COME VALUTI I TUOI RISULTATI?

COME VALUTI I TUOI RISULTATI?

Lavorare sulla propria comunicazione è importante, al giorno d’oggi bisogna essere presenti online per farsi trovare e bisogna pensare anche al marketing e curare il nostro brand online, bla bla bla.
Siamo tutti d’accordo.
Ma… quando arrivano i risultati?

Vogliamo vendere

Siamo tutti online per un motivo, uno soltanto. Del resto non paghiamo le nostre bollette con i like i follower.
Siamo online e strutturiamo le nostre strategie marketing per vendere. Pianifichiamo i nostri calendari editoriali per vendere. Scriviamo post e articoli sul blog non per far vedere quanto siamo bravi o quanto ne sappiamo ma perché vogliamo avvicinare il nostro cliente ideale, guadagnarci la sua fiducia e convincerlo ad acquistare un nostro prodotto o servizio.
Sì o no?
Bene. Detto questo, c’è modo e modo di fare le cose.
Il bello è che siamo tutti diversi.
Anche se lavoriamo sulle stesse cose.

Non vendiamo solo prodotti o servizi

Siamo tutti diversi e quindi siamo liberi di trovare il nostro stile, la nostra voce, la nostra identità.
Siamo liberi di vendere il nostro modo di essere e lavorare oltre al nostro prodotto o servizio.
E va da sé che questo essere diversi ci costringe a pensare alle nostre strategie e a valutare i nostri risultati in modo soggettivo, senza confronti e senza paragoni.
Ogni viaggio è a sé e quindi ogni valutazione del lavoro svolto deve essere fatta guardando solo il nostro, con i paraocchi verso il mondo alzati quel po’ che basta a non farci venir la fregola e dire “Ma quello ha avuto risultati migliori dei miei” (perché non sappiamo che lavoro ha fatto in precedenza quell’altro a cui ci riferiamo, ma soprattutto perché non siamo quell’altro).

Vogliamo contatti

E che risultati vogliamo dal nostro lavoro sulla comunicazione?
Ma ovviamente vogliamo (vendite) contatti.
Nulla di più generale.
Il punto è che proprio perché ogni viaggio è a sé, anche ogni risultato ottenuto in quella specifica fase del nostro viaggio è a sé (se siamo all’inizio non possiamo aspettarci i risultati di chi è nel settore da anni!). Quindi è importante capire, in fase di stesura della strategia, che tipo di obiettivi possiamo ottenere.

Come capire che risultati aspettarsi dalla propria comunicazione?

Conoscete il metodo S.M.A.R.T., riferito agli obiettivi da darsi con la propria strategia?
Peter Drucker, ideatore del metodo S.M.A.R.T., dice che per stabilire se un obiettivo è valido deve soddisfare 5 criteri.
Deve essere:

S – Specific, specifico
M – Measurable, misurabile
A – Achievable, raggiungibile
R – Realistic, realistico
T – Time based, temporizzabile

Quando stabiliamo i nostri obiettivi in questo modo abbiamo un metro su misura per misurare i nostri risultati, se abbiamo scelto gli obiettivi giusti (e se ti serve una mano per stabilire i tuoi obiettivi o revisionare quelli che hai, dai un’occhiata a Bussola).
Se abbiamo lavorato bene per definire che tipo di obiettivi vogliamo ottenere con quell’azione (con un’inserzione a pagamento su Facebook Adv ad esempio), non avremo problemi a capire che tipi di risultati ci potrà dare.

Se siamo all’inizio della nostra attività, stiamo lanciando il nostro nuovo sito web e stiamo facendo conoscere la nostra nuova pagina Facebook è chiaro che non ci possiamo aspettare di realizzare delle vendite vere e proprie fin da subito.
Poi dipende da che tipo di bene o servizio vendi, ma anche vendendo bigiotteria da € 3,00 sarà difficile ottenere delle vendite da subito.
Perché il tuo pubblico ancora non ti conosce, non ha maturato una fiducia in te.
In termini markettari, non è ancora caldo.

