Molti in questi giorni avranno sentito parlare dell’hashtag #metoo, o #quellavoltache in Italia, e che nasce dal tweet di protesta di Alyssa Milano per lo Scandalo Harvey Weinstein. Il produttore televisivo è accusato di aver molestato e violentato diverse attrici hollywoodiane. Ne hanno parlato tg e programmi tv in tutto il mondo.
L’intenzione dell’attrice era portare il tema oltre il caso specifico e denunciare un problema nel sistema televisivo e non solo dove episodi come questi sono “normali”.
Questa denuncia nata su Twitter è arrivata anche su Facebook e Instagram e ha dato inizio ad un’enorme onda di consensi e solidarietà, sia nelle schiere femminili che in quelle maschili.

Ora non voglio concentrarmi su questa questione specifica perché è già stata raccontata ampiamente qui, qui e qui.
Vorrei fare un ragionamento. Su com’è il mondo del lavoro.

Il tema del lavoro è già di per sé controverso.
Ci chiede una grossa fetta della nostra vita (8 ore al giorno, 5 giorni alla settimana, a volte anche di più) e decidiamo di farlo per i motivi più diversi: vocazione personale, desiderio di realizzazione, ma anche sacrificio per la famiglia, desiderio di contribuire al bilancio familiare, voglia di indipendenza.
Finisce col riempirci la vita molto di più rispetto al tempo passato con i nostri cari o i nostri amici.
A ben pensarci, passiamo più tempo con persone che non ci scegliamo (come capi, colleghi, soci) rispetto a chi invece ci prendiamo l’impegno di scegliere per la vita (consorti, figli, parenti, amici).
Per quanto cerchiamo di costruirci la nostra strada lavorativa spesso alla fine non abbiamo veramente il controllo di ciò che troveremo una volta entrati nel mondo del lavoro.
Sembra essere un po’ una fortuna arrivare in un contesto nel quale ci si inserisce bene e si vivono bene le ore di lavoro assieme ai colleghi. Ma se non fosse così?
Che ripercussioni avrebbe sulla nostra vita?
Che ripercussioni avrebbe sulla nostra felicità? E sul rapporto con i nostri cari?
Quindi sì, il tema del lavoro è già di per sé molto controverso.

La mia riflessione sul #metoo non è stata propriamente sul ruolo della donna, quanto su due concetti:
1- sul valore
2- sul potere

Partiamo dal primo: il valore.

Che valore ha il tempo che la donna riserva al lavoro nel mondo lavorativo di oggi?
Che valore hanno i compromessi che la donna accetta oggigiorno per lavorare?
Che valore ha la donna nel mondo del lavoro?
Che valore ha la donna?
E l’uomo?

La mia esperienza mi ha insegnato che il mondo del lavoro è fortemente orientato ad una mentalità maschile. Anche le donne, per “funzionare sul lavoro” si sforzano di essere più uomo, diventando quelle che io chiamo donna-uomo.
So che non tutti gli uomini sono così, ma so anche che sono molto pochi gli uomini educati a rispettare la donna, il suo ruolo, e a prendere le sue difese quando altri uomini si divertono a scherzare e fare battute che vogliono svalutare la donna in quanto tale.

In questo video si è voluto fare un esperimento per far capire come alcuni luoghi comuni, alcune battutine, alcuni modi di dire che si sentono molto spesso non siano affatto divertenti.
Il fatto è che ci raccontiamo tanto di aver raggiunto la parità dei sessi, ma la verità è che ci sono ancora dei zoccoli duri a livello sociale che da molti vengono considerati come “normali” (vi lascio questo video che nella prima parte ci aiuta a riflettere un attimo su cosa è “normale” ).
Il ridacchiare quando una ragazza passa solo perché le stai guardando il culo e vuoi far sapere al tuo amico che anche tu le stai guardando il culo, il farle un commento sulle tette, o domandarle se si è messa in tiro per lui come se una donna si curasse e si mettesse gonna e tacchi solo per “andare a caccia di uomini” e non semplicemente per sentirsi più bella un giorno ogni tanto.
Ci sono molti di questi atteggiamenti che ho visto ripetersi negli anni.
Alcuni neanche da uomini viscidoni, ma da persone che normalmente avrebbero un gran rispetto per la donna, ma perdono questo rispetto nel momento in cui sono in gruppo (in branco) e restano zitti davanti a discorsi di questo tipo, o ridono a battutine viscide come queste.

