Regala un’emozione

Regala un’emozione

Abbiamo parlato di struttura e di architettura dei contenuti di un blog post, ma parliamo anche del processo di scrittura vero e proprio!

Trova l’ispirazione

Quando ci mettiamo davanti al foglio bianco, per quanto abbiamo in mente dove vogliamo arrivare, dobbiamo sforzarci di cambiare modo di pensare.
Non possiamo più essere strateghi che pianificano la struttura del post e i contenuti da inserire. Dobbiamo diventare dei cantastorie.

Quindi cambiamo mentalità!
Creiamoci il nostro momento solo per la scrittura, silenziamo telefoni, accendiamo candele e profumatori, se serve. Creiamo l’atmosfera per metterci comodi e iniziare a raccontare una storia.

Racconta una storia

Io per prima mi accorgo che mi fermo a leggere più spesso testi che mi trascinano avanti, una parola dietro l’altra, grazie alla curiosità. E non c’è modo migliore di una bella storia per stimolarla.
La chiave sta qui: una storia, che incuriosisca, che racconti qualcosa che possa catturare il lettore.
Pensaci, tu da cosa sei incuriosito?

La maggior parte delle volte ciò che rende avvincente una storia è un cambiamento, un’evoluzione.
Da una situazione iniziale passiamo ad un conflitto, che ci porta vicini a chi scrive perché sentiamo quel conflitto vicino a noi. Proseguiamo nella lettura perché vogliamo sapere come va a finire, come andranno le cose. Vogliamo la soluzione!
Tutto qui. Questa è la ricetta per la storia perfetta.

Seduci con le parole

Certe parole richiamano la nostra attenzione.
Alcune magari perché sono inusuali, ma la maggior parte delle volte è perché le associamo ad uno stato d’animo che conosciamo e ci suscita un’emozioni.
Se parlo di sedurre sarà subito chiaro che ciò che voglio provocare nel nostro lettore sia un forte trasporto, amoroso quasi.
Deve amare le nostre frasi, farsi rapire dal fluire delle parole.

E del ritmo.
I testi hanno ritmo, una cadenza. Come una formula magica, che quasi leggi senza accorgertene perché le rime ti scivolano tra le labbra.

Ecco! Questo è l’effetto che terrà i nostri lettori incollati al testo.
Ho parlato di parole, di rime, ma la verità è che questi sono solo mezzi per ricorrere all’unico trucco in grado di dare vita alle nostre storie: le emozioni.
Un testo freddo, distaccato e senza sentimento, lo riconosciamo subito e lo evitiamo. Lo leggiamo “solo se proprio non posso farne a meno”, come una spiegazione in un manuale.
Ma Shakespeare che scrive del primo incontro tra Romeo e Giulietta lo leggiamo quasi recitandolo nella nostra mente, perché ci stiamo innamorando come i due giovani, siamo colmi di questa emozione e ne vogliamo ancora.
Questo è sedurre con le parole.

Di’ qualcosa di più

E infine, raccontata la nostra storia, diamo quel messaggio nostro, autentico, quel ponte tra il sogno e la realtà. Tra le righe infiliamo i nostri valori, parliamo della motivazione che ci smuove (il nostro perché) e diciamo così chi siamo, cosa facciamo e cosa vorremmo che il lettore facesse adesso per continuare a scoprire la nostra storia.
Iscriversi alla nostra newsletter, cliccare su un certo link (che magari dà su una nostra sales page) o condividere questa storia e i nostri valori sui suoi canali social.

Se siamo stati bravi e abbiamo trasmesso un’emozione oltre al nostro contenuto il lettore sarà molto più propenso a fare ciò che gli chiediamo. Anzi, forse potrebbe farlo senza che glielo domandiamo direttamente se lo abbiamo emozionato davvero o gli abbiamo regalato un momento di vera ispirazione. O magari se gli abbiamo risolto un problema e sollevandolo da un dubbio o una paura inespressa (o di cui magari non era cosciente).

Questi sono i post che prendono per mano il nostro lettore e lo portano lungo un percorso, come in un viaggio e che alla fine porterà il lettore ad incuriosirsi e a restare con voi, in attesa del prossimo post.