I risultati “giusti”

Insomma, quando iniziamo a lavorare sulla nostra comunicazione, soprattutto se prima di allora non l’abbiamo fatto o non l’abbiamo fatto per bene (stabilendo una strategia e i suoi obiettivi) dobbiamo essere coscienti che i risultati che otterremo vanno valutati.
Che siano like, commenti, follower, messaggi privati, visualizzazioni al sito o alla landing page al quale vogliamo far arrivare il nostro pubblico, dobbiamo tenere a mente che i risultati sono soggettivi, che non possiamo paragonarli a nessun altro e che sono solo l’inizio (già positivo) di un viaggio unico e personale che si percorrerà nel tempo. E che per questo ci vuole pazienza.

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo sui social grazie ai pulsanti che trovi qui sotto e fammi sapere se anche tu per valutare i tuoi obiettivi usi il metodo S.M.A.R.T.

Come farsi leggere

Come farsi leggere

Sono pochi attimi quelli che hai, poche righe.
Perché un lettore dovrebbe restare?
Perché dovrebbe leggere cosa hai da dire?
Quali sono le pepite che offri col tuo testo?
Come ci entro nel tuo testo?
Ecco cosa ti serve per scrivere dei testi più leggibili: ordine, stile e grammatica.

Ordine

Parole chiave

Ti ho già raccontato quanto è importante conoscere il tuo target. Capito chi è il tuo pubblico individua gli argomenti e le parole chiave al quale sono più sensibili. E usale.
L’attenzione è passeggera. Ogni manciata di secondi se ne va.
“Riacchiappala” usando i termini al quale sono più sensibili come ami da pesca. Usali per punzecchiare l’unica cosa che può trattenere il lettore sul tuo testo: la curiosità.
Cresce se man mano che si procede nella lettura e sei tu a guidarla.

Architettura dei contenuti

La leggibilità di un testo va strutturata ancor prima di scrivere il testo stesso, con l’architettura dei contenuti. È un po’ come se prendessi per mano il tuo lettore e gli facessi fare un viaggio e ogni volta che si distrae e guarda attorno tu lo strattoni e lo riporti a guardare la strada davanti a sé.

Vie di fuga

Occhio anche ai link esterni!
Sono utili, certo, per proporre approfondimenti (e piacciono tanto a Google) però allo stesso tempo interrompono la lettura e portano il lettore lontano dal tuo testo. Quindi usali con attenzione, con un occhio alla tua strategia di comunicazione.

Più entrate

Considera anche come ti legge il tuo utente.
Da pc? Da cellulare? In movimento, tra un appuntamento e un altro?
Quindi articola per lui un testo che abbia “più entrate”, ovvero più punti nel quale può riprendere la lettura. Più paragrafi, elenchi, schemi.
Soprattutto se ti legge da cellulare (sempre più comune) l’utente finirà col saltare da un pezzo all’altro del testo.
Perciò inizia i tuoi paragrafi con una frase breve.
In modo da poter cogliere il contenuto da subito e, una volta incuriosito, leggerà più volentieri il tuo testo e i suoi approfondimenti.

Stile

Forma

Come dicevo prima, spesso il testo online viene scansionato visivamente prima di essere letto.
È facile intuire quanto importante sia la forma che diamo al testo, oltre che alla struttura.
Grassetti, corsivi e spazi sono alleati della leggibilità.
Chiaramente, occhio a non abusarne. Sfruttali solo per evidenziare quelle parole chiave che avevamo identificato come ancore e che puntano a trattenere il lettore sul nostro testo.

Semplicità

La sfida più grande con la scrittura è quello di scrivere in modo semplice e chiaro.
Scrivere semplice infatti è tutt’altro che facile. A volte ottenere dei buoni testi brevi ci comporta uno sforzo maggiore rispetto a scriverne di più lunghi.
Può sembrare contro intuitivo, eppure è così.

