Come creare adv efficaci con il Business Manager

Come creare adv efficaci con il Business Manager

Cosa serve per fare advertising sui social?

Fare pubblicità sui social, in particolare Facebook, e mettere qualche soldino su dei contenuti da promuovere è sempre più comune.
In parte per abbattere le barriere degli algoritmi e in parte per arrivare più facilmente a quella fetta di pubblico che, per interessi e caratteristiche, sono il target ideale della nostra comunicazione online.

Ma come fare advertising? E come farla bene?
La risposta breve è che per fare pubblicità sui social, Facebook e Instagram, ti serve:
.

  1. Una strategia
    Del perché ti serve una strategia ne ho già parlato in alcuni post precedenti (come questo ad esempio), ma per farla breve hai bisogno di capire cosa vuoi ottenere dalla tua comunicazione sui social.
    Chiarito l’obiettivo puoi stabilire dei KPI (key performance indicator) che ti aiuteranno a capire se sei sulla strada giusta o se stai andando fuori rotta e procedere con la pianificazione delle azioni da compiere.
    .
  2. Gli strumenti giusti
    Nel caso della pubblicità su Facebook e Instagram lo strumento migliore è il Business Manager.
    Per chi non lo conoscesse, il Business Manager è uno strumento fornito da Facebook stesso che ti permette di fare una serie di cose utili per il tuo marketing  come creare cataloghi prodotti, gestire le inserzioni pubblicitarie, istallare il Pixel sul tuo sito per fare retargeting e remarketing e molto altro.
    In particolare in questo caso ci interessa la Gestione delle inserzioni pubblicitarie.

Come funziona la gestione delle inserzioni sul business manager

Business Manager è lo strumento migliore per creare delle adv veramente efficaci.
Le adv (campagne pubblicitarie) vengono create con Gestione Inserzioni, una delle funzionalità che trovi dentro al Business Manager.

Aperto Gestione Inserzioni ci troveremo una schermata divisa in tre schede:

  • Campagne
  • Gruppi di inserzionisti (o Audience)
  • Inserzioni

Questi tre gruppi sono i tre elementi che compongono le campagne di advertising.
La gerarchia degli elementi è questa.

Una campagna stabilisce l’obbiettivo che si vuole raggiungere con quell’azione pubblicitaria e contiene i Gruppi di inserzionisti (o Audience).
I Gruppi di inserzionisti (un nome che in realtà può trarre in inganno) raccoglie al suo interno la definizione del pubblico target della campagna e i posizionamenti, ovvero i posti nel quale l’inserzione verrà visualizzata.
L’inserzione è di fatto la vera e propria parte creativa. Può essere in diversi formati di contenuto visuale (video, immagine, carosello, slideshow e altri) e il testo associato al contenuto visuale. Contiene quasi sempre un pulsante con un invito all’azione (call to action) a seconda dell’obiettivo della campagna.

SocialTIPS

Di come essere sui social, di strategie e advertising sui vari social media parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
Arriva una volta ogni 15 giorni direttamente nella tua casella email.
Se ti vuoi iscrivere puoi farlo cliccando qui.

Business Manager sì, Business Manager no

All’inizio Business Manager può sembrare (e lo è) uno strumento complesso da usare.
Tuttavia è la strada giusta per investire in pubblicità sfruttando al massimo il potenziale delle inserzioni pubblicitarie. 
Fare advertising con Business Manager ha molti più vantaggi che sfruttare il pulsante “Promuovi” o “Metti in evidenza”.
Perché? Ecco alcuni motivi:

  • Crei un’inserzione partendo da un “suggerimento” di Facebook e non da una strategia.
    .
  • Con il pulsante “Promuovi” hai la possibilità di far girare il tuo post solo sulla piattaforma nel quale l’hai pubblicato (Facebook o Instagram).
    .
  • Promuovendo un post già pubblicato non hai modo di lavorare sulla creatività  (contenuti visivi e testuali) in modo da rendere più efficace la tua inserzione a seconda dei vari dispositivi (dimensioni schermo, ad esempio) nel quale girerà il tuo contenuto.
    .
  • Non avrai modo di raffinare con attenzione l’audience che andrai a colpire, cosa che invece puoi fare molto più nel dettagli con il Business Manager.

E questi sono solo alcuni dei motivi per cui per fare advertising in modo veramente efficace devi usare il Business Manager.
. 

Fasi della creazione delle campagne

E come si fa a creare una campagna di advertising con il Business Manager?

Dei vari passaggi su come creare campagne pubblicitarie efficaci si sono scritti libri. Io a questo ho dedicato un’intera mail della mia rubrica di SocialTIPS, ma in breve ecco come si procede.

.

Livello “Campagna”:

  • Scelta obiettivo campagna
    Sono 11 gli obbiettivi che Business Manager ti propone all’inizio dell’impostazione di una campagna pubblicitaria.
    Scegliere il giusto obiettivo determina anche i dati che verranno raccolti da Business Manager e l’azione che l’utente sarà invitato a fare. Quindi questa è una fase molto importante.
    .

Livello “Gruppi di inserzione”:

  • Scelta del pubblico
    Al livello Gruppo di inserzione si seleziona il tipo di pubblico da intercettare.
    Pubblico targettizzato, pubblico simile (lookalike), liste provenienti dalle nostre newsletter e possiamo addirittura caricare delle audience personali, ad esempio l’elenco dei nostri clienti.
    .
    .
  • Scelta del posizionamento
    Creando le nostre adv con il Business Manager possiamo mostrare le nostre inserzioni su:
    – Facebook
    – Instagram
    – Messenger
    – Audience Network
    .
  • Imposta budget e durata campagna
    Sempre a questo livello si impostano durata e budget della campagna.
    Capire quando mettere su una campagna e per quanto tempo è un discorso complesso, che varia a seconda del budget totale a disposizione per il marketing e al tipo di contenuto da promuovere.
    .

Livello “INSERZIONE

  • Creatività nell’inserzione
    A questo livello si possono creare delle nuove inserzioni o decidere di promuovere dei post già esistenti (in quest’ultimo caso, attenzione, poiché i post già pubblicati non si possono personalizzare a questo punto).
    I formati principali sono i seguenti, sebbene ci siano altri formati specifici (Collection per gli ecommerce e Playable per le app, ad esempio):
    1. Immagine
    2. Video
    3. Carosello
    4. Slideshow

.Consigli

Quindi, quali sono i consigli che lascio per migliorare e rendere più efficaci le proprie campagne adv sui social di Facebook e compagnia?
.

  • Test per i primi mesi
    I primi mesi sono utili per fare dei test e sperimentare cosa funziona bene per un audience e cosa con un’altra oltre che per capire come e quanto promuovere i propri post. 
    .
  • Differenziare le inserzioni di una campagna
    Può essere utile distinguere due tipi di creatività a seconda dei posizionamenti sul quale vogliamo essere presenti.
    Ad esempio se voglio differenziare ciò che mostro su Facebook da quello che mostro su Instagram.
    Per farlo consiglio di creare sotto la stessa campagna più Gruppi di inserzioni con le loro inserzioni e creatività specifiche.
    O ancora possiamo affiancare più inserzioni in diversi formati (es. video e carosello)
  • Testi e lunghezza dei copy
    C’è chi sconsiglia di usare testi lunghi.
    Chi invece invita a non usare le emoticons.
    È mia opinione che l’obiettivo con le campagne di advertising sia portare l’utente a compiere un’azione.
    Per farlo la cosa più importante da fare è usare un linguaggio semplice.
    Gli emoji possono aiutarci a far arrivare più facilmente un messaggio o a organizzzare meglio il testo. Ovviamente senza esagerare.
    Allo stesso modo la lunghezza del testo è relativa e può essere facilitàta proprio dal simbolismo delle emoji.
    Senza contare che, se un testo è scritto in modo chiaro e scorrevole, un testo lungo può invitare all’azione proprio perchè in grado di entrare in empatia con l’utente.
    Ricordiamoci che l’obiettivo è sempre far fare un’azione (il click) all’utente.
    .
  • Chiari inviti all’azione
    Per farlo però gli inviti all’azione devono essere chiari.
    Teniamolo sempre presente quando prepariamo i testi delle nostre adv.
    Il nostro obiettivo è che l’utente compia l’azione desiderata.
    .
  • Coerenza
    Ultimo, ma non per importanza, un occhio al tono di voce e all’identità di brand.
    Anche quando facciamo advertising dobbiamo restare in linea con la voce del nostro brand.