Come farsi leggere

Come farsi leggere

Sono pochi attimi quelli che hai, poche righe.
Perché un lettore dovrebbe restare?
Perché dovrebbe leggere cosa hai da dire?
Quali sono le pepite che offri col tuo testo?
Come ci entro nel tuo testo?
Ecco cosa ti serve per scrivere dei testi più leggibili: ordine, stile e grammatica.

Ordine

Parole chiave

Ti ho già raccontato quanto è importante conoscere il tuo target. Capito chi è il tuo pubblico individua gli argomenti e le parole chiave al quale sono più sensibili. E usale.
L’attenzione è passeggera. Ogni manciata di secondi se ne va.
“Riacchiappala” usando i termini al quale sono più sensibili come ami da pesca. Usali per punzecchiare l’unica cosa che può trattenere il lettore sul tuo testo: la curiosità.
Cresce se man mano che si procede nella lettura e sei tu a guidarla.

Architettura dei contenuti

La leggibilità di un testo va strutturata ancor prima di scrivere il testo stesso, con l’architettura dei contenuti. È un po’ come se prendessi per mano il tuo lettore e gli facessi fare un viaggio e ogni volta che si distrae e guarda attorno tu lo strattoni e lo riporti a guardare la strada davanti a sé.

Vie di fuga

Occhio anche ai link esterni!
Sono utili, certo, per proporre approfondimenti (e piacciono tanto a Google) però allo stesso tempo interrompono la lettura e portano il lettore lontano dal tuo testo. Quindi usali con attenzione, con un occhio alla tua strategia di comunicazione.

Più entrate

Considera anche come ti legge il tuo utente.
Da pc? Da cellulare? In movimento, tra un appuntamento e un altro?
Quindi articola per lui un testo che abbia “più entrate”, ovvero più punti nel quale può riprendere la lettura. Più paragrafi, elenchi, schemi.
Soprattutto se ti legge da cellulare (sempre più comune) l’utente finirà col saltare da un pezzo all’altro del testo.
Perciò inizia i tuoi paragrafi con una frase breve.
In modo da poter cogliere il contenuto da subito e, una volta incuriosito, leggerà più volentieri il tuo testo e i suoi approfondimenti.

Stile

Forma

Come dicevo prima, spesso il testo online viene scansionato visivamente prima di essere letto.
È facile intuire quanto importante sia la forma che diamo al testo, oltre che alla struttura.
Grassetti, corsivi e spazi sono alleati della leggibilità.
Chiaramente, occhio a non abusarne. Sfruttali solo per evidenziare quelle parole chiave che avevamo identificato come ancore e che puntano a trattenere il lettore sul nostro testo.

Semplicità

La sfida più grande con la scrittura è quello di scrivere in modo semplice e chiaro.
Scrivere semplice infatti è tutt’altro che facile. A volte ottenere dei buoni testi brevi ci comporta uno sforzo maggiore rispetto a scriverne di più lunghi.
Può sembrare contro intuitivo, eppure è così.

Lessico e sintassi

Nei tuoi testi è meglio evitare le frasi lunghe. Favorisci le frasi brevi, in forma attiva.
Evita anche l’utilizzo di avverbi di intensità (la maggior parte delle volte non ti servono veramente) e le espressioni vaghe (“quasi”, “una sorta di”, “un po’ come”, eccetera).
Togli tutte le parole in più (“in lingua inglese”, “tre diverse opzioni”, “a partire dal”, eccetera).

Grammatica

Errori e fluidità di lettura

Credo che niente interrompa più malamente la lettura di un errore grammaticale.
Non si tratta (solo) di essere una grammar-nazi, è una questione di fluidità di lettura. L’occhio trova subito l’imprecisione e porta il cervello a distrarsi, ad allontanarsi dal testo e dal messaggio che stai cercando di dare.
Come se servisse un altro motivo per evitare di fare degli errori di grammatica!

non parlare “strano”

Tecnicismi e inglesismi sono inutili.
Sono veramente poche le parole inglesi che non possono essere tradotte in italiano e in quei pochi casi sono entrate di diritto nel nostro dizionario.
Riguardo ai tecnicismi, sebbene a volte non si possa evitare di usarli, penso che ci comporti uno sforzo minimo dedicarci una riga per spiegare quel concetto per esteso.
Sono entrambe due forme di gentilezza. Ricordiamoci che non stiamo scrivendo per noi, né per far vedere quanto siamo professional professionali.
Stiamo sempre scrivendo per un lettore e il nostro obiettivo è rendergli le cose facili!