Lo so, starai pensando “Cara, il mondo è fatto così. Fattene una ragione!”.
Invece non voglio farmene una ragione. Perché non è giusto.
Perché credo che la nostra storia ci abbia insegnato che l’uomo (inteso come umanità) può imparare, si può evolvere. Con una cosa molto semplice e potente: l’abitudine.

L’abitudine è un pilota automatico che gestisce le nostre azioni e anche i nostri pensieri a volte. Essere abituati a pensare in un certo modo ci porterà comportarci in un certo altro modo.
Ma il nostro cervello per fortuna può essere cambiato, riprogrammato, e possiamo educarci a nuove abitudini.
Ecco perché credo tantissimo nelle iniziative di lotta contro la violenza.
Periodicamente ci ricordiamo che uomini e donne hanno lo stesso valore e che la violenza è sbagliata.
È innegabile che nell’ultimo secolo abbiamo raggiunto grandi risultati, ma l’abitudine dobbiamo ancora cambiarla.
Ci vuole tempo. Del resto cos’è un secolo contro i millenni di patriarcato che abbiamo avuto?
E ci vuole costanza. E coraggio.
Non è semplice per una donna vivere in un ambiente lavorativo dove se ti curi per andare al lavoro allora sei una facile, dove se vuoi lavorare devi accettare le avance del collega o del capo, dove tutti i tuoi successi vengono giustificati dicendo “gliel’ha data” o dove quelli che per gli uomini sono complimenti per la donna sono solo momenti di vergogna (senza un vero motivo per sentirsi così), solo perché ci si sente private del proprio valore come persone.

Poi però ho pensato al secondo punto: il potere.

Ovviamente se parlo di valore arriverò a ragionare anche sul potere. Soprattutto in ambito lavorativo.
Il fatto è questo: le molestie, sebbene siano subite soprattutto da donne, non vengono subite solo da donne.

E allora? Abbiamo alzato un polverone contro la violenza e le molestie sulle donne. Com’è che se capita ad un uomo invece va bene? Perché le donne-uomo possono permettersi dall’alto del loro ruolo di potere di allungare le mani e pretendere attenzioni? Perché non è uno scandalo se succede ad un uomo?

No, capiamoci: anche le molestie e la violenza sugli uomini non sono accettabili!
La questione non è che per la donna sollevi un polverone, mentre per l’uomo no. Devono essere condannati entrambi i casi!
Quello che io condanno è la violenza, la molestia, l’abuso di potere, la manipolazione.
E possono avvenire su uomini e su donne, da parte di uomini e donne.

Quindi, ho concluso, la questione è sempre relativa al potere.
Il potere che una persona pensa di avere su un’altra persona.
Il potere di superare un confine da non superare, il potere di violare il rispetto per qualcuno, il potere di toglierle valore, di sfruttare dei suoi momenti di debolezza solo per ottenere ciò che si vuole. Il potere di alzare le mani su qualcuno e mettere l’altra persona nelle condizioni di subire un’ingiustizia.

La molestia e la violenza quindi non hanno sesso.
Si tratta di un gioco di potere. Un potere che si vuole avere sull’altro, ingiustamente.

Ciò che possiamo fare per offrire una soluzione a questo problema è continuare a ricordare la lotta contro la violenza, che sia sulle donne, che sia sugli uomini, che sia al bullismo, che sia al cyberbullismo!
Possiamo farlo insegnando il rispetto, difendendo i nostri confini personali, restando fermamente nelle nostre scarpe e mostrandoci esattamente per quello che siamo, senza prestarci a “giochi di potere” assecondando il branco o comportandoci come ci fa più comodo, dicendo “no” quando è no e “sì” quando è “sì”.

Si tratta di ri-educarci ed educare le nuove generazioni a cambiare le loro abitudini, a sfatare dei luoghi comuni e a ragionare con la propria testa, comprendendo la responsabilità delle azioni che facciamo.

E facciamo tutto questo a testa alta.
Perché non c’è nulla che non vada in noi.
Essere autentici significa anche difendere il nostro valore ed il nostro potere.

Spero con queste parole di aver fatto capire quanto è importante sostenere campagne e azioni volte a denunciare un problema e a ricordare a tutti noi che le nostre azioni sono fatte anche dai nostri silenzi.

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