Se questo articolo ti è piaciuto o lo hai trovato utile, condividilo sui social grazie ai pulsanti che trovi qui sotto.  

Come scegliere un Social Media Manager?

Come scegliere un Social Media Manager?

CHI È E COSA FA UN SOCIAL MEDIA MANAGER?

Il social media manager è quello che cura la tua presenza online sui social media, quello che ti solleva dal peso di non sapere cosa pubblicare, quello che si occupa del Business Manager per te e ottimizza le tue campagne pubblicitarie per renderle il più efficaci possibile.

Il social media manager è il professionista che studia assieme a te una strategia di comunicazione e che, post dopo post, la realizza. È quello che ti mostra i dati della tua attività di comunicazione e te li spiega, te li traduce in modo che tu possa capirli e fare valutazioni e prendere decisioni.

Insomma è quello che “fa il lavoro sporco” per te, soprattutto se non ami stare sui social a spolliciare post o non ti senti in grado di raccontarti al meglio.

Cosa fa un Social Media Manager?

Te la faccio breve. Si occupa di:

  • strategia
  • pianificazione
  • community
  • pubblicità
  • reportistica

Sono queste 5 le attività principali che svolge un social media manager.

STRATEGIA

Partendo da un’analisi approfondita del tuo brand e dei canali già attivi (se ci sono), stabilisce assieme quali sono gli obiettivi da perseguire con l’attività di comunicazione sui social (stabilendo anche quali social è meglio presidiare e quali è meglio abbandonare, se necessario). Fatto questo, stila una strategia e prepara un “piano di battaglia”. Quello che in gergo viene chiamato piano editoriale.

Nell’analisi (una fase spesso sottovalutata) si va a capire:

  • quali sono le attività svolte finora
  • il target di riferimento (buyer personas, bisogni, touchpoint, ecc.)
  • cosa sta già facendo la tua concorrenza

PIANIFICAZIONE E COMMUNITY

Il piano editoriale comprende i calendari di pubblicazione (PED) dei singoli canali e le attività di advertising che verranno fatte (con i relativi budget).

Stabilito il piano editoriale e decise tutte le date di pubblicazione, il social media manager si concentra nella creazione dei contenuti. Testo, foto o video nel formato più idoneo e programmazione (o pubblicazione diretta).
Per farlo si può avvalere di una serie di tools, come Creator Studio, Hootsuite, Later, Postpickr o altre app di programmazione e gestione dei canali social.

Di questi e di altri aspetti della gestione dei canali social parlo nella mia nuova rubrica, SocialTIPS. Iscriviti per iniziare a riceverla da subito.

Non solo, compito del social media manager è anche gestire commenti ed eventuali messaggi privati che possono arrivare alla pagina o al profilo.
La gestione dei commenti e delle richieste è un compito importante per curare la community della pagina.

ADVERTISING

L’attività di advertising comprende:

  • La progettazione della campagna pubblicitaria, comprese le creatività (grafiche, foto o video) adatte al tipo di device e piattaforma nel quale verrà visualizzata l’ads (o inserzione),
    .
  • Scrittura di testi efficaci ai fini pubblicitari,
    .
  • Definizione del giusto obiettivo della campagna pubblicitaria,
    .
  • Definizione dell’audience più adatta a quella campagna per aumentare la visibilità dell’inserzione e migliorare l’efficacia dell’investimento fatto,
    .
  • Impostazione dei posizionamenti (posti dove l’inserzione verrà visualizzata) e della durata più adatti alla campagna di pubblicità.

REPORTISTICA

Gli sforzi dell’attività di comunicazione e della pubblicità vanno monitorati e i dati raccolti visionati e riportati per una successiva analisi dei risultati ottenuti.

Non solo, con i social media è possibile monitorare i dati in tempo reale anche durante una campagna di advertising.
Se la campagna sembra non ottenere i risultati sperati, il social media manager si occupa di effettuare azioni rafforzative o cambiamenti che possono variare e migliorare le performance della campagna in corso d’opera.

Le capacità di un Social Media Manager

Quindi, un buon social media manager che competenze deve avere?

  • Deve saper scrivere in modo efficace testi persuasivi in grado di allinearsi alla parte visual dei contenuti social
    .
  • Deve avere competenze grafiche (almeno basilari) per essere in grado di progettare e realizzare contenuti visivi efficaci
    .
  • Deve essere in grado di sfruttare le potenzialità degli strumenti di social media management (es. Business Manager), leggere i dati, interpretarli e proporre correttivi per azioni in corsi se necessario.
    .
  • Deve essere in grado di gestire risposte ai commenti, anche (e soprattutto) in caso di commenti negativi (crisis management).
    .

Costi e durata di un contratto con un Social Media Manager

E siamo arrivati al tasto dolente: i costi.
Sì, perché affidarsi ad un professionista costa (sempre meno che affidarsi “al cugggino”, mi dicono).

Marco Panichi fa un riassunto nel suo articolo di quanto costa avere un social media manager, riprendendo i passaggi degli articoli di Dario Pagnoni, Enrica Crivello e Giancarlo Sali.
L’investimento per avere un social media manager che si occupi per te della tua comunicazione sui social media può variare dai €300 ai €800 al mese (anche di più in alcuni casi), con un costo orario che varia dai € 30 – €40 all’ora.
La variante è il progetto in sé e quindi non è possibile dare una tariffa univoca. É comunque indiscutibile che avere un professionista che si occupa della tua comunicazione è un investimento da considerare come tale.

Una cosa che ritrovo in linea con quasi tutti i miei colleghi comunque è il fattore tempo.
La comunicazione sui social media non è come la pianta di zecchini d’oro di Pinocchio. La comunicazione sui social è qualcosa da curare con costanza nel tempo, come una piantina. Deve passare del tempo prima che questa possa crescere e offrirci i suoi frutti.
Allo stesso modo i risultati nella comunicazione online, e nello specifico sui social media, richiede pazienza e cura.
Ecco perché i contratti per la gestione dei canali social sono normalmente almeno di 3 mesi, meglio se 6 mesi. La durata varia da progetto a progetto e da strategia a strategia.
.

Come scegliere un Social Media Manager?

Insomma, come si sceglie il social media manager giusto?

