Come creare adv efficaci con il Business Manager

Come creare adv efficaci con il Business Manager

Cosa serve per fare advertising sui social?

Fare pubblicità sui social, in particolare Facebook, e mettere qualche soldino su dei contenuti da promuovere è sempre più comune.
In parte per abbattere le barriere degli algoritmi e in parte per arrivare più facilmente a quella fetta di pubblico che, per interessi e caratteristiche, sono il target ideale della nostra comunicazione online.

Ma come fare advertising? E come farla bene?
La risposta breve è che per fare pubblicità sui social, Facebook e Instagram, ti serve:
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  1. Una strategia
    Del perché ti serve una strategia ne ho già parlato in alcuni post precedenti (come questo ad esempio), ma per farla breve hai bisogno di capire cosa vuoi ottenere dalla tua comunicazione sui social.
    Chiarito l’obiettivo puoi stabilire dei KPI (key performance indicator) che ti aiuteranno a capire se sei sulla strada giusta o se stai andando fuori rotta e procedere con la pianificazione delle azioni da compiere.
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  2. Gli strumenti giusti
    Nel caso della pubblicità su Facebook e Instagram lo strumento migliore è il Business Manager.
    Per chi non lo conoscesse, il Business Manager è uno strumento fornito da Facebook stesso che ti permette di fare una serie di cose utili per il tuo marketing  come creare cataloghi prodotti, gestire le inserzioni pubblicitarie, istallare il Pixel sul tuo sito per fare retargeting e remarketing e molto altro.
    In particolare in questo caso ci interessa la Gestione delle inserzioni pubblicitarie.

Come funziona la gestione delle inserzioni sul business manager

Business Manager è lo strumento migliore per creare delle adv veramente efficaci.
Le adv (campagne pubblicitarie) vengono create con Gestione Inserzioni, una delle funzionalità che trovi dentro al Business Manager.

Aperto Gestione Inserzioni ci troveremo una schermata divisa in tre schede:

  • Campagne
  • Gruppi di inserzionisti (o Audience)
  • Inserzioni

Questi tre gruppi sono i tre elementi che compongono le campagne di advertising.
La gerarchia degli elementi è questa.

Una campagna stabilisce l’obbiettivo che si vuole raggiungere con quell’azione pubblicitaria e contiene i Gruppi di inserzionisti (o Audience).
I Gruppi di inserzionisti (un nome che in realtà può trarre in inganno) raccoglie al suo interno la definizione del pubblico target della campagna e i posizionamenti, ovvero i posti nel quale l’inserzione verrà visualizzata.
L’inserzione è di fatto la vera e propria parte creativa. Può essere in diversi formati di contenuto visuale (video, immagine, carosello, slideshow e altri) e il testo associato al contenuto visuale. Contiene quasi sempre un pulsante con un invito all’azione (call to action) a seconda dell’obiettivo della campagna.

SocialTIPS

Di come essere sui social, di strategie e advertising sui vari social media parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
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Business Manager sì, Business Manager no

All’inizio Business Manager può sembrare (e lo è) uno strumento complesso da usare.
Tuttavia è la strada giusta per investire in pubblicità sfruttando al massimo il potenziale delle inserzioni pubblicitarie. 
Fare advertising con Business Manager ha molti più vantaggi che sfruttare il pulsante “Promuovi” o “Metti in evidenza”.
Perché? Ecco alcuni motivi:

  • Crei un’inserzione partendo da un “suggerimento” di Facebook e non da una strategia.
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  • Con il pulsante “Promuovi” hai la possibilità di far girare il tuo post solo sulla piattaforma nel quale l’hai pubblicato (Facebook o Instagram).
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  • Promuovendo un post già pubblicato non hai modo di lavorare sulla creatività  (contenuti visivi e testuali) in modo da rendere più efficace la tua inserzione a seconda dei vari dispositivi (dimensioni schermo, ad esempio) nel quale girerà il tuo contenuto.
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  • Non avrai modo di raffinare con attenzione l’audience che andrai a colpire, cosa che invece puoi fare molto più nel dettagli con il Business Manager.

E questi sono solo alcuni dei motivi per cui per fare advertising in modo veramente efficace devi usare il Business Manager.
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Fasi della creazione delle campagne

E come si fa a creare una campagna di advertising con il Business Manager?

Dei vari passaggi su come creare campagne pubblicitarie efficaci si sono scritti libri. Io a questo ho dedicato un’intera mail della mia rubrica di SocialTIPS, ma in breve ecco come si procede.