Lessico e sintassi

Nei tuoi testi è meglio evitare le frasi lunghe. Favorisci le frasi brevi, in forma attiva.
Evita anche l’utilizzo di avverbi di intensità (la maggior parte delle volte non ti servono veramente) e le espressioni vaghe (“quasi”, “una sorta di”, “un po’ come”, eccetera).
Togli tutte le parole in più (“in lingua inglese”, “tre diverse opzioni”, “a partire dal”, eccetera).

Grammatica

Errori e fluidità di lettura

Credo che niente interrompa più malamente la lettura di un errore grammaticale.
Non si tratta (solo) di essere una grammar-nazi, è una questione di fluidità di lettura. L’occhio trova subito l’imprecisione e porta il cervello a distrarsi, ad allontanarsi dal testo e dal messaggio che stai cercando di dare.
Come se servisse un altro motivo per evitare di fare degli errori di grammatica!

non parlare “strano”

Tecnicismi e inglesismi sono inutili.
Sono veramente poche le parole inglesi che non possono essere tradotte in italiano e in quei pochi casi sono entrate di diritto nel nostro dizionario.
Riguardo ai tecnicismi, sebbene a volte non si possa evitare di usarli, penso che ci comporti uno sforzo minimo dedicarci una riga per spiegare quel concetto per esteso.
Sono entrambe due forme di gentilezza. Ricordiamoci che non stiamo scrivendo per noi, né per far vedere quanto siamo professional professionali.
Stiamo sempre scrivendo per un lettore e il nostro obiettivo è rendergli le cose facili!

I refusi

Come evitare di farsi sfuggire i refusi?
Sì, perché sfuggono sempre. Leggi, rileggi, pensi che vada tutto bene, pubblichi, e poi… dal niente lui appare dove prima apparentemente non c’era! “Ma com’è possibile?! Ho ricontrollato tre volte!”. Capita, non prendetevela a male.
Una tecnica che io ho trovato particolarmente efficace, te ne avevo già parlato, è rileggere a voce alta.
Meglio, leggere a qualcuno.
Magicamente ti saranno più evidenti errori di grammatica, sintassi, frasi che non suonano bene, frasi troppo lunghe, parole in più, precisazioni inutili.

Insomma, forse scrivere dei buoni testi non è proprio qualcosa che “Mi metto lì una mezz’oretta e via”, vero?
Spero che i miei consigli ti siano stati utili e se sì, condividili con altri.
Del resto io sono convinta che ogni testo meriti di essere letto, così come ogni storia meriti di essere raccontata. Quindi facciamoci leggere!

3 pilastri per il successo su Facebook

3 pilastri per il successo su Facebook

Come dicevo nel post della scorsa settimana, Facebook è ancora un grande alleato per quei piccoli business che hanno bisogno di emergere ed entrare in contatto con i propri clienti, curare la propria fan base e interagire con loro.
Che sia per fare marketing o per far crescere la propria visibilità con una strategia di comunicazione.
Ma come fare ad avere una strategia vincente e promuoversi nel modo giusto sul grande social blu?

Sono 3 i pilastri su cui fondare il tuo successo: audience giusta, messaggio giusto e budget giusto.

L’AUDIENCE GIUSTA

Prima di cercarla su Facebook dovresti averla ben chiara in testa, ma fatto questo Facebook ti permette di creare inserzioni pubblicitarie ad hoc per coloro che vuoi raggiungere.
Una piccola nota: quando una pagina nasce viene naturale consigliarla ad amici e parenti per partire e sperare che si inneschi il passaparola. Tuttavia questa non è la migliore delle strategie. In men che non si dica ti troveresti con un sacco di persone che ti seguono “per amicizia” (o per curiosità), ma che non hanno veramente intenzione di diventare tuoi clienti. Perché non è un loro bisogno che stai soddisfando, ma il tuo (di avere un almeno un follower). Se all’inizio si può chiudere un occhio, a lungo andare questo può diventare un problema e rendere inutili i tuoi sforzi, non credi? Quindi, prima di tutto io darei una “spulciata” alla tua fan base.
La cosa migliore che puoi fare per attrarre pubblico è creare per loro un’esperienza piacevole sui tuoi social media e condividere notizie che possano interessarli, di una certa rilevanza (che farà contento anche l’algoritmo).
Partire da questo punto (chi vuoi raggiungere) è la base per una strategia vincente su Facebook.