I parametri che mi sento di consigliarti sono:

  • Passione
    La passione viene prima di tutto, soprattutto nell’ambito della comunicazione. A maggior ragione se si parla di social media manager
  • Preparazione
    Questa è imprescindibile. La preparazione di un social media manager non si concentra solo nel funzionamento dei canali di comunicazione, ma spazia in molti altri ambiti della comunicazione (scrittura, grafica, empatia, gentilezza, capacità di analisi, abilità nel “rendere le cose semplici” e comprensibili).
    Deve inoltre essere in grado di scrivere e padroneggiare i contenuti relativi al settore di business della tua attività (anche a fronte di ricerche e materiale fornito dal cliente).
  • Serietà
    Il social media manager è un professionista, non ci si improvvisa. L’abilità di un social media manager è di dare voce ad un brand, con la sua identità, la sua voce, e raccontare la sua storia con il giusto tono di voce.
  • Budget disponibile
    Ogni professionalità ha il proprio valore. E questo valore va rapportato anche alla possibilità di sostenere questo investimento nel tempo.
    Non è una buona idea “iniziare e vedere come va” per poi abbandonare i propri canali social dopo pochi mesi. Quando si decide di curare la propria comunicazione online e sui social media si fa sul serio. E per non rischiare di sprecare soldi e risorse vale la pena capire cosa è possibile fare con il budget che si ha a disposizione.

Detto questo penso di averti detto tutto ciò che ti può servire per valutare correttamente un buon social media manager a cui affidare la tua comunicazione online.

Se sei alla ricerca di un social media manager freelance, posso aiutarti anche io!

CONNECT è il mio servizio dedicato al social media management.
Se vuoi saperne di più di ciò che posso fare per te, visita quella pagina!

Se hai dubbi in generale legati alla tua comunicazione puoi prenotare un’ora di consulenza con me (su Skype o di persona se sei della zona di Vicenza) e risponderò alle tue domande.

SocialTIPS

Se invece vuoi saperne di più di come scegliere i canali social, di strategie, dei vantaggi e svantaggi dei vari social media e di come integrarli nella tua comunicazione in autonomia, di questo parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
Arriva una volta ogni 15 giorni direttamente nella tua casella email.
Se ti vuoi iscrivere puoi farlo cliccando qui.

Questo articolo ti è piaciuto?
Allora condividilo sui social!
Puoi farlo grazie ai pulsanti che trovi qui sotto.

È un problema dei social media?

È un problema dei social media?

Social media: amore e odio di questi tempi moderni.
Nel tempo ho sentito tante opinioni riguardo ai social, per lo più negative, e ciò mi ha portato a fare un ragionamento riguardo al ruolo che questi strumenti hanno nella nostra vita lavorativa, ma anche privata.

I social media ci portano ad alienarci

L’obiezione più recente che mi è stata fatta per giustificare la sfiducia nei social media riguarda proprio questo: il senso di alienazione.
Ma sono davvero i social ad alienarci?

Vi è mai capitato quell’imbarazzante momento in cui sei in treno, o alle poste, o in sala d’attesa dal dentista e quando alzi la testa dal tuo cellulare vedi che tutte (o quasi) le persone attorno a te sono a capo chino sul loro dispositivo, proprio come lo eri anche tu fino a poco prima?
Ecco. Forse l’alienazione non viene dai social media.
Forse il problema sono le nostre abitudini, non credi?
La verità è che non siamo più abituati a restare in attesa, a portare pazienza, ad aspettare. Ad annoiarci.
Così in treno non ci gustiamo più il paesaggio fuori dal finestrino o non cogliamo più l’occasione per scambiare due chiacchiere in attesa del nostro turno alla posta.

Non sono i social media a portarci all’alienazione. Siamo noi.
I social fanno solo quello per cui sono stati creati: ci intrattengono.

I social: uno strumento potente

Ma i social non sono nati (solo) per intrattenerci.
Sono uno strumento potente, capace di connettere e creare rete, relazioni tra persone (anche distanti geograficamente) che hanno qualcosa in comune. Qualcosa che li porta a legarsi.

È questa la loro forza: la connessione.
La possibilità di comunicare, di raccontarsi, di confrontarci con gli altri, di incontrare persone nuove e mantenere legami che col tempo e le distanze altrimenti sarebbero andati perduti.
I social media hanno un grande potenziale e per essere usato al meglio noi dobbiamo essere coscienti di come usarli per il meglio.
A partire dalla buona educazione, dal buon senso e dal rispetto verso gli altri utenti che vedranno i nostri contenuti.

La responsabilità di ciò che comunichiamo sui social

La citazione più famosa (o per lo meno la mia preferita) di Spiderman è

“Da grandi poteri vengono grandi responsabilità”.

Nel web e nei social media non dobbiamo smettere di essere persone rispettose degli altri.
Sia per evitare episodi diffamatori e di cyberbullismo, sia per comunicare in modo efficace con chi ci segue.

Chi pensa che i bulli siano nati con le tastiere forse si dimentica che questo problema non è nato con il web. È un problema della nostra società. Vecchi problemi, ma con nuovi confini.
Se i social hanno una colpa in questo meccanismo è solo quello di facilitare la diffusione di contenuti eticamente scorretti.
Siamo noi che non dovremmo perdere di vista il limite da non superare mai.
Il “mondo online” non è diverso dal “mondo reale”.

Allo stesso modo dobbiamo assumerci la responsabilità di condividere messaggi importanti, di valore, che possano lasciare qualcosa (di positivo) a chi li vedrà. Che sia per intrattenerli o per informarli. È quando condividiamo messaggi di questo tipo che sfruttiamo il massimo potenziale dei social media e comunichiamo responsabilmente.

Restare con i piedi per terra

Un’altra critica ai social che mi viene fatta è che sono una vetrina.
Che tutti cercano di mostrarsi per quelli che non sono. Che c’è gente falsa.
E forse in alcuni casi questo è un po’ vero.

Esporsi sui social non significa per forza mostrarsi perfetti, ma non dobbiamo nemmeno pensare che ciò che viene mostrato sui social sia tutta la verità.
Teniamo a mente che i social sono un canale di comunicazione.
Aiutano a veicolare un messaggio, a raccontare storie e per lo più ad avvicinare le persone per entrare in connessione con loro. O almeno, così dovrebbero.

Non serve a nulla accanirsi sul numero di follower, sui like alla pagina o all’ultimo post, sui cuoricini alla mia ultima foto su Instagram.
I social non dovrebbero essere usati come una vetrina, sono un mezzo per giungere ad un fine.

Soprattutto se si è un piccolo business, non ti serve a molto avere un sacco di follower se poi nessuno passa dai tuoi canali social al tuo sito web per acquistare ciò che offri.
I social sono strumenti a servizio di una strategia di comunicazione più ampia.
Non pensiamo che i social siano la nostra piazza.
Semmai sono più simili alle vie che conducono alla nostra vera piazza (ad esempio il sito web).
Ridimensioniamo il ruolo dei social e dei suoi numeri, quindi e domandiamoci “Che cosa vogliamo ottenere con la nostra comunicazione sui social media?”.
Si comincia così a strutturare una strategia di comunicazione e marketing.

In conclusione

Insomma i social non sono il male.
Siamo noi che dobbiamo usarli nel modo giusto.
Con rispetto, educazione e buon senso.
Siamo noi, con i nostri contenuti, che rendiamo i social un bel posto (oppure no).

E no, i social sono tutt’altro che inutili.
Sono degli alleati molto potenti della tua comunicazione, ma come ogni cosa vanno usati bene, con responsabilità e per un buon motivo.
Non si sta sui social solo “per il gusto di starci”. Si sta sui social quando si vuole ottenere qualcosa e quel qualcosa deve essere chiaro.