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Livello “Campagna”:

  • Scelta obiettivo campagna
    Sono 11 gli obbiettivi che Business Manager ti propone all’inizio dell’impostazione di una campagna pubblicitaria.
    Scegliere il giusto obiettivo determina anche i dati che verranno raccolti da Business Manager e l’azione che l’utente sarà invitato a fare. Quindi questa è una fase molto importante.
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Livello “Gruppi di inserzione”:

  • Scelta del pubblico
    Al livello Gruppo di inserzione si seleziona il tipo di pubblico da intercettare.
    Pubblico targettizzato, pubblico simile (lookalike), liste provenienti dalle nostre newsletter e possiamo addirittura caricare delle audience personali, ad esempio l’elenco dei nostri clienti.
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  • Scelta del posizionamento
    Creando le nostre adv con il Business Manager possiamo mostrare le nostre inserzioni su:
    – Facebook
    – Instagram
    – Messenger
    – Audience Network
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  • Imposta budget e durata campagna
    Sempre a questo livello si impostano durata e budget della campagna.
    Capire quando mettere su una campagna e per quanto tempo è un discorso complesso, che varia a seconda del budget totale a disposizione per il marketing e al tipo di contenuto da promuovere.
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Livello “INSERZIONE

  • Creatività nell’inserzione
    A questo livello si possono creare delle nuove inserzioni o decidere di promuovere dei post già esistenti (in quest’ultimo caso, attenzione, poiché i post già pubblicati non si possono personalizzare a questo punto).
    I formati principali sono i seguenti, sebbene ci siano altri formati specifici (Collection per gli ecommerce e Playable per le app, ad esempio):
    1. Immagine
    2. Video
    3. Carosello
    4. Slideshow

.Consigli

Quindi, quali sono i consigli che lascio per migliorare e rendere più efficaci le proprie campagne adv sui social di Facebook e compagnia?
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  • Test per i primi mesi
    I primi mesi sono utili per fare dei test e sperimentare cosa funziona bene per un audience e cosa con un’altra oltre che per capire come e quanto promuovere i propri post. 
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  • Differenziare le inserzioni di una campagna
    Può essere utile distinguere due tipi di creatività a seconda dei posizionamenti sul quale vogliamo essere presenti.
    Ad esempio se voglio differenziare ciò che mostro su Facebook da quello che mostro su Instagram.
    Per farlo consiglio di creare sotto la stessa campagna più Gruppi di inserzioni con le loro inserzioni e creatività specifiche.
    O ancora possiamo affiancare più inserzioni in diversi formati (es. video e carosello)
  • Testi e lunghezza dei copy
    C’è chi sconsiglia di usare testi lunghi.
    Chi invece invita a non usare le emoticons.
    È mia opinione che l’obiettivo con le campagne di advertising sia portare l’utente a compiere un’azione.
    Per farlo la cosa più importante da fare è usare un linguaggio semplice.
    Gli emoji possono aiutarci a far arrivare più facilmente un messaggio o a organizzzare meglio il testo. Ovviamente senza esagerare.
    Allo stesso modo la lunghezza del testo è relativa e può essere facilitàta proprio dal simbolismo delle emoji.
    Senza contare che, se un testo è scritto in modo chiaro e scorrevole, un testo lungo può invitare all’azione proprio perchè in grado di entrare in empatia con l’utente.
    Ricordiamoci che l’obiettivo è sempre far fare un’azione (il click) all’utente.
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  • Chiari inviti all’azione
    Per farlo però gli inviti all’azione devono essere chiari.
    Teniamolo sempre presente quando prepariamo i testi delle nostre adv.
    Il nostro obiettivo è che l’utente compia l’azione desiderata.
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  • Coerenza
    Ultimo, ma non per importanza, un occhio al tono di voce e all’identità di brand.
    Anche quando facciamo advertising dobbiamo restare in linea con la voce del nostro brand.

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È un problema dei social media?

È un problema dei social media?

Social media: amore e odio di questi tempi moderni.
Nel tempo ho sentito tante opinioni riguardo ai social, per lo più negative, e ciò mi ha portato a fare un ragionamento riguardo al ruolo che questi strumenti hanno nella nostra vita lavorativa, ma anche privata.

I social media ci portano ad alienarci

L’obiezione più recente che mi è stata fatta per giustificare la sfiducia nei social media riguarda proprio questo: il senso di alienazione.
Ma sono davvero i social ad alienarci?

Vi è mai capitato quell’imbarazzante momento in cui sei in treno, o alle poste, o in sala d’attesa dal dentista e quando alzi la testa dal tuo cellulare vedi che tutte (o quasi) le persone attorno a te sono a capo chino sul loro dispositivo, proprio come lo eri anche tu fino a poco prima?
Ecco. Forse l’alienazione non viene dai social media.
Forse il problema sono le nostre abitudini, non credi?
La verità è che non siamo più abituati a restare in attesa, a portare pazienza, ad aspettare. Ad annoiarci.
Così in treno non ci gustiamo più il paesaggio fuori dal finestrino o non cogliamo più l’occasione per scambiare due chiacchiere in attesa del nostro turno alla posta.