I refusi

Come evitare di farsi sfuggire i refusi?
Sì, perché sfuggono sempre. Leggi, rileggi, pensi che vada tutto bene, pubblichi, e poi… dal niente lui appare dove prima apparentemente non c’era! “Ma com’è possibile?! Ho ricontrollato tre volte!”. Capita, non prendetevela a male.
Una tecnica che io ho trovato particolarmente efficace, te ne avevo già parlato, è rileggere a voce alta.
Meglio, leggere a qualcuno.
Magicamente ti saranno più evidenti errori di grammatica, sintassi, frasi che non suonano bene, frasi troppo lunghe, parole in più, precisazioni inutili.

Insomma, forse scrivere dei buoni testi non è proprio qualcosa che “Mi metto lì una mezz’oretta e via”, vero?
Spero che i miei consigli ti siano stati utili e se sì, condividili con altri.
Del resto io sono convinta che ogni testo meriti di essere letto, così come ogni storia meriti di essere raccontata. Quindi facciamoci leggere!

5 consigli per i tuoi blog post

5 consigli per i tuoi blog post

Il blog è uno degli strumenti più importanti per la nostra comunicazione online. Ci aiuta a farci conoscere, a raccontare chi siamo e cosa sappiamo fare.
Si tratta di uno strumento di marketing a tutti gli effetti, quindi il lavoro che facciamo non è solo quello di scrivere un post, ma anche cercare di diffonderlo e farlo arrivare sotto gli occhi di tutti coloro che vogliamo lo leggano. E che magari grazie ad esso ci scoprano.

Non occorre essere un esperto SEO per riuscirci. Basta seguire dei semplici accorgimenti, partendo fin dall’architettura dei contenuti che andremo a scrivere.

1 – Qual è la pepita?

Quando scriviamo un blog post partiamo da un’idea, da qualcosa che vogliamo raccontare o condividere. Sarà in linea con il nostro calendario editoriale (sul quale abbiamo già appuntato qual è il messaggio chiave da trasmettere) e rispetterà la nostra strategia di comunicazione.

Tuttavia dobbiamo stare attenti a non “perderci” durante la scrittura del post. Quindi teniamo bene a mente qual è l’argomento principale, “la pepita”, che vogliamo dare al nostro lettore per arricchirlo.
E teniamola bene a mente fin da subito, quando buttiamo giù la struttura dei post (come suddivideremo i vari paragrafi).
La pepita, molto facilmente, sarà anche la parola chiave che useremo anche per posizionare il nostro blog post con la SEO.

2 – Non stai parlando per te

Ricorda per chi stai scrivendo.
Sì, stai condividendo un pensiero o un concetto che tu conosci, ma non stai parlando con te, stai parlando ad un pubblico di persone che vuole capirti. E dal quale è nel tuo interesse farti capire.
Stai parlando alle tue personas.

Sai chi sono i lettori a cui ti rivolgi?
Hai un’idea chiara dei loro bisogni?

Prima di iniziare a scrivere, se non vuoi buttare i tuoi sforzi, fatti queste due domande e datti delle risposte chiare.
Un blog post deve essere utile, deve soddisfare un bisogno. Il blog del tuo sito non è un blog personale, ricordati che si tratta sempre di uno strumento di marketing. Quindi se hai ancora le idee confuse su chi siano i tuoi lettori parti da queste due domande per chiarire una volta per tutti per chi scrivi e per aiutarli a capire cosa e perchè.

3 – “La prima stesura è una merda”

Non lo dico io, lo disse Ernest Hemingway. 
Certo usava un linguaggio colorito, ma è rincuorante sapere che anche a lui i testi non riuscivano perfetti al primo colpo.
In effetti il testo definitivo di solito conserva ben poco della sua prima stesura.
Quindi non preoccupiamoci eccessivamente della forma quando inizi a scrivere, ma limitiamoci a scrivere e scongiurare il blocco da pagina bianca che potremmo avere se ci facciamo prendere dall’ansia da prestazione.
Il testo va scritto, riletto, corretto, rifinito, riscritto, riletto, ricorretto ancora e ancora. Fino a che non si è veramente soddisfatti.