Se stiamo sui social dobbiamo cercare di condividere contenuti di valore, che arricchiscano chi ci legge. Che gli lascino qualcosa di buono.
Questa è l’unica vera strada per crescere sui social (sì, anche con i numeri). Con pazienza, costanza e avendo ben chiaro in testa qual è il nostro vero obiettivo.

SocialTIPS

Di come scegliere i canali social, di strategie, dei vantaggi e svantaggi dei vari social media e di come integrarli nella propria comunicazione parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
Arriva una volta ogni 15 giorni direttamente nella tua casella email.
Se ti vuoi iscrivere puoi farlo cliccando qui.

Se questo articolo ti è piaciuto o lo hai trovato utile, condividilo sui social grazie ai pulsanti che trovi qui sotto.

 

Essere sui social: Linkedin

Essere sui social: Linkedin

Linkedin: Il social per i professionisti

Dopo aver parlato di Instagram e Facebook è il turno del social dei professionisti.

Linkedin è il principale social network a carattere professionale. Una piattaforma dedicata agli utenti che vogliono parlare del proprio lavoro, dei temi ad esso collegati e che vogliono conoscere altri professionisti con il quale avviare discussioni legate a questo aspetto della loro vita.

Negli ultimi anni Linkedin è cresciuto velocemente, diventando uno strumento molto utile per cercare e trovare lavoro.
Molti sono gli utenti che spulciano tra i vari annunci in cerca di nuove opportunità e collaborazioni.
Pensare a Linkedin come un luogo dove cercare unicamente lavoro però è riduttivo, perché come già detto Linkedin è soprattutto un social network. Come ogni social infatti il suo potenziale sta nelle connessioni che si creano tra i vari utenti. 

Di come scegliere i canali social, di strategie, dei vantaggi e svantaggi dei vari social media e di come integrarli nella propria comunicazione parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
Arriva una volta ogni 15 giorni direttamente nella tua casella email.
Se ti vuoi iscrivere puoi farlo cliccando qui.

Vantaggi di Linkedin

Diversi professionisti popolano questa piattaforma e il vero potenziale di Linkedin, in breve, sta proprio in questo.
Curare il proprio profilo, mostrare e dimostrare le proprie competenze e creare rete è il motivo principale per cui un professionista dovrebbe scegliere di essere su questa piattaforma.

Su Linkedin non si mostrano prodotti, non si vendono articoli, non si condividono video di gattini e non si spolliciano i post come non ci fosse un domani.
Su Linkedin si mostra la propria professionalità, si dimostra la propria serietà e passione per il proprio lavoro, si consigliano contenuti di valore dopo averli valutati e dopo averne condiviso i punti di vista.
Un atteggiamento completamente diverso da Facebook o Instagram che hanno invece come scopo quello di intrattenere.

Un profilo professionale

Il profilo di Linkedin appare un po’ come se fosse un curriculum vitae (e lo è), ma non raccoglie solo l’elenco delle tue esperienze lavorative, di ciò che hai studiato e delle scuole che hai frequentato.
Ti permette di inserire un riepilogo, che ha lo scopo di raccontarti e presentarti in poche righe, e di elencare qui le tue competenze, che possono essere confermate da coloro che hanno lavorato con te. E raccoglie le tue attività recenti, come post pubblicati, condivisi e commentati. Questo per mostrare a chi visita il tuo profilo i tuoi interessi e le tue opinioni riguardo ai temi che ti piacciono.

Una rete di contatti con cui fare networking

Come già detto, la forza di Linkedin sta nella rete. È infatti piuttosto semplice mettersi in contatto, tramite messaggio privato, con un determinato professionista. Questo tipo di interazione è molto importante, molto più rispetto ad altri social, perché da questo tipo di messaggi è molto probabile che possano nascere offerte di lavoro concrete o richieste di collaborazioni serie anche con brand molto prestigiosi.

Linkedin è la piattaforma perfetta per permettere a questo tipo di relazioni di nascere e realizzarsi. Per questo, quando si chiede di collegarsi tra professionisti è buona norma scrivere due righe di presentazione e non inviare semplicemente la richiesta di collegamento. Ciò che si vuole ottenere da questo legame è un contatto ed è quindi molto più efficace iniziare da subito avviando una conversazione.

Partecipare a discussioni su temi del tuo settore

Ci sono numerosi gruppi di discussione per ogni settore e tema di nicchia. Su Linkedin la possibilità di condividere risultati lavorativi e successi è facilitata dal tipo di pubblico, che richiede questo tipo di contenuti. Una nuova avventura imprenditoriale, un nuovo impiego, una nuova idea business, un dibattito riguardo al tema del momento sono esattamente il tipo di contenuti che interessano agli utilizzatori di Linkedin.

In breve, Linkedin è il posto perfetto dove lavorare al proprio personal branding, sia come dipendente che come libero professionista.

collaboratori, potenziali clienti ed eventuali fornitori

Si deve considerare Linkedin come una grande “vetrina di professionisti”, grazie al quale si può trovare un nuovo lavoro, fare rete con altri colleghi, attrarre potenziali clienti o valutare eventuali fornitori.

Profilo personale e Pagina Aziendale

E se si è un’azienda e non solo un professionista? C’è la pagina aziendale.
Utile per gestire team di dipendenti e collaboratori, condividere post o articoli e ovviamente per fare pubblicità.

La pubblicità su Linkedin, va detto, è molto più costosa rispetto a Facebook, Instagram e social della casa Zuckerberg.
Questo proprio per la portata della piattaforma nel quale gireranno gli annunci e il tipo di pubblico, fortemente interessato anche ai contenuti sponsorizzati.

In conclusione

Chi sceglie di essere presente su Linkedin?
Chi lavora come dipendente (nonostante le remore che alcuni possono avere, in quanto “essere su Linkedin” spesso indica anche il guardarsi intorno nel mercato del lavoro e questo può avere delle ripercussioni nelle dinamiche interne all’azienda attuale), gli imprenditori che sono sempre attenti alle tematiche di mercato e spesso navigano molto su questo social anche grazie al network di contatti internazionali e i liberi professionisti che lavorano con altri liberi professionisti.
Insomma tendenzialmente il B2B, ma non solo.
La variabile, come sempre, è il target al quale ci rivolgiamo, perciò anche per questo social vanno fatte una serie di considerazioni prima di decidere se integrarlo nella propria comunicazione o meno.

Se vuoi leggere altri contenuti su questo tema iscriviti a SocialTips!

Se questo articolo ti è piaciuto o lo hai trovato utile, condividilo sui social grazie ai pulsanti che trovi qui sotto.

 

Essere sui social: Facebook

Essere sui social: Facebook

Facebook funziona ancora?

Ma vale ancora la pena puntare su Facebook nel 2020?
La risposta breve è sì. Ne parlo anche in questo articolo e in questo articolo.

La risposta lunga è che, sebbene la crescita di Facebook sia in calo e molti utenti si stiano spostando su altre piattaforme (tipo Instagram o Tik Tok) il social blu è ancora quello con il maggior numero di iscritti al mondo. É comunque un canale che va valutato in fase strategica, in base anche al pubblico che si vuol raggiungere e agli strumenti che si ha a disposizione (in termini di tempo e budget).

Di come scegliere i canali social, di strategie, dei vantaggi e svantaggi dei vari social media e di come integrarli nella propria comunicazione parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
Arriva una volta ogni 15 giorni direttamente nella tua casella email.
Se ti vuoi iscrivere puoi farlo cliccando qui.

Contenuti organici o a pagamento?

