzioni di stile e verificare se il tuo blog post è in linea con il tuo tono di voce e la tua identità. Se il modo che hai usato per scrivere quel pezzo ti rappresenta.

Il momento del titolo

Oh, e a questo punto puoi divertirti a trovare un titolo!
Sì sì, adesso puoi scrivere un titolo che funziona veramente. Ora che hai tirato fuori il tuo post al meglio. Ora che lo conosci come le tue tasche. Ora che il tuo lettore ti è chiaro in mente come se ti fosse davanti in carne ed ossa.
Questo è il momento giusto per dare il titolo al tuo blog post
Non prima, quando ancora non sai cosa scriverai.

La pratica rende perfetti

A volte è più difficile spiegare qualcosa piuttosto che farlo.
Certo, se si è all’inizio e non si è abituati a scrivere per il web e alle dinamiche del posizionamento organico sui motori di ricerca, seguire tutti questi consigli può diventare molto impegnativo.
E non sono neanche gli unici consigli che potrei darti, ma penso siano i principali.

Spero di averti fatto capire che se hai un’attività e vuoi farti conoscere online e dai tuoi possibili clienti, avere un blog popolato da post SEO friendly ti può veramente aiutare a raggiungere i tuoi obiettivi.

La verità è che la pratica rende perfetti e se all’inizio qualcosa ti risulta particolarmente difficile, col tempo diventerà più facile, fino a diventare automatico (e non dovrai rileggere lo stesso testo decine di volte).
La prima bozza probabilmente resterà una merda, come dice Hemingway, ma magari al secondo o terzo passaggio già riuscirai ad avere un blog post efficace da pubblicare.

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo sui social grazie ai pulsanti che trovi qui sotto e fammi sapere se sei già mettevi in pratica questi 5 consigli o se magari ne hai altri da aggiungere i miei.

3 pilastri per il successo su Facebook

3 pilastri per il successo su Facebook

Come dicevo nel post della scorsa settimana, Facebook è ancora un grande alleato per quei piccoli business che hanno bisogno di emergere ed entrare in contatto con i propri clienti, curare la propria fan base e interagire con loro.
Che sia per fare marketing o per far crescere la propria visibilità con una strategia di comunicazione.
Ma come fare ad avere una strategia vincente e promuoversi nel modo giusto sul grande social blu?

Sono 3 i pilastri su cui fondare il tuo successo: audience giusta, messaggio giusto e budget giusto.

L’AUDIENCE GIUSTA

Prima di cercarla su Facebook dovresti averla ben chiara in testa, ma fatto questo Facebook ti permette di creare inserzioni pubblicitarie ad hoc per coloro che vuoi raggiungere.
Una piccola nota: quando una pagina nasce viene naturale consigliarla ad amici e parenti per partire e sperare che si inneschi il passaparola. Tuttavia questa non è la migliore delle strategie. In men che non si dica ti troveresti con un sacco di persone che ti seguono “per amicizia” (o per curiosità), ma che non hanno veramente intenzione di diventare tuoi clienti. Perché non è un loro bisogno che stai soddisfando, ma il tuo (di avere un almeno un follower). Se all’inizio si può chiudere un occhio, a lungo andare questo può diventare un problema e rendere inutili i tuoi sforzi, non credi? Quindi, prima di tutto io darei una “spulciata” alla tua fan base.
La cosa migliore che puoi fare per attrarre pubblico è creare per loro un’esperienza piacevole sui tuoi social media e condividere notizie che possano interessarli, di una certa rilevanza (che farà contento anche l’algoritmo).
Partire da questo punto (chi vuoi raggiungere) è la base per una strategia vincente su Facebook.

UN MESSAGGIO FORTE E CHIARO

Come dicevo prima, l’altra cosa da curare assolutamente nella comunicazione sulla tua pagina è il tuo messaggio.
Certo, Facebook ti può creare l’opportunità di superare alcune difese e aprire una breccia nella corazza del tuo pubblico (come dicevamo la settimana scorsa), ma se quello che hai da dire non è rilevante o non è spiegato in modo chiaro non verrà ascoltato.
Quindi, punto due della tua strategia: individua un messaggio per la tua audience che sia chiaro e rilevante e riversalo sul mondo. In diversi modi, declinazioni e formati. Repetita iuvant (“la ripetizione aiuta”).