UN MESSAGGIO FORTE E CHIARO

Come dicevo prima, l’altra cosa da curare assolutamente nella comunicazione sulla tua pagina è il tuo messaggio.
Certo, Facebook ti può creare l’opportunità di superare alcune difese e aprire una breccia nella corazza del tuo pubblico (come dicevamo la settimana scorsa), ma se quello che hai da dire non è rilevante o non è spiegato in modo chiaro non verrà ascoltato.
Quindi, punto due della tua strategia: individua un messaggio per la tua audience che sia chiaro e rilevante e riversalo sul mondo. In diversi modi, declinazioni e formati. Repetita iuvant (“la ripetizione aiuta”).

UN BUDGET APPROPIATO

Non ti aspetterai che un’impresa come Facebook faccia beneficienza, vero?
Come dicevo, la mole di dati che Facebook raccoglie ha un valore. Quel valore è importate per te (e per Facebook) perché è il bene che loro ti vendono.
Quindi ogni azione di pubblicità su Facebook ha un costo. Non è gratis. Un singolo post senza promozione pubblicitaria può raggiungere una piccola percentuale del pubblico che ti segue (non di tutto Facebook, solo tra coloro che ti seguono). Quindi se vuoi emergere e far crescere la tua audience un po’ di pubblicità te la dovrai fare e dovrai investire una piccola somma per questo.
Sarà comunque una cifra sostenibile (decisamente inferiore agli investimenti in comunicazione di un’azienda) e resterà comunque un investimento che ti renderà molto di più e su cui avrai un maggiore controllo. E che se ben modulato può portarti un ritorno molto importante in termini di visibilità, contatti (iscrizioni alla tua newsletter e interazioni sul social) e di acquisizione clienti.
Certo, può essere un limite, soprattutto se sei all’inizio e hai zero budget, ma se c’è un’investimento che vale la pena fare per la tua pubblicità, molto probabilmente è questo.

La chiave per far fruttare questo investimento resta comunque una: conoscere la tua audience, capire dove si trova (su che canali) e che messaggi sono rilevanti per loro.
Fatto questo, col budget disponibile, si cerca di intercettare più persone possibili.

A MIA IMMAGINE E SOMIGLIANZA

Insomma lo avrai capito. Io sono una di coloro che spezza una lancia a favore di Facebook di fronte allo scetticismo e all’incapacità di vederne i vantaggi per un business. 
È vero, ha dei limiti, come ogni cosa. Come utente è una mia responsabilità “pulire” la mia bacheca da tutte quelle notizie che non mi piacciono. Non occorre bloccare persone, togliere amicizie o altro. Basta dire a Facebook che non vuoi più vedere le notizie di quella persona (vai sul suo profilo e vai su “Segui”>”Smetti di seguire”, ad esempio).
Come business ho la possibilità di avere uno strumento estremamente potente e se voglio sfruttarlo appieno devo conoscerlo.
Ricordiamoci che il suo punto di forza è la connessione, tra persone che stanno qui e persone che stanno dall’altra parte del mondo, quindi se dobbiamo pensare ad una strategia dobbiamo tenerne debito conto

Spezziamo una lancia a favore di Facebook

Spezziamo una lancia a favore di Facebook

Se ne dicono tante contro il social blu: che è finito, che ci si trova solo gente che inveisce contro altra gente, che ormai è un social per vecchi.
Mentre per l’ultimo punto potrei anche essere d’accordo (in favore di Instagram e Youtube ad esempio, dove gli utenti più giovani si stanno spostando), sugli altri due ho qualcosa da dire.