Come dicevamo per un business essere su Facebook resta un’opportunità.
Tuttavia per esserci al meglio è necessario affiancare ai contenuti organici anche un budget destinato alle campagne di advertising a pagamento, perché sempre di più la visibilità sul social blu sta diventando a pagamento.
L’algoritmo mira a mostrare ai suoi iscritti i contenuti che più possono interessarlo.
Lo stesso Facebook ha dichiarato che l’obiettivo è “dare il messaggio giusto, alla persona giusta, al momento giusto”.

Ad oggi Facebook è il social con il maggior numero di iscritti al mondo e perciò la concorrenza per quella visibilità è più alta rispetto a qualche anno fa.
Detto questo, è facile comprendere che per una pagina Facebook oggi è difficile raggiungere tutti i suoi iscritti. Più il numero di follower sale più si abbassa la portata organica dei post.
Ecco perché se si vogliono raggiungere tutti gli iscritti e attrarne altri per far crescere la pagina è indispensabili affidarsi anche alle ads a pagamento.

Se si ha un business essere su Facebook è una scelta strategica da fare con questa consapevolezza: i post organici non bastano più, neanche se pubblicati con costanza.
Ad un calendario di contenuti organici va per forza affiancato un budget destinato ai contenuti a pagamento.

I 3 pilastri per avere successo su Facebook

Ho parlato in questo articolo dei 3 pilastri per il successo su Facebook, che sono Audience, Messaggio e Budget.

Chiarito il perché di avere un budget, come valutare bene gli altri due pilastri?
Se la tua pagina è all’inizio è presto detto: vanno attratte le persone giuste lavorando prima di tutto sulla creazione delle cosiddette personas al quale ti rivolgi con la tua comunicazione.
Se la tua pagina esiste da un po’ e hai una fan base da cui partire, domandati se quella fan base è azzeccata. Come? Partendo dai dati.

Ogni pagina Facebook ha la possibilità di accedere alle proprie Insights di pagina e agli Audience Insights (soprattutto se hai una fan base consistente).
Altri dati interessanti possono venire dalle campagne adv fatte in precedenza.

Quando ci rivolgiamo al nostro pubblico è importante avere ben chiaro con chi stiamo parlando. Che argomenti suscitano maggior interesse? Che tipo di contenuto funziona meglio?
Il nostro post deve esser scritto pensando a chi lo leggerà. Dobbiamo infatti cercare di attrarre la sua attenzione, di coinvolgerlo, offrendogli il giusto messaggio. Vicino ai suoi bisogni e inerente la nostra attività. Ecco perché è importante lavorare sulla definizione del proprio target e sulle personas identificative del nostro pubblico.

Facebook ADS: struttura, formati e obiettivi

Riguardo alle Facebook Ads si potrebbe dire molto, ma ora ho solo 3 cose importanti da dire:

1.Fatele impiegando il Business Manager

Il Business Manager sembra uno strumento difficile, macchinoso, per tecnici (e lo è), ma è anche il modo migliore per impostare la vostra pubblicità su Facebook, Instagram, Messenger e Audience Network. E quindi per spendere meglio possibile i vostri soldi.

No, non è lo stesso che cliccare sul bel pulsante blu “Promuovi” e “Metti in evidenza il post”. Perché?
In un caso reagiamo ad un suggerimento che ci da Facebook (che non è una onlus e ci vende così i suoi servizi di adv proprio come qualsiasi altra azienda) nell’altro invece decidiamo di svolgere un’azione supportati da una strategia e con un preciso obiettivo da raggiungere.
Senza contare il livello di personalizzazione completamente diverso che abbiamo quando usiamo il Business Manager, che non è solo uno strumento “per fare ads a pagamento su Facebook”.
Di fatto è uno strumento di marketing e promozione molto potente, con tanto di collegamenti al nostro sito web (tramite il Pixel), valutazione dei risultati, integrazione di cataloghi e vetrine prodotti e molto altro.

2. Anatomia di una campagna “a scatole”

Per capire le campagne ads di Facebook bisogna pensarle come a delle scatole.
Ci sono 3 scatole. Una dentro all’altra.La prima è la scatola della Campagna.
Bella, grande. È quella con una bella etichetta su che dice “Cosa vuoi ottenere” (obiettivo della campagna) e con quale budget (i soldi che ci metti su per raggiungere quell’obiettivo).

Dentro c’è una seconda scatola: quella del chi, del come e del quando (pubblico, posizionamenti e durata). Si chiama, in modo molto poco intuitivo, Gruppo di inserzionisti. Qui si impostano per bene le caratteristiche della tua audience, dove e per quanto tempo vuoi far vedere le tue inserzioni.

Inserzioni che sono contenute nella terza scatola, quella dove vengono inserite le ads vere e proprie, ovvero i contenuti pubblicitari che vorremo mostrare al nostro pubblico.
Ci sono formati diversi e sono:

  • Foto singole
  • Video
  • Raccolte di immagini
  • Slideshow
  • Carosello

Sui vari formati e i diversi obiettivi delle campagne puoi trovare maggiori informazioni qui: facebook.com/business/ads-guide.
.

3. L’inserzione che funziona: creatività, test e dati

No, non c’è una ricetta magica per creare l’inserzione perfetta.
Solo l’esperienza (e la pazienza) ti permetteranno di affinare di volta in volta le tue inserzioni per renderle più efficaci per il tuo pubblico.Fai dei test, soprattutto all’inizio. Non puoi sapere a priori come andrà una campagna, o una serie di campagne. Inizia facendo delle prove, datti 6 mesi di tempo per capire come il tuo pubblico reagisce ai tuoi contenuti. Cosa apprezza di più o di meno, cosa puoi migliorare. Non dare per scontato i risultati, perché i dati che otterrai potranno sorprenderti.

Dati alla mano ti sarà più facile capire anche quanto far durare una campagna. Magari scoprirai che dà risultati migliori col tempo. O al contrario, che dopo 5 giorni perde di efficacia e “scade” perché il tuo pubblico non la trova più interessante. Magari un formato risulta essere più coinvolgente e non è detto che siano i video.

 

Un’inserzione efficace parte dai test ed è supportata dai dati, ma deve avere una forte componente visuale e creativa. Deve attrarre, coinvolgere e non interrompere e annoiare chi la vede. Deve essere pensata, tenendo presente dove verrà vista (formati verticali, orizzontali, quadrati, caroselli, eccetera).

 

Insomma…

Essere su Facebook è sicuramente parte di un lavoro e una visione più grande. Non è un social da curare a singhiozzi se si vogliono avere buoni risultati.
Un’ultima cosa mi preme dire: come con ogni altra azione (non solo sui social) serve tempo per ottenere buoni risultati. Serve costanza, per guadagnarsi riconoscibilità e fiducia nel tuo pubblico. Serve qualità di contenuti, perché altrimenti quella fiducia ce la giochiamo subito. Serve non perdere di vista i propri obiettivi e ricordarsi di darsi obiettivi realistici, perché le persone non sono sui social per comprare ma per distrarsi.
Essere sui social, anche su Facebook, è un lavoro che non può essere fatto nei ritagli di tempo.

Se vuoi leggere altri contenuti su questo tema iscriviti a SocialTips!

Se questo articolo ti è piaciuto o lo hai trovato utile, condividilo sui social grazie ai pulsanti che trovi qui sotto.

 

Essere sui social: Instagram

Essere sui social: Instagram

Essere sui social

Perché essere sui social? E su quali social? Come li scelgo?
Queste decisioni per chi ha un business sono il risultato di un’analisi preliminare e di una scelta strategica. Non ce lo ordina il dottore di stare sui social, ma è indubbio che sono un importante strumento di marketing e come tale va trattato.