Quindi dopo aver deciso la struttura del blog post non fermarti troppo a pensare alla forma e inizia a scrivere. Subito, di pancia. Tanto poi avrai modo di tornarci su e correggere tutte le sbavature che ti lasci dietro.

4 – Sviscera il tema del tuo blog post

Come a scuola. Te la ricordi la tua insegnante di Lettere, cosa ti insegnava?
Un tema si sviluppa in tre fasi.

  • Introduzione
  • Svolgimento
  • Conclusione

Ed è lo stesso anche per i tuoi blog post.
Con una differenza, se vogliamo scrivere un post SEO friendly: meglio suddividere “lo svolgimento” in sottotitoli.
A parte questo accorgimento, la struttura rimane la stessa.

Introduzione e promesse

L’introduzione del tuo post serve a spiegare brevemente di cosa tratta per catturare da subito l’attenzione del tuo lettore.
Qui è dove vai incontro ai suoi bisogni e gli fai una promessa: risolverò il tuo problema.

Svolgimento e fiducia

Lo svolgimento è il cuore del tuo post. È dove mantieni la tua promessa.
Non tergiversare, vai al punto.
Metodo K.I.S.S. (Keep it straight and simple)!
Dì quello che devi dire, dillo in modo chiaro e semplice e non perderti coi giri di parole.

Conclusione e richieste

E infine la conclusione. Qui è dove inserisci la tua CTA (Call to action).
Hai soddisfatto il loro bisogno, la loro curiosità. Ti sei guadagnato la possibilità di chiedere qualcosa in cambio.
Chiedi limpidamente cosa vuoi che il lettore faccia.
Vuoi che condivida il post? Che visiti una pagina del tuo sito? Che ti contatti? Che commenti? Che si iscriva alla tua newsletter?
Chiedilo chiaramente o il lettore difficilmente ci penserà da solo. Infondo lui ha già avuto ciò che voleva.

5 – Rilettura e revisione con la lente d’ingrandimento

Fatta la bozza 1, rivoluzionata e riscritta la bozza 2, arriverai alla versione… chiamiamola semi-definitiva di questo benedetto blog post.

Avrai la tua introduzione, i tuoi titoletti SEO friendly, i tuoi paragrafi sempre allineati al tema principale del post (la keyword che userai con SEO Yoast, se usi WordPress, per intenderci).
Hai scritto il tuo contenuto. Bene, ora si va a lavorare di fino.

Ti consiglio caldamente di stampare il tuo testo e leggerlo a voce alta.
A VOCE ALTA.
Non importa se lavori in un ufficio affollato, in un coworking, con altre persone che potrebbero prenderti per matta o infastidirsi.
Rileggi il tuo post a voce alta. Dai, saranno al massimo 3 minuti quelli che ti servono. E ti servono.

Rileggendo a voce alta ti sarà più chiaro:

  • se stai parlando in modo diretto e scorrevole,
  • se le frasi sono troppo lunghe,
  • se sono costruite in modo semplice,
  • se usi termini vuoti o modi di dire che non danno né tolgono nulla al testo,
  • se puoi unire o tagliare alcune parti che ti portano fuori dall’argomento centrale,
  • vedere se hai usato la formattazione adatta,
  • capire se ti risultano più utili degli elenchi, al quale non avevi pensato,
  • renderti conto se sei stato troppo autoreferenziale,
  • se il testo è “arioso” o se fa incrociare gli occhi (e quindi scappare il tuo lettore).

È a questo punto che potrai fare anche delle correzioni di stile e verificare se il tuo blog post è in linea con il tuo tono di voce e la tua identità. Se il modo che hai usato per scrivere quel pezzo ti rappresenta.

Il momento del titolo

Oh, e a questo punto puoi divertirti a trovare un titolo!
Sì sì, adesso puoi scrivere un titolo che funziona veramente. Ora che hai tirato fuori il tuo post al meglio. Ora che lo conosci come le tue tasche. Ora che il tuo lettore ti è chiaro in mente come se ti fosse davanti in carne ed ossa.
Questo è il momento giusto per dare il titolo al tuo blog post
Non prima, quando ancora non sai cosa scriverai.