Non sono i social media a portarci all’alienazione. Siamo noi.
I social fanno solo quello per cui sono stati creati: ci intrattengono.

I social: uno strumento potente

Ma i social non sono nati (solo) per intrattenerci.
Sono uno strumento potente, capace di connettere e creare rete, relazioni tra persone (anche distanti geograficamente) che hanno qualcosa in comune. Qualcosa che li porta a legarsi.

È questa la loro forza: la connessione.
La possibilità di comunicare, di raccontarsi, di confrontarci con gli altri, di incontrare persone nuove e mantenere legami che col tempo e le distanze altrimenti sarebbero andati perduti.
I social media hanno un grande potenziale e per essere usato al meglio noi dobbiamo essere coscienti di come usarli per il meglio.
A partire dalla buona educazione, dal buon senso e dal rispetto verso gli altri utenti che vedranno i nostri contenuti.

La responsabilità di ciò che comunichiamo sui social

La citazione più famosa (o per lo meno la mia preferita) di Spiderman è

“Da grandi poteri vengono grandi responsabilità”.

Nel web e nei social media non dobbiamo smettere di essere persone rispettose degli altri.
Sia per evitare episodi diffamatori e di cyberbullismo, sia per comunicare in modo efficace con chi ci segue.

Chi pensa che i bulli siano nati con le tastiere forse si dimentica che questo problema non è nato con il web. È un problema della nostra società. Vecchi problemi, ma con nuovi confini.
Se i social hanno una colpa in questo meccanismo è solo quello di facilitare la diffusione di contenuti eticamente scorretti.
Siamo noi che non dovremmo perdere di vista il limite da non superare mai.
Il “mondo online” non è diverso dal “mondo reale”.

Allo stesso modo dobbiamo assumerci la responsabilità di condividere messaggi importanti, di valore, che possano lasciare qualcosa (di positivo) a chi li vedrà. Che sia per intrattenerli o per informarli. È quando condividiamo messaggi di questo tipo che sfruttiamo il massimo potenziale dei social media e comunichiamo responsabilmente.

Restare con i piedi per terra

Un’altra critica ai social che mi viene fatta è che sono una vetrina.
Che tutti cercano di mostrarsi per quelli che non sono. Che c’è gente falsa.
E forse in alcuni casi questo è un po’ vero.

Esporsi sui social non significa per forza mostrarsi perfetti, ma non dobbiamo nemmeno pensare che ciò che viene mostrato sui social sia tutta la verità.
Teniamo a mente che i social sono un canale di comunicazione.
Aiutano a veicolare un messaggio, a raccontare storie e per lo più ad avvicinare le persone per entrare in connessione con loro. O almeno, così dovrebbero.

Non serve a nulla accanirsi sul numero di follower, sui like alla pagina o all’ultimo post, sui cuoricini alla mia ultima foto su Instagram.
I social non dovrebbero essere usati come una vetrina, sono un mezzo per giungere ad un fine.

Soprattutto se si è un piccolo business, non ti serve a molto avere un sacco di follower se poi nessuno passa dai tuoi canali social al tuo sito web per acquistare ciò che offri.
I social sono strumenti a servizio di una strategia di comunicazione più ampia.
Non pensiamo che i social siano la nostra piazza.
Semmai sono più simili alle vie che conducono alla nostra vera piazza (ad esempio il sito web).
Ridimensioniamo il ruolo dei social e dei suoi numeri, quindi e domandiamoci “Che cosa vogliamo ottenere con la nostra comunicazione sui social media?”.
Si comincia così a strutturare una strategia di comunicazione e marketing.

In conclusione

Insomma i social non sono il male.
Siamo noi che dobbiamo usarli nel modo giusto.
Con rispetto, educazione e buon senso.
Siamo noi, con i nostri contenuti, che rendiamo i social un bel posto (oppure no).

E no, i social sono tutt’altro che inutili.
Sono degli alleati molto potenti della tua comunicazione, ma come ogni cosa vanno usati bene, con responsabilità e per un buon motivo.
Non si sta sui social solo “per il gusto di starci”. Si sta sui social quando si vuole ottenere qualcosa e quel qualcosa deve essere chiaro.

Se stiamo sui social dobbiamo cercare di condividere contenuti di valore, che arricchiscano chi ci legge. Che gli lascino qualcosa di buono.
Questa è l’unica vera strada per crescere sui social (sì, anche con i numeri). Con pazienza, costanza e avendo ben chiaro in testa qual è il nostro vero obiettivo.