Di come scegliere i canali social, di strategie, dei vantaggi e svantaggi dei vari social media e di come integrarle nella propria comunicazione parlo nella mia nuova rubrica SocialTips.
Arriva una volta ogni 15 giorni direttamente nella tua casella email.
Se ti vuoi iscrivere puoi cliccare qui.

 

Il bello di Instagram

Instagram è un social estremamente visuale.
Nasce per essere un luogo dove essere creativi, mostrare la propria visione delle cose e raccontare la propria storia attraverso un’immagine e una breve didascalia.
Non mira a collegare tra loro punti del web (con link, integrazioni, ecc.) come fanno Facebook e altri social. Non per niente sono molto pochi i posti dove possiamo inserire link esterni, ovvero il link in bio e le stories con lo “Swipe up” (ma solo dopo aver raggiungo i 10.000 follower). Questo dimostra come Instagram miri a tenerti dentro i suoi confini, di come voglia intrattenerti e spingerti ad interagire con ciò che ti offre piuttosto che andare all’esterno a cercare nuovi stimoli.

Raccontare storie

La prima delle cose caratteristiche di Instagram è il raccontare storie.
È il momento storico delle storie (dello storytelling), anche grazie alla crescita esponenziale di questo social che vuole metter al centro le foto più che le parole.

Cosa c’è di meglio di una storia per intrattenere qualcuno e portarlo a restare con te?
Abbiamo bisogno di storie. Storie che ci trascinino per qualche attimo fuori dalla nostra quotidianità, che ci facciano mettere il naso dentro la vita di qualcun altro. Storie che ci raccontino un’emozione, una sensazione, che ci travolgano con il senso di novità che a volte sembra mancarci.
Da sempre le storie funzionano perché, anche se sono storie di qualcun altro, non possiamo fare a meno di cercare di riconoscere la nostra vita in quella degli altri e di vederla con i loro occhi.
Siamo attratti da questi contenuti e in effetti sono le storie meglio raccontate.

Largo alla creatività

Come dicevo prima, Instagram è nato per essere un luogo dove poter esprimere la propria creatività. Soprattutto mediante supporti visivi. Più immediati e coinvolgenti.
Luce, impostazione fotografica, colori sono tutti mezzi per raccontare una storia. Anche a parole visto che una foto funziona molto meglio se accompagnata da un testo ad essa collegato.

Ciò che viene più apprezzato infatti è il modo nel quale tu racconti la tua storia. Come mostri il tuo stile. Ma anche se Instagram è un social soprattutto visivo, le parole sono importanti
I profili aziendali che funzionano sono quelli che curano la propria brand identity, che le danno voce, colori e suoni. Quei profili che vogliono avvicinare e parlare degli altri.

Quindi, 3 cose da tenere a mente per curare il proprio profilo Instagram:

  1. Avere foto belle, scelte per essere armoniose tra loro magari
  2. Raccontare un valore, un messaggio che vale la pena leggere
  3. Profilo curato, preparato per raccontare il nostro stile

Le connessioni

Il vero valore intrinseco di Instagram sono le connessioni.
Le interazioni tra i loro utenti. I messaggi, i commenti e i follow.
Con i social media numeri e persone hanno cambiato distanza e dimensione.
Una persona normalissima può parlare a un sacco di persone e perdere di vista quante siano veramente le persone che la possono ascoltare.
Per valutare correttamente i numeri si dice spesso “Immagina quelle stesse persone dentro ad una stanza”. Forse 1000 follower non saranno più tanto poche una volta che si fa questo paragone.

Ciò che veramente crea valore è la qualità di quei follower. Meglio “pochi ma buoni” che tanti con cui non riesco a dialogare o che mi seguono e non sanno neanche il perché. Come in molte cose, anche su Instagram la qualità ha più valore della quantità.
E quand’è che un contatto è buono?
Quando riesci a dialogare con lui.
Non per nulla l’algoritmo stesso considera nei suoi parametri commenti e messaggi privati (DM) nel suo calcolo perché è lì che veramente si mostra la qualità delle relazioni che hai instaurato.

Cose meno belle su Instagram

Come in ogni cosa, ci sono lati belli e lati meno belli.
Te li elenco brevemente qui, ma su questo argomento dedicherò un’intera mail su SocialTips quindi se vuoi approfondire iscriviti.

  • Numeri: non facciamoci ossessionare dai numeri.
    Ricordiamoci di metterli in relazione con i nostri obiettivi di marketing. E soprattutto non è una gara!
  • Obiettivi sbagliati: parlavo di obiettivi di marketing. È importante darsi gli obiettivi giusti e non farsi distrarre dalle vanity metrics (numero like o follower).
  • Canali sbagliati: dicevo, stare su un social è una decisione strategica. Fare una buona analisi ci permette di capire se Instagram è il social giusto per il nostro settore di business.

Due parole sull’algoritmo di Instagram

Il 2016 è l’anno della svolta per Instagram
Prima i post apparivano in ordine cronologico sulla nostra schermata principale.
Dopo l’ordine di foto e video è iniziato ad essere soggetto ai calcoli di un nuovo algoritmo che ha come obiettivo quello di mostrarci ciò che più ci interessa.

Perché questo cambiamento?
Io credo che sia perché Instagram stava crescendo molto e con il “vecchio sistema” cronologico si rischiasse di perdere una gran quantità di post che potenzialmente potevano interessarci e di vedere invece quelli di coloro che ci interessavano di meno.
L’algoritmo infatti ha l’obiettivo di mostrarci in alto i post che desideriamo vedere, che più ci coinvolgono.

Quali sono i fattori che interagiscono con questo fantomatico algoritmo?

  1. Interesse
    vi mostra ciò che vi piace in base ai vostri gusti (analizzando il vostro comportamento sulla piattaforma).
    .
  2. Tempismo
    l’ordine cronologico non è sparito sebbene Instagram cerchi di fare una media tra i nuovi contenuti e quelli che, anche se un po’ vecchiotti, non ci vorremmo perdere.
    .
  3. Relazione
    danno la precedenza ai post di coloro con il quale abbiamo un legame. Amici su Facebook, parenti, persone che ci hanno lasciato like, commenti e soprattutto coloro con il quale ci siamo sentiti in privato (Direct Message).

  4. Frequenza
    cioè quante volte apriamo Instagram. Ogni volta l’algoritmo ricalcola i contenuti da mostrarti. Chiaramente se aprite l’app una volta al giorno Instagram farà una selezione di tutto ciò che potrebbe interessarti. Se l’aprite 100 volte al giorno invece potrà calcolare molti più contenuti da mettere in alto nel feed perché si aspetta che tu voglia vedere sempre cose nuove che ti possono interessare.
    .
  5. Persone che seguite
    se seguite poche persone è più facile che voi vediate molto, o tutto, quello che pubblicano. Se ne seguite tante invece Instagram fa in modo che riusciate a vedere un po’ di tutto, dando la precedenza a coloro che più vi interessano (con i parametri sopra riportati)
    .
  6. Utilizzo
    anche il modo e il tempo che impieghiamo sui social ricade nell’algoritmo di Instagram. Se lo apriamo spesso ma per poco tempo Instagram cercherà di mostrare subito in alto ciò che ti può interessare. Se invece passi ore a scrollare la home andrà più in profondità e mostrerà più cose che vi possono interessare.