La pratica rende perfetti

A volte è più difficile spiegare qualcosa piuttosto che farlo.
Certo, se si è all’inizio e non si è abituati a scrivere per il web e alle dinamiche del posizionamento organico sui motori di ricerca, seguire tutti questi consigli può diventare molto impegnativo.
E non sono neanche gli unici consigli che potrei darti, ma penso siano i principali.

Spero di averti fatto capire che se hai un’attività e vuoi farti conoscere online e dai tuoi possibili clienti, avere un blog popolato da post SEO friendly ti può veramente aiutare a raggiungere i tuoi obiettivi.

La verità è che la pratica rende perfetti e se all’inizio qualcosa ti risulta particolarmente difficile, col tempo diventerà più facile, fino a diventare automatico (e non dovrai rileggere lo stesso testo decine di volte).
La prima bozza probabilmente resterà una merda, come dice Hemingway, ma magari al secondo o terzo passaggio già riuscirai ad avere un blog post efficace da pubblicare.

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo sui social grazie ai pulsanti che trovi qui sotto e fammi sapere se sei già mettevi in pratica questi 5 consigli o se magari ne hai altri da aggiungere i miei.

3 pilastri per il successo su Facebook

3 pilastri per il successo su Facebook

Come dicevo nel post della scorsa settimana, Facebook è ancora un grande alleato per quei piccoli business che hanno bisogno di emergere ed entrare in contatto con i propri clienti, curare la propria fan base e interagire con loro.
Che sia per fare marketing o per far crescere la propria visibilità con una strategia di comunicazione.
Ma come fare ad avere una strategia vincente e promuoversi nel modo giusto sul grande social blu?

Sono 3 i pilastri su cui fondare il tuo successo: audience giusta, messaggio giusto e budget giusto.

L’AUDIENCE GIUSTA

Prima di cercarla su Facebook dovresti averla ben chiara in testa, ma fatto questo Facebook ti permette di creare inserzioni pubblicitarie ad hoc per coloro che vuoi raggiungere.
Una piccola nota: quando una pagina nasce viene naturale consigliarla ad amici e parenti per partire e sperare che si inneschi il passaparola. Tuttavia questa non è la migliore delle strategie. In men che non si dica ti troveresti con un sacco di persone che ti seguono “per amicizia” (o per curiosità), ma che non hanno veramente intenzione di diventare tuoi clienti. Perché non è un loro bisogno che stai soddisfando, ma il tuo (di avere un almeno un follower). Se all’inizio si può chiudere un occhio, a lungo andare questo può diventare un problema e rendere inutili i tuoi sforzi, non credi? Quindi, prima di tutto io darei una “spulciata” alla tua fan base.
La cosa migliore che puoi fare per attrarre pubblico è creare per loro un’esperienza piacevole sui tuoi social media e condividere notizie che possano interessarli, di una certa rilevanza (che farà contento anche l’algoritmo).
Partire da questo punto (chi vuoi raggiungere) è la base per una strategia vincente su Facebook.

UN MESSAGGIO FORTE E CHIARO

Come dicevo prima, l’altra cosa da curare assolutamente nella comunicazione sulla tua pagina è il tuo messaggio.
Certo, Facebook ti può creare l’opportunità di superare alcune difese e aprire una breccia nella corazza del tuo pubblico (come dicevamo la settimana scorsa), ma se quello che hai da dire non è rilevante o non è spiegato in modo chiaro non verrà ascoltato.
Quindi, punto due della tua strategia: individua un messaggio per la tua audience che sia chiaro e rilevante e riversalo sul mondo. In diversi modi, declinazioni e formati. Repetita iuvant (“la ripetizione aiuta”).

UN BUDGET APPROPIATO

Non ti aspetterai che un’impresa come Facebook faccia beneficienza, vero?
Come dicevo, la mole di dati che Facebook raccoglie ha un valore. Quel valore è importate per te (e per Facebook) perché è il bene che loro ti vendono.
Quindi ogni azione di pubblicità su Facebook ha un costo. Non è gratis. Un singolo post senza promozione pubblicitaria può raggiungere una piccola percentuale del pubblico che ti segue (non di tutto Facebook, solo tra coloro che ti seguono). Quindi se vuoi emergere e far crescere la tua audience un po’ di pubblicità te la dovrai fare e dovrai investire una piccola somma per questo.
Sarà comunque una cifra sostenibile (decisamente inferiore agli investimenti in comunicazione di un’azienda) e resterà comunque un investimento che ti renderà molto di più e su cui avrai un maggiore controllo. E che se ben modulato può portarti un ritorno molto importante in termini di visibilità, contatti (iscrizioni alla tua newsletter e interazioni sul social) e di acquisizione clienti.
Certo, può essere un limite, soprattutto se sei all’inizio e hai zero budget, ma se c’è un’investimento che vale la pena fare per la tua pubblicità, molto probabilmente è questo.