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Metodo “salva stress”: il batching

Metodo “salva stress”: il batching

Sai cos’è il batching?

In estrema sintesi significa raggruppare tutte le attività simili e farle tutte assieme.
Questo metodo è un valido alleato per:

  • avere il controllo di ciò che devi fare
  • ottimizzare tempi ed energie da dedicare ad attività simili (es. scrittura testi, programmazione calendario editoriale, ecc.)
  • agire in anticipo e liberare la mente da attività da fare
  • permetterti di concentrarti sulle emergenze (se ci sono) e gestirle con una visione ampia su ciò che verrà fatto

In breve, se sei una persona ansiosa o maniaca del controllo (ehm-ehm-come-me) ti farà lavorare meglio, padroneggiare le attività da svolgere nel prossimo futuro, ti mantiene “sul pezzo” e ti farà vivere più serenamente scadenze e consegne.

Quali attività puoi raggruppare

Non siamo tutti uguali e ogni lavoro e ritmo di lavoro è a sé, quindi non ti posso dare un elenco specifico. Però ci sono due tipi di attività che richiedono un impiego diverso delle nostre energie: attività creative e attività organizzative.

Per attività creative intendo:

  • Scrittura testi (es. Blog post o pagine per il sito web)
  • Photoshooting e editing foto
  • Creazione di un calendario editoriale
  • Elaborazione idee
  • ….

Mentre per attività organizzative intendo tutte le attività più pratiche, come:

  • Gestione email
  • Caricamento post su strumenti di programmazione (es. Hootsuite o PostPickr)
  • Fatturazione mensile e archivio
  • Appuntamenti e call da inserire a calendario

Vantaggi del batching

  1. Va incontro all’ispirazione (o la fa venire!)
    Avete presente i giorni no?
    Quelli in cui dovresti fare una cosa, ma hai così tanta voglia di farne un’altra.
    Ecco con questo metodo si possono assecondare i nostri “momenti sì”.
    .
  2. Ottimizza i tempi e le energie
    Quando facciamo un tipo di attività (ad esempio creativa) il nostro cervello funziona in un modo. Cambiare repentinamente tipo di attività comporta uno sforzo, sia da un punto di vista di energie che di concentrazione e questo ci può far perdere tempo. Se invece raggruppiamo nello stesso arco di tempo tutte le attività simili diventiamo più efficaci.
    .
  3. Abbiamo il controllo e lavoriamo meglio
    Sì, perché agire in anticipo ci da del tempo di margine per gestire modifiche dell’ultimo minuto, aggiustamenti e imprevisti che (lo sappiamo) sono sempre dietro l’angolo.
    .
  4. Lavoriamo più sereni
    E assecondare la nostra ispirazione, in modo più efficace e in anticipo ottenendo anche del tempo margine ci permette di lavorare meglio, con meno ansia e stress.

 

Da che parte cominciare

Se vuoi iniziare ad usare anche tu questo metodo per l’organizzazione, ti lascio 5 consigli per cominciare:

  1. Fai una lista di tutte le attività che svolgi normalmente (tieni conto su base mensile)
    .
  2. Separa tutte le attività di gestione dalle attività creative (usa 2 evidenziatori diversi)
    .
  3. Valuta entrambe le liste e prendi consapevolezza di che tipo di attività svolgi (potrebbe essere un lavoro illuminante).
    .
  4. Raggruppa assieme tutte le attività simili e dividile in attività che svolgi giornalmente, settimanalmente e mensilmente (es. rispondi alle mail tutti i giorni? Scrivi testi tutti i giorni?)
    .
  5. Stabilisci tempi e modi per svolgere quelle attività (es. rispondi alle email al mattino o alla sera, scrivi testi solo il lunedì mattina presto, chiami i clienti solo di venerdì) e inizia così a distribuire le attività su base mensile, settimanale e giornaliera.

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Farsi conoscere: le domande giuste

Farsi conoscere: le domande giuste

Quasi tutte le domande che mi vengono fatte riguardano il “come iniziare a farsi conoscere online” quando si è all’inizio.
A quasi tutte rispondo con almeno un’altra domanda: da chi?
Può sembrare banale, ma è da qui che si comincia a pensare a una strategia.
Perché, per farla estremamente breve, per iniziare a farti conoscere (online o offline) ti serve proprio questo: una strategia.

La si comincia a buttare giù proprio in questo modo, cioè parlando e ponendosi le domande giuste.
Nella fase iniziale è un po’ questo il mio compito, quello che svolgo durante le mie consulenze: fare le domande giuste ed essere d’aiuto per approfondire e delineare le risposte che vengono fuori.