 

Molto del funzionamento (soprattutto dell’algoritmo) l’ho capito grazie ad articoli online, a IgersItalia e a questo libro, che se ti interessa il tema ti consiglio di leggere.

Se vuoi leggere altri contenuti su questo tema iscriviti a SocialTips!

Se questo articolo ti è piaciuto o lo hai trovato utile, condividilo sui social grazie ai pulsanti che trovi qui sotto.

Farsi conoscere: le domande giuste

Farsi conoscere: le domande giuste

Quasi tutte le domande che mi vengono fatte riguardano il “come iniziare a farsi conoscere online” quando si è all’inizio.
A quasi tutte rispondo con almeno un’altra domanda: da chi?
Può sembrare banale, ma è da qui che si comincia a pensare a una strategia.
Perché, per farla estremamente breve, per iniziare a farti conoscere (online o offline) ti serve proprio questo: una strategia.

La si comincia a buttare giù proprio in questo modo, cioè parlando e ponendosi le domande giuste.
Nella fase iniziale è un po’ questo il mio compito, quello che svolgo durante le mie consulenze: fare le domande giuste ed essere d’aiuto per approfondire e delineare le risposte che vengono fuori.

Prima di iniziare a farsi conoscere

Quando si è alle battute iniziali del proprio progetto online e si vuole fare sul serio la prima cosa da tenere a mente é che si deve investire in comunicazione, sui canali giusti e con i metodi giusti. E di solito questi comprendono anche investimenti in campagne di pubblicità.
Ma prima di fare tutto ciò suggerisco di fare un passo indietro e pensare al proprio cliente tipo delineandone il comportamento.
Solo in un secondo momento si può parlare di come farsi conoscere da loro.
Se ad esempio i tuoi clienti tipo sono anziani che non sanno navigare in internet che senso ha puntare sulla pubblicità online?

Quindi, quali sono le domande giuste da porsi prima di buttarsi a capofitto nel lavoro per farsi conoscere?

CHI

Per capire dove puntare per farti conoscere, domandati “Dov’è il mio pubblico?”. E prima ancora “Con chi voglio parlare?”.
Non puoi decidere praticamente niente riguardo alla tua comunicazione se non hai chiaro in mente con chi stai parlando.
Ne ho già parlato in altri post dell’importanza di parlare alle persone giuste.

COSA

Ma non basta.
Puoi sapere dove si trovano le persone con cui vuoi parlare, ma devi anche mettere in chiaro cosa vuoi promuovere e devi capire come trasmettere il messaggio in modo efficace.
Di cosa ha bisogno chi ti legge, che tu puoi offrire?
Quali sono le parole chiave, i “termini caldi”, che identificano il loro bisogno?

Strutturare bene il messaggio e presentarti al meglio è fondamentare. Sia con le parole che con la forma.
Come si dice spesso “Non c’è una seconda possibilità per fare una buona impressione”.
Si tratta di un momento cruciale, perché con un solo colpo d’occhio siamo in grado di comunicare molto di più di ciò che dicono delle semplici parole.
Lavorare bene sull’architettura dei contenuti, sulla forma, sui colori, sull’ordine e gli spazi quindi è parte integrante del messaggio che vuoi dare a chi ti conoscerà.
Decidere tutto questo non è secondario ed è parte integrante della tua strategia di comunicazione.

DOVE e COME

Con il CHI e il COSA ben chiari, si può iniziare a pensare al COME e DOVE farsi conoscere.
Prendiamo l’esempio di prima: se i miei clienti sono anziani e siamo dei fisioterapisti o degli operatori olistici come li raggiungo?

  • Vado a parlare nei luoghi che loro frequentano di solito con uno strumento a loro familiare.
    Ad esempio un supporto cartaceo (un volantino) da lasciare in uno studio medico, con le informazioni sui trattamenti che offrite. Magari sensibilizzando la centralinista dello studio medico, in modo che dia risalto al vostro messaggio.

  • Intercetto persone che possono portarmi a loro
    Nel nostro esempio, i figli dell’anziano che possono essere interessati ai nostri servizi per i loro genitori.
    E allora domandiamoci di nuovo “Dove sono i figli dei miei clienti ideali?”.

Online o offline hanno le stesse dinamiche

Quando ci si promuove online i meccanismi sono gli stessi.
Posso decidere di farmi pubblicità su Google o sui social media, ma prima di fare ciò abbiamo bisogno di farci le domande giuste.
Perciò prima di pensare a “Come farci conoscere” dobbiamo fare un bel ragionamento su “Da chi vogliamo farci conoscere” e poi partire a stabilire tutta la nostra strategia di comunicazione.

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo sui social grazie ai pulsanti che trovi qui sotto.

Come valuti i tuoi risultati?

Come valuti i tuoi risultati?

Lavorare sulla propria comunicazione è importante, al giorno d’oggi bisogna essere presenti online per farsi trovare e bisogna pensare anche al marketing e curare il nostro brand online, bla bla bla.
Siamo tutti d’accordo.
Ma… quando arrivano i risultati?

Vogliamo vendere

Siamo tutti online per un motivo, uno soltanto. Del resto non paghiamo le nostre bollette con i like i follower.
Siamo online e strutturiamo le nostre strategie marketing per vendere. Pianifichiamo i nostri calendari editoriali per vendere. Scriviamo post e articoli sul blog non per far vedere quanto siamo bravi o quanto ne sappiamo ma perché vogliamo avvicinare il nostro cliente ideale, guadagnarci la sua fiducia e convincerlo ad acquistare un nostro prodotto o servizio.
Sì o no?
Bene. Detto questo, c’è modo e modo di fare le cose.
Il bello è che siamo tutti diversi.
Anche se lavoriamo sulle stesse cose.

Non vendiamo solo prodotti o servizi

Siamo tutti diversi e quindi siamo liberi di trovare il nostro stile, la nostra voce, la nostra identità.
Siamo liberi di vendere il nostro modo di essere e lavorare oltre al nostro prodotto o servizio.
E va da sé che questo essere diversi ci costringe a pensare alle nostre strategie e a valutare i nostri risultati in modo soggettivo, senza confronti e senza paragoni.
Ogni viaggio è a sé e quindi ogni valutazione del lavoro svolto deve essere fatta guardando solo il nostro, con i paraocchi verso il mondo alzati quel po’ che basta a non farci venir la fregola e dire “Ma quello ha avuto risultati migliori dei miei” (perché non sappiamo che lavoro ha fatto in precedenza quell’altro a cui ci riferiamo, ma soprattutto perché non siamo quell’altro).

Vogliamo contatti

E che risultati vogliamo dal nostro lavoro sulla comunicazione?
Ma ovviamente vogliamo (vendite) contatti.
Nulla di più generale.
Il punto è che proprio perché ogni viaggio è a sé, anche ogni risultato ottenuto in quella specifica fase del nostro viaggio è a sé (se siamo all’inizio non possiamo aspettarci i risultati di chi è nel settore da anni!). Quindi è importante capire, in fase di stesura della strategia, che tipo di obiettivi possiamo ottenere.

Come capire che risultati aspettarsi dalla propria comunicazione?