UN BUDGET APPROPIATO

Non ti aspetterai che un’impresa come Facebook faccia beneficienza, vero?
Come dicevo, la mole di dati che Facebook raccoglie ha un valore. Quel valore è importate per te (e per Facebook) perché è il bene che loro ti vendono.
Quindi ogni azione di pubblicità su Facebook ha un costo. Non è gratis. Un singolo post senza promozione pubblicitaria può raggiungere una piccola percentuale del pubblico che ti segue (non di tutto Facebook, solo tra coloro che ti seguono). Quindi se vuoi emergere e far crescere la tua audience un po’ di pubblicità te la dovrai fare e dovrai investire una piccola somma per questo.
Sarà comunque una cifra sostenibile (decisamente inferiore agli investimenti in comunicazione di un’azienda) e resterà comunque un investimento che ti renderà molto di più e su cui avrai un maggiore controllo. E che se ben modulato può portarti un ritorno molto importante in termini di visibilità, contatti (iscrizioni alla tua newsletter e interazioni sul social) e di acquisizione clienti.
Certo, può essere un limite, soprattutto se sei all’inizio e hai zero budget, ma se c’è un’investimento che vale la pena fare per la tua pubblicità, molto probabilmente è questo.

La chiave per far fruttare questo investimento resta comunque una: conoscere la tua audience, capire dove si trova (su che canali) e che messaggi sono rilevanti per loro.
Fatto questo, col budget disponibile, si cerca di intercettare più persone possibili.

A MIA IMMAGINE E SOMIGLIANZA

Insomma lo avrai capito. Io sono una di coloro che spezza una lancia a favore di Facebook di fronte allo scetticismo e all’incapacità di vederne i vantaggi per un business. 
È vero, ha dei limiti, come ogni cosa. Come utente è una mia responsabilità “pulire” la mia bacheca da tutte quelle notizie che non mi piacciono. Non occorre bloccare persone, togliere amicizie o altro. Basta dire a Facebook che non vuoi più vedere le notizie di quella persona (vai sul suo profilo e vai su “Segui”>”Smetti di seguire”, ad esempio).
Come business ho la possibilità di avere uno strumento estremamente potente e se voglio sfruttarlo appieno devo conoscerlo.
Ricordiamoci che il suo punto di forza è la connessione, tra persone che stanno qui e persone che stanno dall’altra parte del mondo, quindi se dobbiamo pensare ad una strategia dobbiamo tenerne debito conto

Spezziamo una lancia a favore di Facebook

Spezziamo una lancia a favore di Facebook

Se ne dicono tante contro il social blu: che è finito, che ci si trova solo gente che inveisce contro altra gente, che ormai è un social per vecchi.
Mentre per l’ultimo punto potrei anche essere d’accordo (in favore di Instagram e Youtube ad esempio, dove gli utenti più giovani si stanno spostando), sugli altri due ho qualcosa da dire.

Non è un social per vecchi

Tutte le volte che qualcuno mi dice che non usa più facebook o non vuole più investire su facebook perché è un social che “non gli piace visto che è frequentato da gente che ha sempre da inveire contro gli altri” e che ormai “è un social che sta morendo e che non gli porterebbe niente” mi fermo sempre a far riflettere queste persone su un paio di cose.
La prima è che Facebook è un canale, non un fine. Si tratta sempre di tenere una visione più dall’altro e ricordarsi che non stiamo su Facebook come persone ma come business. E che in realtà bisogna riconoscere a Facebook alcune grandi conquiste.

Ha completamente rivoluzionato le nostre abitudini

Ora anche i nostri genitori hanno un profilo Facebook (e mi verrebbe da dire anche i nonni più tecnologici, per alcuni). Si tratta di un social network che ha cambiato il nostro modo di vivere la giornata.
Pensate a quante volte state guardando la tv (altra rivoluzione delle abitudini quotidiane delle persone) e finite con il tirarvi vicino il cellulare e controllare una notifica o addirittura essere voi che per noia andate a fare uno scrolling infinito della sezione Notizie di Facebook.
Ormai questo essere multitasking è diventato parte della nostra quotidianità. Personalmente posso non apprezzare questo trend, ma mi tocca ammettere che è una realtà. E questa realtà è nata con Facebook e si è estesa a macchia d’olio con gli smartphone.
Solo un dato per darvi un’idea: per una percentuale altissima di persone che navigano su internet Facebook è ancora il browser principale di accesso alla connessione. Significa che è la prima pagina che aprono appena accedono a internet e che dalle notizie su Facebook dirigono la loro ricerca. Sulla base degli stimoli proposti dalle notizie sulla loro sezione Notizie.
Dite che questo è poco?