Prima di iniziare a farsi conoscere

Quando si è alle battute iniziali del proprio progetto online e si vuole fare sul serio la prima cosa da tenere a mente é che si deve investire in comunicazione, sui canali giusti e con i metodi giusti. E di solito questi comprendono anche investimenti in campagne di pubblicità.
Ma prima di fare tutto ciò suggerisco di fare un passo indietro e pensare al proprio cliente tipo delineandone il comportamento.
Solo in un secondo momento si può parlare di come farsi conoscere da loro.
Se ad esempio i tuoi clienti tipo sono anziani che non sanno navigare in internet che senso ha puntare sulla pubblicità online?

Quindi, quali sono le domande giuste da porsi prima di buttarsi a capofitto nel lavoro per farsi conoscere?

CHI

Per capire dove puntare per farti conoscere, domandati “Dov’è il mio pubblico?”. E prima ancora “Con chi voglio parlare?”.
Non puoi decidere praticamente niente riguardo alla tua comunicazione se non hai chiaro in mente con chi stai parlando.
Ne ho già parlato in altri post dell’importanza di parlare alle persone giuste.

COSA

Ma non basta.
Puoi sapere dove si trovano le persone con cui vuoi parlare, ma devi anche mettere in chiaro cosa vuoi promuovere e devi capire come trasmettere il messaggio in modo efficace.
Di cosa ha bisogno chi ti legge, che tu puoi offrire?
Quali sono le parole chiave, i “termini caldi”, che identificano il loro bisogno?

Strutturare bene il messaggio e presentarti al meglio è fondamentare. Sia con le parole che con la forma.
Come si dice spesso “Non c’è una seconda possibilità per fare una buona impressione”.
Si tratta di un momento cruciale, perché con un solo colpo d’occhio siamo in grado di comunicare molto di più di ciò che dicono delle semplici parole.
Lavorare bene sull’architettura dei contenuti, sulla forma, sui colori, sull’ordine e gli spazi quindi è parte integrante del messaggio che vuoi dare a chi ti conoscerà.
Decidere tutto questo non è secondario ed è parte integrante della tua strategia di comunicazione.

DOVE e COME

Con il CHI e il COSA ben chiari, si può iniziare a pensare al COME e DOVE farsi conoscere.
Prendiamo l’esempio di prima: se i miei clienti sono anziani e siamo dei fisioterapisti o degli operatori olistici come li raggiungo?

  • Vado a parlare nei luoghi che loro frequentano di solito con uno strumento a loro familiare.
    Ad esempio un supporto cartaceo (un volantino) da lasciare in uno studio medico, con le informazioni sui trattamenti che offrite. Magari sensibilizzando la centralinista dello studio medico, in modo che dia risalto al vostro messaggio.

  • Intercetto persone che possono portarmi a loro
    Nel nostro esempio, i figli dell’anziano che possono essere interessati ai nostri servizi per i loro genitori.
    E allora domandiamoci di nuovo “Dove sono i figli dei miei clienti ideali?”.

Online o offline hanno le stesse dinamiche

Quando ci si promuove online i meccanismi sono gli stessi.
Posso decidere di farmi pubblicità su Google o sui social media, ma prima di fare ciò abbiamo bisogno di farci le domande giuste.
Perciò prima di pensare a “Come farci conoscere” dobbiamo fare un bel ragionamento su “Da chi vogliamo farci conoscere” e poi partire a stabilire tutta la nostra strategia di comunicazione.

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Come farsi leggere

Come farsi leggere

Sono pochi attimi quelli che hai, poche righe.
Perché un lettore dovrebbe restare?
Perché dovrebbe leggere cosa hai da dire?
Quali sono le pepite che offri col tuo testo?
Come ci entro nel tuo testo?
Ecco cosa ti serve per scrivere dei testi più leggibili: ordine, stile e grammatica.

Ordine

Parole chiave

Ti ho già raccontato quanto è importante conoscere il tuo target. Capito chi è il tuo pubblico individua gli argomenti e le parole chiave al quale sono più sensibili. E usale.
L’attenzione è passeggera. Ogni manciata di secondi se ne va.
“Riacchiappala” usando i termini al quale sono più sensibili come ami da pesca. Usali per punzecchiare l’unica cosa che può trattenere il lettore sul tuo testo: la curiosità.
Cresce se man mano che si procede nella lettura e sei tu a guidarla.

Architettura dei contenuti

La leggibilità di un testo va strutturata ancor prima di scrivere il testo stesso, con l’architettura dei contenuti. È un po’ come se prendessi per mano il tuo lettore e gli facessi fare un viaggio e ogni volta che si distrae e guarda attorno tu lo strattoni e lo riporti a guardare la strada davanti a sé.