Conoscete il metodo S.M.A.R.T., riferito agli obiettivi da darsi con la propria strategia?
Peter Drucker, ideatore del metodo S.M.A.R.T., dice che per stabilire se un obiettivo è valido deve soddisfare 5 criteri.
Deve essere:

S – Specific, specifico
M – Measurable, misurabile
A – Achievable, raggiungibile
R – Realistic, realistico
T – Time based, temporizzabile

Quando stabiliamo i nostri obiettivi in questo modo abbiamo un metro su misura per misurare i nostri risultati, se abbiamo scelto gli obiettivi giusti (e se ti serve una mano per stabilire i tuoi obiettivi o revisionare quelli che hai, dai un’occhiata a Bussola).
Se abbiamo lavorato bene per definire che tipo di obiettivi vogliamo ottenere con quell’azione (con un’inserzione a pagamento su Facebook Adv ad esempio), non avremo problemi a capire che tipi di risultati ci potrà dare.

Se siamo all’inizio della nostra attività, stiamo lanciando il nostro nuovo sito web e stiamo facendo conoscere la nostra nuova pagina Facebook è chiaro che non ci possiamo aspettare di realizzare delle vendite vere e proprie fin da subito.
Poi dipende da che tipo di bene o servizio vendi, ma anche vendendo bigiotteria da € 3,00 sarà difficile ottenere delle vendite da subito.
Perché il tuo pubblico ancora non ti conosce, non ha maturato una fiducia in te.
In termini markettari, non è ancora caldo.

I risultati “giusti”

Insomma, quando iniziamo a lavorare sulla nostra comunicazione, soprattutto se prima di allora non l’abbiamo fatto o non l’abbiamo fatto per bene (stabilendo una strategia e i suoi obiettivi) dobbiamo essere coscienti che i risultati che otterremo vanno valutati.
Che siano like, commenti, follower, messaggi privati, visualizzazioni al sito o alla landing page al quale vogliamo far arrivare il nostro pubblico, dobbiamo tenere a mente che i risultati sono soggettivi, che non possiamo paragonarli a nessun altro e che sono solo l’inizio (già positivo) di un viaggio unico e personale che si percorrerà nel tempo. E che per questo ci vuole pazienza.

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo sui social grazie ai pulsanti che trovi qui sotto e fammi sapere se anche tu per valutare i tuoi obiettivi usi il metodo S.M.A.R.T.

Spezziamo una lancia a favore di Facebook

Spezziamo una lancia a favore di Facebook

Se ne dicono tante contro il social blu: che è finito, che ci si trova solo gente che inveisce contro altra gente, che ormai è un social per vecchi.
Mentre per l’ultimo punto potrei anche essere d’accordo (in favore di Instagram e Youtube ad esempio, dove gli utenti più giovani si stanno spostando), sugli altri due ho qualcosa da dire.

Non è un social per vecchi

Tutte le volte che qualcuno mi dice che non usa più facebook o non vuole più investire su facebook perché è un social che “non gli piace visto che è frequentato da gente che ha sempre da inveire contro gli altri” e che ormai “è un social che sta morendo e che non gli porterebbe niente” mi fermo sempre a far riflettere queste persone su un paio di cose.
La prima è che Facebook è un canale, non un fine. Si tratta sempre di tenere una visione più dall’altro e ricordarsi che non stiamo su Facebook come persone ma come business. E che in realtà bisogna riconoscere a Facebook alcune grandi conquiste.

Ha completamente rivoluzionato le nostre abitudini

Ora anche i nostri genitori hanno un profilo Facebook (e mi verrebbe da dire anche i nonni più tecnologici, per alcuni). Si tratta di un social network che ha cambiato il nostro modo di vivere la giornata.
Pensate a quante volte state guardando la tv (altra rivoluzione delle abitudini quotidiane delle persone) e finite con il tirarvi vicino il cellulare e controllare una notifica o addirittura essere voi che per noia andate a fare uno scrolling infinito della sezione Notizie di Facebook.
Ormai questo essere multitasking è diventato parte della nostra quotidianità. Personalmente posso non apprezzare questo trend, ma mi tocca ammettere che è una realtà. E questa realtà è nata con Facebook e si è estesa a macchia d’olio con gli smartphone.
Solo un dato per darvi un’idea: per una percentuale altissima di persone che navigano su internet Facebook è ancora il browser principale di accesso alla connessione. Significa che è la prima pagina che aprono appena accedono a internet e che dalle notizie su Facebook dirigono la loro ricerca. Sulla base degli stimoli proposti dalle notizie sulla loro sezione Notizie.
Dite che questo è poco?

Questo che significa per un business?
Che le abitudini delle persone ci aprono spontaneamente una porta per mostrare loro qualcosa che ci riguarda. Un appiglio, un amo, un piccolo aggancio per solleticare la loro curiosità.

Si va su Facebook per cazzeggiare

Dato quanto scritto sopra questa è una conseguenza logica. Chi userebbe Facebook come primo sito da visitare o chi sbloccherebbe il suo cellulare per scrollare la sua app se non una persona che non ha molto di meglio da fare? (O una persona che cerca di evadere da quello che dovrebbe fare?).
Parliamo di come i social risucchino il nostro tempo, ma perché sono fatti apposta per farlo. Sono diventati mezzi di intrattenimento, che navighiamo senza metterci tanta attenzione.

Questo che significa per il business?
Che le persone che stanno su Facebook hanno le difese abbassate.
Navigano distrattamente, alla ricerca di appigli che catturino la loro attenzione (di cui parlavo sopra) e che noi possiamo intercettare facilmente individuando intelligentemente il nostro target e i suoi bisogni e passioni. Intercettando così una domanda latente.

Facebook ha una grandissima mole di dati

Tutti i mi piace, le pagine che visiti, i commenti che lasci, tutte le attività che fai e le informazioni che condividi sono dati preziosi che Facebook raccoglie.
La cosa più incredibile è che gli utenti forniscono questi dati spontaneamente. Condividere momenti, preferenze, passioni e idee e rimanere in connessione con gli altri è l’idea di base di Facebook. È il motivo per cui le persone sono su Facebook. Tuttavia queste informazioni sono preziosissime se sei un business che vuole promuoversi su questo canale.

Questo che significa per il business?
Una cosa importantissima: ti da la possibilità di arrivare alle persone giuste, con il messaggio giusto e al momento giusto (quando hanno le difese abbassate, come detto prima). In pratica è come se ti permettesse di creare una porticina minuscola che supera la barriera difensiva delle persone e di far passare il tuo messaggio sotto la corazza, dove il terreno è più fertile. Chiamaci poco.

Un piccolo spoiler

Per chi vuole promuovere la propria attività e acquisire visibilità quindi Facebook è ancora un grande strumento per farsi pubblicità e acquisire contatti e interazioni con il proprio pubblico e attrarre dei possibili clienti in target!
Ma cosa serve per avere una strategia vincente e promuoversi nel modo giusto sul grande social blu?
Ne parleremo meglio nel post della settimana prossima, ma ti lascio un piccolo spoiler: target, messaggio e budget.

Il valore delle parole

Il valore delle parole

In questi giorni di fine ottobre, con l’autunno che avanza, mi ritrovo sempre più spesso a casa a leggere e qualche giorno fa mi sono ritrovata a pensare alle parole e a come a volte vogliamo possederle. 

Quando comunichiamo cerchiamo sempre di trovare le parole giuste. Il che va bene, e fin qui tutto ok, ma quando andiamo in cerca della parola più adatta finiscono col venirci in mente parole già sentite, già lette, già usate da altri. Magari altri esperti del nostro settore. E ci scervelliamo per trovare parole più originali, per essere più originali. Per trovare parole nostre, spinti dal bisogno di distinguerci.
Paradossalmente però questa ricerca dell’originalità può allontanarci dalla nostra vera voce e dalla comunicazione semplice e naturale che desideriamo creare. (altro…)