Non è un social per vecchi

Tutte le volte che qualcuno mi dice che non usa più facebook o non vuole più investire su facebook perché è un social che “non gli piace visto che è frequentato da gente che ha sempre da inveire contro gli altri” e che ormai “è un social che sta morendo e che non gli porterebbe niente” mi fermo sempre a far riflettere queste persone su un paio di cose.
La prima è che Facebook è un canale, non un fine. Si tratta sempre di tenere una visione più dall’altro e ricordarsi che non stiamo su Facebook come persone ma come business. E che in realtà bisogna riconoscere a Facebook alcune grandi conquiste.

Ha completamente rivoluzionato le nostre abitudini

Ora anche i nostri genitori hanno un profilo Facebook (e mi verrebbe da dire anche i nonni più tecnologici, per alcuni). Si tratta di un social network che ha cambiato il nostro modo di vivere la giornata.
Pensate a quante volte state guardando la tv (altra rivoluzione delle abitudini quotidiane delle persone) e finite con il tirarvi vicino il cellulare e controllare una notifica o addirittura essere voi che per noia andate a fare uno scrolling infinito della sezione Notizie di Facebook.
Ormai questo essere multitasking è diventato parte della nostra quotidianità. Personalmente posso non apprezzare questo trend, ma mi tocca ammettere che è una realtà. E questa realtà è nata con Facebook e si è estesa a macchia d’olio con gli smartphone.
Solo un dato per darvi un’idea: per una percentuale altissima di persone che navigano su internet Facebook è ancora il browser principale di accesso alla connessione. Significa che è la prima pagina che aprono appena accedono a internet e che dalle notizie su Facebook dirigono la loro ricerca. Sulla base degli stimoli proposti dalle notizie sulla loro sezione Notizie.
Dite che questo è poco?

Questo che significa per un business?
Che le abitudini delle persone ci aprono spontaneamente una porta per mostrare loro qualcosa che ci riguarda. Un appiglio, un amo, un piccolo aggancio per solleticare la loro curiosità.

Si va su Facebook per cazzeggiare

Dato quanto scritto sopra questa è una conseguenza logica. Chi userebbe Facebook come primo sito da visitare o chi sbloccherebbe il suo cellulare per scrollare la sua app se non una persona che non ha molto di meglio da fare? (O una persona che cerca di evadere da quello che dovrebbe fare?).
Parliamo di come i social risucchino il nostro tempo, ma perché sono fatti apposta per farlo. Sono diventati mezzi di intrattenimento, che navighiamo senza metterci tanta attenzione.

Questo che significa per il business?
Che le persone che stanno su Facebook hanno le difese abbassate.
Navigano distrattamente, alla ricerca di appigli che catturino la loro attenzione (di cui parlavo sopra) e che noi possiamo intercettare facilmente individuando intelligentemente il nostro target e i suoi bisogni e passioni. Intercettando così una domanda latente.

Facebook ha una grandissima mole di dati

Tutti i mi piace, le pagine che visiti, i commenti che lasci, tutte le attività che fai e le informazioni che condividi sono dati preziosi che Facebook raccoglie.
La cosa più incredibile è che gli utenti forniscono questi dati spontaneamente. Condividere momenti, preferenze, passioni e idee e rimanere in connessione con gli altri è l’idea di base di Facebook. È il motivo per cui le persone sono su Facebook. Tuttavia queste informazioni sono preziosissime se sei un business che vuole promuoversi su questo canale.

Questo che significa per il business?
Una cosa importantissima: ti da la possibilità di arrivare alle persone giuste, con il messaggio giusto e al momento giusto (quando hanno le difese abbassate, come detto prima). In pratica è come se ti permettesse di creare una porticina minuscola che supera la barriera difensiva delle persone e di far passare il tuo messaggio sotto la corazza, dove il terreno è più fertile. Chiamaci poco.