Vie di fuga

Occhio anche ai link esterni!
Sono utili, certo, per proporre approfondimenti (e piacciono tanto a Google) però allo stesso tempo interrompono la lettura e portano il lettore lontano dal tuo testo. Quindi usali con attenzione, con un occhio alla tua strategia di comunicazione.

Più entrate

Considera anche come ti legge il tuo utente.
Da pc? Da cellulare? In movimento, tra un appuntamento e un altro?
Quindi articola per lui un testo che abbia “più entrate”, ovvero più punti nel quale può riprendere la lettura. Più paragrafi, elenchi, schemi.
Soprattutto se ti legge da cellulare (sempre più comune) l’utente finirà col saltare da un pezzo all’altro del testo.
Perciò inizia i tuoi paragrafi con una frase breve.
In modo da poter cogliere il contenuto da subito e, una volta incuriosito, leggerà più volentieri il tuo testo e i suoi approfondimenti.

Stile

Forma

Come dicevo prima, spesso il testo online viene scansionato visivamente prima di essere letto.
È facile intuire quanto importante sia la forma che diamo al testo, oltre che alla struttura.
Grassetti, corsivi e spazi sono alleati della leggibilità.
Chiaramente, occhio a non abusarne. Sfruttali solo per evidenziare quelle parole chiave che avevamo identificato come ancore e che puntano a trattenere il lettore sul nostro testo.

Semplicità

La sfida più grande con la scrittura è quello di scrivere in modo semplice e chiaro.
Scrivere semplice infatti è tutt’altro che facile. A volte ottenere dei buoni testi brevi ci comporta uno sforzo maggiore rispetto a scriverne di più lunghi.
Può sembrare contro intuitivo, eppure è così.

Lessico e sintassi

Nei tuoi testi è meglio evitare le frasi lunghe. Favorisci le frasi brevi, in forma attiva.
Evita anche l’utilizzo di avverbi di intensità (la maggior parte delle volte non ti servono veramente) e le espressioni vaghe (“quasi”, “una sorta di”, “un po’ come”, eccetera).
Togli tutte le parole in più (“in lingua inglese”, “tre diverse opzioni”, “a partire dal”, eccetera).

Grammatica

Errori e fluidità di lettura

Credo che niente interrompa più malamente la lettura di un errore grammaticale.
Non si tratta (solo) di essere una grammar-nazi, è una questione di fluidità di lettura. L’occhio trova subito l’imprecisione e porta il cervello a distrarsi, ad allontanarsi dal testo e dal messaggio che stai cercando di dare.
Come se servisse un altro motivo per evitare di fare degli errori di grammatica!

non parlare “strano”

Tecnicismi e inglesismi sono inutili.
Sono veramente poche le parole inglesi che non possono essere tradotte in italiano e in quei pochi casi sono entrate di diritto nel nostro dizionario.
Riguardo ai tecnicismi, sebbene a volte non si possa evitare di usarli, penso che ci comporti uno sforzo minimo dedicarci una riga per spiegare quel concetto per esteso.
Sono entrambe due forme di gentilezza. Ricordiamoci che non stiamo scrivendo per noi, né per far vedere quanto siamo professional professionali.
Stiamo sempre scrivendo per un lettore e il nostro obiettivo è rendergli le cose facili!

I refusi

Come evitare di farsi sfuggire i refusi?
Sì, perché sfuggono sempre. Leggi, rileggi, pensi che vada tutto bene, pubblichi, e poi… dal niente lui appare dove prima apparentemente non c’era! “Ma com’è possibile?! Ho ricontrollato tre volte!”. Capita, non prendetevela a male.
Una tecnica che io ho trovato particolarmente efficace, te ne avevo già parlato, è rileggere a voce alta.
Meglio, leggere a qualcuno.
Magicamente ti saranno più evidenti errori di grammatica, sintassi, frasi che non suonano bene, frasi troppo lunghe, parole in più, precisazioni inutili.

Insomma, forse scrivere dei buoni testi non è proprio qualcosa che “Mi metto lì una mezz’oretta e via”, vero?
Spero che i miei consigli ti siano stati utili e se sì, condividili con altri.
Del resto io sono convinta che ogni testo meriti di essere letto, così come ogni storia meriti di essere raccontata. Quindi facciamoci leggere!

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5 consigli per i tuoi blog post

5 consigli per i tuoi blog post

Il blog è uno degli strumenti più importanti per la nostra comunicazione online. Ci aiuta a farci conoscere, a raccontare chi siamo e cosa sappiamo fare.
Si tratta di uno strumento di marketing a tutti gli effetti, quindi il lavoro che facciamo non è solo quello di scrivere un post, ma anche cercare di diffonderlo e farlo arrivare sotto gli occhi di tutti coloro che vogliamo lo leggano. E che magari grazie ad esso ci scoprano.