La chiave per far fruttare questo investimento resta comunque una: conoscere la tua audience, capire dove si trova (su che canali) e che messaggi sono rilevanti per loro.
Fatto questo, col budget disponibile, si cerca di intercettare più persone possibili.

A MIA IMMAGINE E SOMIGLIANZA

Insomma lo avrai capito. Io sono una di coloro che spezza una lancia a favore di Facebook di fronte allo scetticismo e all’incapacità di vederne i vantaggi per un business. 
È vero, ha dei limiti, come ogni cosa. Come utente è una mia responsabilità “pulire” la mia bacheca da tutte quelle notizie che non mi piacciono. Non occorre bloccare persone, togliere amicizie o altro. Basta dire a Facebook che non vuoi più vedere le notizie di quella persona (vai sul suo profilo e vai su “Segui”>”Smetti di seguire”, ad esempio).
Come business ho la possibilità di avere uno strumento estremamente potente e se voglio sfruttarlo appieno devo conoscerlo.
Ricordiamoci che il suo punto di forza è la connessione, tra persone che stanno qui e persone che stanno dall’altra parte del mondo, quindi se dobbiamo pensare ad una strategia dobbiamo tenerne debito conto

Spezziamo una lancia a favore di Facebook

Spezziamo una lancia a favore di Facebook

Se ne dicono tante contro il social blu: che è finito, che ci si trova solo gente che inveisce contro altra gente, che ormai è un social per vecchi.
Mentre per l’ultimo punto potrei anche essere d’accordo (in favore di Instagram e Youtube ad esempio, dove gli utenti più giovani si stanno spostando), sugli altri due ho qualcosa da dire.

Non è un social per vecchi

Tutte le volte che qualcuno mi dice che non usa più facebook o non vuole più investire su facebook perché è un social che “non gli piace visto che è frequentato da gente che ha sempre da inveire contro gli altri” e che ormai “è un social che sta morendo e che non gli porterebbe niente” mi fermo sempre a far riflettere queste persone su un paio di cose.
La prima è che Facebook è un canale, non un fine. Si tratta sempre di tenere una visione più dall’altro e ricordarsi che non stiamo su Facebook come persone ma come business. E che in realtà bisogna riconoscere a Facebook alcune grandi conquiste.

Ha completamente rivoluzionato le nostre abitudini

Ora anche i nostri genitori hanno un profilo Facebook (e mi verrebbe da dire anche i nonni più tecnologici, per alcuni). Si tratta di un social network che ha cambiato il nostro modo di vivere la giornata.
Pensate a quante volte state guardando la tv (altra rivoluzione delle abitudini quotidiane delle persone) e finite con il tirarvi vicino il cellulare e controllare una notifica o addirittura essere voi che per noia andate a fare uno scrolling infinito della sezione Notizie di Facebook.
Ormai questo essere multitasking è diventato parte della nostra quotidianità. Personalmente posso non apprezzare questo trend, ma mi tocca ammettere che è una realtà. E questa realtà è nata con Facebook e si è estesa a macchia d’olio con gli smartphone.
Solo un dato per darvi un’idea: per una percentuale altissima di persone che navigano su internet Facebook è ancora il browser principale di accesso alla connessione. Significa che è la prima pagina che aprono appena accedono a internet e che dalle notizie su Facebook dirigono la loro ricerca. Sulla base degli stimoli proposti dalle notizie sulla loro sezione Notizie.
Dite che questo è poco?

Questo che significa per un business?
Che le abitudini delle persone ci aprono spontaneamente una porta per mostrare loro qualcosa che ci riguarda. Un appiglio, un amo, un piccolo aggancio per solleticare la loro curiosità.