Questo che significa per un business?
Che le abitudini delle persone ci aprono spontaneamente una porta per mostrare loro qualcosa che ci riguarda. Un appiglio, un amo, un piccolo aggancio per solleticare la loro curiosità.

Si va su Facebook per cazzeggiare

Dato quanto scritto sopra questa è una conseguenza logica. Chi userebbe Facebook come primo sito da visitare o chi sbloccherebbe il suo cellulare per scrollare la sua app se non una persona che non ha molto di meglio da fare? (O una persona che cerca di evadere da quello che dovrebbe fare?).
Parliamo di come i social risucchino il nostro tempo, ma perché sono fatti apposta per farlo. Sono diventati mezzi di intrattenimento, che navighiamo senza metterci tanta attenzione.

Questo che significa per il business?
Che le persone che stanno su Facebook hanno le difese abbassate.
Navigano distrattamente, alla ricerca di appigli che catturino la loro attenzione (di cui parlavo sopra) e che noi possiamo intercettare facilmente individuando intelligentemente il nostro target e i suoi bisogni e passioni. Intercettando così una domanda latente.

Facebook ha una grandissima mole di dati

Tutti i mi piace, le pagine che visiti, i commenti che lasci, tutte le attività che fai e le informazioni che condividi sono dati preziosi che Facebook raccoglie.
La cosa più incredibile è che gli utenti forniscono questi dati spontaneamente. Condividere momenti, preferenze, passioni e idee e rimanere in connessione con gli altri è l’idea di base di Facebook. È il motivo per cui le persone sono su Facebook. Tuttavia queste informazioni sono preziosissime se sei un business che vuole promuoversi su questo canale.

Questo che significa per il business?
Una cosa importantissima: ti da la possibilità di arrivare alle persone giuste, con il messaggio giusto e al momento giusto (quando hanno le difese abbassate, come detto prima). In pratica è come se ti permettesse di creare una porticina minuscola che supera la barriera difensiva delle persone e di far passare il tuo messaggio sotto la corazza, dove il terreno è più fertile. Chiamaci poco.

Un piccolo spoiler

Per chi vuole promuovere la propria attività e acquisire visibilità quindi Facebook è ancora un grande strumento per farsi pubblicità e acquisire contatti e interazioni con il proprio pubblico e attrarre dei possibili clienti in target!
Ma cosa serve per avere una strategia vincente e promuoversi nel modo giusto sul grande social blu?
Ne parleremo meglio nel post della settimana prossima, ma ti lascio un piccolo spoiler: target, messaggio e budget.

Il valore delle parole

Il valore delle parole

In questi giorni di fine ottobre, con l’autunno che avanza, mi ritrovo sempre più spesso a casa a leggere e qualche giorno fa mi sono ritrovata a pensare alle parole e a come a volte vogliamo possederle. 

Quando comunichiamo cerchiamo sempre di trovare le parole giuste. Il che va bene, e fin qui tutto ok, ma quando andiamo in cerca della parola più adatta finiscono col venirci in mente parole già sentite, già lette, già usate da altri. Magari altri esperti del nostro settore. E ci scervelliamo per trovare parole più originali, per essere più originali. Per trovare parole nostre, spinti dal bisogno di distinguerci.
Paradossalmente però questa ricerca dell’originalità può allontanarci dalla nostra vera voce e dalla comunicazione semplice e naturale che desideriamo creare. (altro…)

Storytelling: 3 ingredienti must

Storytelling: 3 ingredienti must

Che storia stai raccontando?
Col tuo brand, che messaggio stai lanciando nel mondo?

Quando siamo all’inizio e dobbiamo pensare a come raccontare la nostra idea, la prima domanda che ci facciamo è come farlo.
Come raccontare la nostra idea, darle forma e come farla arrivare al nostro pubblico e fare in modo che si innamorino di lei come noi?
Insomma, da che parte iniziamo per costruire la storia del nostro brand?

Se ci fosse una ricetta per creare lo storytelling perfetto sicuramente avrebbe almeno tre ingredienti.

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