Non occorre essere un esperto SEO per riuscirci. Basta seguire dei semplici accorgimenti, partendo fin dall’architettura dei contenuti che andremo a scrivere.

1 – Qual è la pepita?

Quando scriviamo un blog post partiamo da un’idea, da qualcosa che vogliamo raccontare o condividere. Sarà in linea con il nostro calendario editoriale (sul quale abbiamo già appuntato qual è il messaggio chiave da trasmettere) e rispetterà la nostra strategia di comunicazione.

Tuttavia dobbiamo stare attenti a non “perderci” durante la scrittura del post. Quindi teniamo bene a mente qual è l’argomento principale, “la pepita”, che vogliamo dare al nostro lettore per arricchirlo.
E teniamola bene a mente fin da subito, quando buttiamo giù la struttura dei post (come suddivideremo i vari paragrafi).
La pepita, molto facilmente, sarà anche la parola chiave che useremo anche per posizionare il nostro blog post con la SEO.

2 – Non stai parlando per te

Ricorda per chi stai scrivendo.
Sì, stai condividendo un pensiero o un concetto che tu conosci, ma non stai parlando con te, stai parlando ad un pubblico di persone che vuole capirti. E dal quale è nel tuo interesse farti capire.
Stai parlando alle tue personas.

Sai chi sono i lettori a cui ti rivolgi?
Hai un’idea chiara dei loro bisogni?

Prima di iniziare a scrivere, se non vuoi buttare i tuoi sforzi, fatti queste due domande e datti delle risposte chiare.
Un blog post deve essere utile, deve soddisfare un bisogno. Il blog del tuo sito non è un blog personale, ricordati che si tratta sempre di uno strumento di marketing. Quindi se hai ancora le idee confuse su chi siano i tuoi lettori parti da queste due domande per chiarire una volta per tutti per chi scrivi e per aiutarli a capire cosa e perchè.

3 – “La prima stesura è una merda”

Non lo dico io, lo disse Ernest Hemingway. 
Certo usava un linguaggio colorito, ma è rincuorante sapere che anche a lui i testi non riuscivano perfetti al primo colpo.
In effetti il testo definitivo di solito conserva ben poco della sua prima stesura.
Quindi non preoccupiamoci eccessivamente della forma quando inizi a scrivere, ma limitiamoci a scrivere e scongiurare il blocco da pagina bianca che potremmo avere se ci facciamo prendere dall’ansia da prestazione.
Il testo va scritto, riletto, corretto, rifinito, riscritto, riletto, ricorretto ancora e ancora. Fino a che non si è veramente soddisfatti.

Quindi dopo aver deciso la struttura del blog post non fermarti troppo a pensare alla forma e inizia a scrivere. Subito, di pancia. Tanto poi avrai modo di tornarci su e correggere tutte le sbavature che ti lasci dietro.

4 – Sviscera il tema del tuo blog post

Come a scuola. Te la ricordi la tua insegnante di Lettere, cosa ti insegnava?
Un tema si sviluppa in tre fasi.

  • Introduzione
  • Svolgimento
  • Conclusione

Ed è lo stesso anche per i tuoi blog post.
Con una differenza, se vogliamo scrivere un post SEO friendly: meglio suddividere “lo svolgimento” in sottotitoli.
A parte questo accorgimento, la struttura rimane la stessa.

Introduzione e promesse

L’introduzione del tuo post serve a spiegare brevemente di cosa tratta per catturare da subito l’attenzione del tuo lettore.
Qui è dove vai incontro ai suoi bisogni e gli fai una promessa: risolverò il tuo problema.

Svolgimento e fiducia

Lo svolgimento è il cuore del tuo post. È dove mantieni la tua promessa.
Non tergiversare, vai al punto.
Metodo K.I.S.S. (Keep it straight and simple)!
Dì quello che devi dire, dillo in modo chiaro e semplice e non perderti coi giri di parole.

Conclusione e richieste

E infine la conclusione. Qui è dove inserisci la tua CTA (Call to action).
Hai soddisfatto il loro bisogno, la loro curiosità. Ti sei guadagnato la possibilità di chiedere qualcosa in cambio.
Chiedi limpidamente cosa vuoi che il lettore faccia.
Vuoi che condivida il post? Che visiti una pagina del tuo sito? Che ti contatti? Che commenti? Che si iscriva alla tua newsletter?
Chiedilo chiaramente o il lettore difficilmente ci penserà da solo. Infondo lui ha già avuto ciò che voleva.