Si va su Facebook per cazzeggiare

Dato quanto scritto sopra questa è una conseguenza logica. Chi userebbe Facebook come primo sito da visitare o chi sbloccherebbe il suo cellulare per scrollare la sua app se non una persona che non ha molto di meglio da fare? (O una persona che cerca di evadere da quello che dovrebbe fare?).
Parliamo di come i social risucchino il nostro tempo, ma perché sono fatti apposta per farlo. Sono diventati mezzi di intrattenimento, che navighiamo senza metterci tanta attenzione.

Questo che significa per il business?
Che le persone che stanno su Facebook hanno le difese abbassate.
Navigano distrattamente, alla ricerca di appigli che catturino la loro attenzione (di cui parlavo sopra) e che noi possiamo intercettare facilmente individuando intelligentemente il nostro target e i suoi bisogni e passioni. Intercettando così una domanda latente.

Facebook ha una grandissima mole di dati

Tutti i mi piace, le pagine che visiti, i commenti che lasci, tutte le attività che fai e le informazioni che condividi sono dati preziosi che Facebook raccoglie.
La cosa più incredibile è che gli utenti forniscono questi dati spontaneamente. Condividere momenti, preferenze, passioni e idee e rimanere in connessione con gli altri è l’idea di base di Facebook. È il motivo per cui le persone sono su Facebook. Tuttavia queste informazioni sono preziosissime se sei un business che vuole promuoversi su questo canale.

Questo che significa per il business?
Una cosa importantissima: ti da la possibilità di arrivare alle persone giuste, con il messaggio giusto e al momento giusto (quando hanno le difese abbassate, come detto prima). In pratica è come se ti permettesse di creare una porticina minuscola che supera la barriera difensiva delle persone e di far passare il tuo messaggio sotto la corazza, dove il terreno è più fertile. Chiamaci poco.

Un piccolo spoiler

Per chi vuole promuovere la propria attività e acquisire visibilità quindi Facebook è ancora un grande strumento per farsi pubblicità e acquisire contatti e interazioni con il proprio pubblico e attrarre dei possibili clienti in target!
Ma cosa serve per avere una strategia vincente e promuoversi nel modo giusto sul grande social blu?
Ne parleremo meglio nel post della settimana prossima, ma ti lascio un piccolo spoiler: target, messaggio e budget.

Il valore delle parole

Il valore delle parole

In questi giorni di fine ottobre, con l’autunno che avanza, mi ritrovo sempre più spesso a casa a leggere e qualche giorno fa mi sono ritrovata a pensare alle parole e a come a volte vogliamo possederle. 

Quando comunichiamo cerchiamo sempre di trovare le parole giuste. Il che va bene, e fin qui tutto ok, ma quando andiamo in cerca della parola più adatta finiscono col venirci in mente parole già sentite, già lette, già usate da altri. Magari altri esperti del nostro settore. E ci scervelliamo per trovare parole più originali, per essere più originali. Per trovare parole nostre, spinti dal bisogno di distinguerci.
Paradossalmente però questa ricerca dell’originalità può allontanarci dalla nostra vera voce e dalla comunicazione semplice e naturale che desideriamo creare. (altro…)

Storytelling: 3 ingredienti must

Storytelling: 3 ingredienti must

Che storia stai raccontando?
Col tuo brand, che messaggio stai lanciando nel mondo?

Quando siamo all’inizio e dobbiamo pensare a come raccontare la nostra idea, la prima domanda che ci facciamo è come farlo.
Come raccontare la nostra idea, darle forma e come farla arrivare al nostro pubblico e fare in modo che si innamorino di lei come noi?
Insomma, da che parte iniziamo per costruire la storia del nostro brand?

Se ci fosse una ricetta per creare lo storytelling perfetto sicuramente avrebbe almeno tre ingredienti.

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Suona le pause

Suona le pause

Uno dei dilemmi di chi ha un’attività è riuscire a trovare il tempo per curare anche la propria presenza online.
E quando lo troviamo quel tempo… ci manca l’ispirazione.
È frustrante. Demotivante. E finisci col dirti “Ma non mi sento di avere nulla da dire. Devo raccontare qualcosa per forza?”.
Bene, se ti sei ritrovata almeno una volta in questo loop lascia che ti liberi la coscienza: No, non occorre raccontare qualcosa per forza. Se non hai nulla da dire, non dire nulla.
Ma questo non significa che tu debba lasciare i tuoi canali muti.

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