Un piccolo spoiler

Per chi vuole promuovere la propria attività e acquisire visibilità quindi Facebook è ancora un grande strumento per farsi pubblicità e acquisire contatti e interazioni con il proprio pubblico e attrarre dei possibili clienti in target!
Ma cosa serve per avere una strategia vincente e promuoversi nel modo giusto sul grande social blu?
Ne parleremo meglio nel post della settimana prossima, ma ti lascio un piccolo spoiler: target, messaggio e budget.

Il valore delle parole

Il valore delle parole

In questi giorni di fine ottobre, con l’autunno che avanza, mi ritrovo sempre più spesso a casa a leggere e qualche giorno fa mi sono ritrovata a pensare alle parole e a come a volte vogliamo possederle. 

Quando comunichiamo cerchiamo sempre di trovare le parole giuste. Il che va bene, e fin qui tutto ok, ma quando andiamo in cerca della parola più adatta finiscono col venirci in mente parole già sentite, già lette, già usate da altri. Magari altri esperti del nostro settore. E ci scervelliamo per trovare parole più originali, per essere più originali. Per trovare parole nostre, spinti dal bisogno di distinguerci.
Paradossalmente però questa ricerca dell’originalità può allontanarci dalla nostra vera voce e dalla comunicazione semplice e naturale che desideriamo creare. (altro…)

Gli alleati del web marketing

Gli alleati del web marketing

Conoscete i KPI?
Sì? Bene, perfetto! Ci vediamo nel post della settimana prossima! Prometto che scriverò qualcosa di più interessante.
Se invece non li conosci, bene. Lascia che te li presenti.

Cosa sono i KPI

I KPI (key performance indicator) sono gli alleati del marketing.
Come i piccoli aiutanti di Babbo Natale.
Ti indicano l’andamento di un’azione che stai compiendo e puoi considerarli tuoi alleati perché ti segnalano quando le cose stanno andando bene (yuhuu! Continuiamo così!) o quando invece non stiamo raggiungendo l’obiettivo e dobbiamo inventarci qualche cosa per correggere il tiro.
(altro…)

Le 3 identità del brand

Le 3 identità del brand

Quando pensiamo ad un brand come Apple, Barilla o Ferrari la prima cosa che ci viene in mente è un valore: design, famiglia, lusso.
Questo valore viene percepito in questo modo perché l’identità del brand è studiata e pensata attorno a questi valori. Tutta la sua comunicazione si sviluppa e cresce intorno alla sua identità.
Anzi alle sue identità. Quelle con cui il brand si racconta.
Vuoi sapere quali?
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Fatti leggere

Fatti leggere

La comunicazione più efficace è la comunicazione semplice.

Ci fa risparmiare tempo, è immediata e si fa capire subito.
Nessuna rilettura del testo, nessuna incomprensione.
Frasi lisce, che scivolano via con il flusso dei pensieri.
Queste sono in generale le linee guida di una comunicazione semplice.
“Facile!” penserai “Che ci vuole?”.
Mmmh… è davvero così?
Scrivere semplice non vuol dire scrivere con spontaneità.
La semplicità non è spontanea, si tratta piuttosto di scrivere con naturalezza.
Come mi ha insegnato Luisa Carrada.

Non chiamiamola semplicità.
Chiamiamola naturalezza.
Tutto il contrario della spontaneità.
Piuttosto, la bella copia di quanto diremmo parlando.

Luisa Carrada

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Il vero segreto del successo di un blog

Il vero segreto del successo di un blog

Possiamo inventarci una grande campagna marketing, pubblicità ed inserzioni sui social, foto meravigliose, titoli super accattivanti, mille escamotage SEO per riuscire a piazzarci ai primi posti della ricerca, però siamo onesti: non basta.

Perché manca il principe di tutto il processo,
il vero gioiello della corona:
il contenuto.

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