5 – Rilettura e revisione con la lente d’ingrandimento

Fatta la bozza 1, rivoluzionata e riscritta la bozza 2, arriverai alla versione… chiamiamola semi-definitiva di questo benedetto blog post.

Avrai la tua introduzione, i tuoi titoletti SEO friendly, i tuoi paragrafi sempre allineati al tema principale del post (la keyword che userai con SEO Yoast, se usi WordPress, per intenderci).
Hai scritto il tuo contenuto. Bene, ora si va a lavorare di fino.

Ti consiglio caldamente di stampare il tuo testo e leggerlo a voce alta.
A VOCE ALTA.
Non importa se lavori in un ufficio affollato, in un coworking, con altre persone che potrebbero prenderti per matta o infastidirsi.
Rileggi il tuo post a voce alta. Dai, saranno al massimo 3 minuti quelli che ti servono. E ti servono.

Rileggendo a voce alta ti sarà più chiaro:

  • se stai parlando in modo diretto e scorrevole,
  • se le frasi sono troppo lunghe,
  • se sono costruite in modo semplice,
  • se usi termini vuoti o modi di dire che non danno né tolgono nulla al testo,
  • se puoi unire o tagliare alcune parti che ti portano fuori dall’argomento centrale,
  • vedere se hai usato la formattazione adatta,
  • capire se ti risultano più utili degli elenchi, al quale non avevi pensato,
  • renderti conto se sei stato troppo autoreferenziale,
  • se il testo è “arioso” o se fa incrociare gli occhi (e quindi scappare il tuo lettore).

È a questo punto che potrai fare anche delle correzioni di stile e verificare se il tuo blog post è in linea con il tuo tono di voce e la tua identità. Se il modo che hai usato per scrivere quel pezzo ti rappresenta.

Il momento del titolo

Oh, e a questo punto puoi divertirti a trovare un titolo!
Sì sì, adesso puoi scrivere un titolo che funziona veramente. Ora che hai tirato fuori il tuo post al meglio. Ora che lo conosci come le tue tasche. Ora che il tuo lettore ti è chiaro in mente come se ti fosse davanti in carne ed ossa.
Questo è il momento giusto per dare il titolo al tuo blog post
Non prima, quando ancora non sai cosa scriverai.

La pratica rende perfetti

A volte è più difficile spiegare qualcosa piuttosto che farlo.
Certo, se si è all’inizio e non si è abituati a scrivere per il web e alle dinamiche del posizionamento organico sui motori di ricerca, seguire tutti questi consigli può diventare molto impegnativo.
E non sono neanche gli unici consigli che potrei darti, ma penso siano i principali.

Spero di averti fatto capire che se hai un’attività e vuoi farti conoscere online e dai tuoi possibili clienti, avere un blog popolato da post SEO friendly ti può veramente aiutare a raggiungere i tuoi obiettivi.

La verità è che la pratica rende perfetti e se all’inizio qualcosa ti risulta particolarmente difficile, col tempo diventerà più facile, fino a diventare automatico (e non dovrai rileggere lo stesso testo decine di volte).
La prima bozza probabilmente resterà una merda, come dice Hemingway, ma magari al secondo o terzo passaggio già riuscirai ad avere un blog post efficace da pubblicare.

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo sui social grazie ai pulsanti che trovi qui sotto e fammi sapere se sei già mettevi in pratica questi 5 consigli o se magari ne hai altri da aggiungere i miei.

Essere creativi

Essere creativi

Nel 2016 una buona amica mi ha consigliato un libro speciale. All’epoca non era ancora diventato il tormentone o un best seller quindi per me si rivelò una scoperta sotto ogni aspetto.
Questo libro mi ha risvegliato qualcosa dentro e una volta all’anno inevitabilmente ritorno sempre sulle sue pagine e ogni volta la mia creatività ne esce rigenerata e carica.

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Comunicare “semplice”

Comunicare “semplice”

Ansia da pagina bianca?
Magari no, ma quello che scrivi è veramente il meglio del meglio?
O rileggendolo ti rendi conto di essere stata prolissa, di aver tergiversato per paragrafi prima di arrivare al punto?
O quella parola che era perfetta proprio non ti è venuta?
E le frasi come sono, forma attiva o passiva?

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Inno alla libertà

Inno alla libertà

Partiamo da una grande verità che spesso dimentichiamo: siamo tutti diversi.
Abbiamo tutti caratteristiche diverse, personalità diverse, nessuno è uguale a qualcun altro. Neanche i gemelli omozigoti.
Tutti, tutti, tutti siamo qui per vivere la nostra diversità.
Eppure finiamo col vivere una vita omologata, ad adattarci ad uno schema senza neanche domandarci se rispetta la nostra diversità. (altro…)